Monterosso nel XV secolo


Storia del Medioevo e del Rinascimento
Dal 24 giugno al 6 novembre 2022
A cura di Davide Tansini
“Monterosso nel XV secolo”. A cura di Davide Tansini

Tra la fine del XIII e la prima metà del XIV secolo la Repubblica di Genova raggiunge una notevole potenza navale ed economica.

La presenza della Dominante è molto consistente nel Mediterraneo centro-orientale e, soprattutto, nel mar Nero. I suoi empori e le sue strutture di supporto al commercio si diramano fra Marocco (Safi, Salé, Tangeri), Andalusia (Gibilterra, Malaga), Portogallo (Lisbona, Porto), Poitou (La Rochelle), Inghilterra (Southampton) e Fiandre (Bruges).

Le mercature di Genova si avvalgono infatti di un complesso sistema di scali marittimi, roccheforti, protettorati, fondachi, legazioni, agenti, maone e colonie, concentrate soprattutto lungo il mar Egeo (Chio, Lemno, Lesbo, Samo, Scio, Taso) e il mar Nero, che alcuni arrivano a chiamare ironicamente il «lago genovese».

Attorno all’antico Ponto Eusino le basi sono situate nella Bessarabia (Moncastro/Bilhorod-Dnistrovs’kyj) e nella Gazaria/Crimea (Caffa/Feodosia, Chersoneso/Sebastopoli, Soldaia/Sudak, Vosporo/Kerč’).

Inoltre, a Costantinopoli/Istanbul il quartiere di Pera (l’odierno Galata/Beyoğlu) è una colonia della Superba.

La Repubblica controlla direttamente la Corsica e, dalla fine del Duecento, vaste zone della Sardegna settentrionale, sottratte alla rivale Pisa.

Lo sviluppo commerciale porta alla ribalta della scena politica genovese alcune famiglie arricchitesi con il commercio: gli Adorno, i Fregoso, i Guarco e i Montaldo.

Appartenenti alla borghesia mercantile e appoggiate dai partiti dei populares, sono chiamate nel complesso cappellazzi (capellacii in latino), in antitesi alle quattuor gentes che rappresentano l’antica aristocrazia feudale della Compagna Communis: i Doria, gli Spinola (tradizionalmente ghibellini), i Fieschi e i Grimaldi (di parte guelfa).

Inizialmente escluse dalla vita politica, negli anni ’30 del Trecento le fazioni cappellazze rovesciano il potere delle stirpi nobiliari. Le espellono dalla città e impongono l’elezione del primo doge (duxe o dux) della Repubblica: Simone Boccanegra, proclamato nel 1339.

L’estromissione dei nobiles non è però totale: molti loro esponenti riescono a mantenere ruoli chiave nella gestione delle castellanie, delle podesterie e dei comandi della flotta, anche per la carenza di personaggi adatti a ricoprire tali incarichi tra le fila dei populares.

La congiuntura spinge i vari rami dei casati feudali a rafforzare le loro posizioni acquisendo terre e roccheforti nell’area ligure: soprattutto, sui rilievi dell’entroterra, per garantirsi agibilità politica e potere d’azione.

Discendenti dei conti di Lavagna, i Fieschi si concentrano sul Levante. Il cuore storico dei loro domini risiede nella val Fontanabuona ma possono contare anche su altri secolari capisaldi, localizzati nelle alte valli dello Scrivia (Savignone), della Trebbia (Torriglia) e del Vara (Varese Ligure).

Conquistando o comprando i possedimenti dell’Appennino settentrionale, i nobili genovesi entrano in conflitto o rinnovano ataviche dispute con feudatari di ancor più antico radicamento. In particolare con i Malaspina, che detengono feudi vasti ma in via di frammentazione, distribuiti nella Lunigiana e nelle odierne Quattro Province (tra Alessandria, Genova, Pavia e Piacenza).

Altre controparti sono le signorie lombarde e piemontesi che nel XIV secolo stanno ingrandendo i loro domini verso l’Appennino ligure, a discapito dei comuni e dei potentati locali: i Visconti a Milano, i Paleologi nel Monferrato e i Savoia nel Piemonte occidentale.

I domini più grossi hanno buon gioco a inserirsi nei conflitti genovesi per avvantaggiarsene, contando anche sul fatto che le stesse famiglie cappellazze iniziano a sottrarre ai nobiles posizioni di predominio nel Levante e nel Ponente ligure. Le riconquistano o le occupano preventivamente: in nome della Repubblica o, sempre più spesso, per conto proprio, costituendo a loro volta piccole signorie.

Le contese indeboliscono le forze della Superba, che a partire dalla metà del XIV secolo deve affrontare una crisi crescente della propria potenza navale e commerciale, da cui tutti i partiti genovesi traggono la loro forza vitale.

Nel Mediterraneo centrale va affermandosi il casato spagnolo degli Aragona. In precedenza, la Dominante ha sottoscritto accordi commerciali con la dinastia iberica ma l’espansione di quest’ultima finisce per sottrarre i territori sardi all’influenza genovese.

Inoltre, avvantaggia i mercanti della Catalogna: sono tradizionali rivali della Superba nonché sudditi della corona aragonese, che proprio fra XIII e XIV secolo promuove un consistente sviluppo della città portuale di Barcellona.

L’espansione dell’Impero Ottomano in Anatolia e nella penisola balcanica si accompagna all’inarrestabile declino dell’Impero Romano d’Oriente. Tale combinazione riduce gli spazi operativi dei mercanti genovesi lungo le rotte verso est, costantemente minacciati da un’altra tradizionale avversaria di Genova: la Repubblica di Venezia.

La peste nera del 1346-1453 trova un formidabile veicolo per diffondersi dall’Asia in Europa e nell’Africa settentrionale proprio attraverso la rete commerciale della Dominante, a partire dalla colonia genovese di Caffa.

La pandemia provoca verosimilmente 200 milioni di vittime (venti nel solo continente europeo, dove falcidia circa un terzo della popolazione), con un impatto economico devastante anche per la Repubblica di Genova.

Debilitato finanziariamente, minacciato da un’alleanza tra il Regno d’Aragona e la Repubblica di Venezia, preda di rivolte e movimenti autonomistici a Savona e in Corsica, lo stato ligure fa atto di dedizione alla signoria viscontea: potenza militare della Valpadana centrale i cui territori lombardi hanno meno risentito del contagio.

L’arcivescovo di Milano Giovanni Visconti è proclamato Ianuae dominus. L’anno seguente, alla morte del prelato, il titolo passa ai nipoti Matteo II, Bernabò e Galeazzo II (figli di una genovese di casa Doria, Valentina).

Nel 1355 Bernabò e Galeazzo rimangono i soli dominatori della Superba: Matteo muore quello stesso anno, fatto presumibilmente avvelenare dai fratelli.

© Davide Tansini: tutti i diritti riservati – Pubblicato il 24 giugno 2022 – Aggiornato al 10 luglio 2022