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Scultura e fotografia: opere di Erminio Tansini
Dal 27 agosto al 19 settembre 2021

Le modalità con cui Erminio Tansini si procura e lavora la materia prima per le proprie sculture lignee fa sì che le sue opere includano talvolta elementi di origine non vegetale.

Rinvenuto sui greti dei torrenti o lungo i litorali e conservato quanto più possibile nella propria naturalità, questo legno riflette nel proprio aspetto la vita delle piante madri e porta i segni delle loro vicende postume.

Accade di rintracciarvi ciottoli e altri frammenti lapidei appartenuti ai terreni in cui gli alberi sono nati e cresciuti. Sono inglobati inestricabilmente nell’avviluppo delle radici: a tal punto da aver seguito la sorte delle piante stesse quando queste ultime sono state travolte dalle frane e dalle ondate di piena.

Le rocce provengono per la quasi totalità dal’Appennino settentrionale: principalmente, sono di origine sedimentaria (arenarie, calcari); talvolta, sono frammenti ofiolitici o metamorfici (ardesie, marmi). Ghiaia e sabbia, invece, rimangono conficcate nel legno a seguito di violente collisioni con scogli e fondali, durante le mareggiate e le alluvioni.

All’intervento umano sono da attribuire i residui di viti, chiodi e cardini: in generale, conficcati nella materia lignea quando l’albero era ancora in vita. Al contrario, segmenti di lenze di nylon testimoniano battute di pesca effettuate quando i tronchi erano già alla deriva lungo i corsi d’acqua o nel mare.

Inoltre, se rimasti a lungo nell’ambiente subtidale o intertidale, i legni possono presentare tracce di colonizzazione operata da organismi come serpulidi, balani e teredinidi.

Erminio Tansini cerca di conservare nelle proprie opere scultoree i segni di queste vicende: così, rimarca il loro valore come testimonianza di rigenerazione, tema guida della stessa arte tansiniana.

© «In arce»: tutti i diritti riservati – Pubblicato il 16 agosto 2021 – Aggiornato al 16 agosto 2021