Monterosso nel XV secolo


Storia del Medioevo e del Rinascimento
Dal 24 giugno al 6 novembre 2022
A cura di Davide Tansini
“Monterosso nel XV secolo”. A cura di Davide Tansini

Il castello di Monterosso sorge a meno di un centinaio di metri dal mare, nei pressi del convento dei Cappuccini: sul colle di San Cristoforo, che divide il borgo antico dal quartiere di Fegina.

Documentata per la prima volta fra il quinto e il sesto decennio del XIII secolo, la struttura è edificata in pietra locale ed è suddivisa in diversi settori che risalgono verso la sommità del colle dalla valle del torrente Buranco.

Il nucleo della struttura (più elevato e meglio conservato) si allunga per una cinquantina di metri in direzione dell’odierna torre Aurora disegnando un perimetro irregolare, alla cui estremità sono presenti due torri (quella a sud-est è la principale).

È fornito di due ingressi: uno sul fronte nord, sormontato da una bertresca (è tuttora accessibile); un altro, invece, è situato sul lato sud-est, a fianco della torre maestra (ancor oggi è aperto ma non più praticabile).

Meno conservata e riconoscibile è la seconda cinta, costruita per racchiudere la prima verso nord-est (un tempo estesa per un centinaio di metri da capo a capo ma oggi per la maggior parte distrutta o radicalmente modificata).

Un suo antico ingresso (oggi chiuso) è conservato a sud-est, all’estremità di un avancorpo murario (un barbacane o un rivellino).

A raccordare la seconda linea difensiva con la terza (quella più ampia e più bassa, digradante verso il torrente Buranco lungo la costa della collina) provvede una torre. Passante e in origine scudata (fornita di accesso e aperta verso l’interno), la costruzione è organizzata su più livelli: la parte superiore consente di controllare l’accesso (alla sommità sono visibili i resti di una bertresca).

Già nella seconda metà del XVIII secolo questa cinta è parzialmente rovinata e oggi è conservata per alcune decine di metri verso nord (in direzione del Buranco) e a sud-est (vicino al convento dei Cappuccini, dov’è situata una torre a pianta circolare).

Dalla zona del castello si diramano diversi sentieri che nel passato raccordano il centro abitato con due insediamenti posti nella parte occidentale del territorio monterossino: Fegina (da lì la strada prosegue verso il promontorio del Mesco) e Merlara (la via conduce anche all’odierna colla di Gritta e alla valle di Levanto).

Affidato alla custodia della stessa comunità monterossina (che nel Seicento utilizza la torre maestra come deposito per il proprio archivio), nel XV secolo il castello non risulta presidiato da guarnigioni stipendiate dalla Repubblica di Genova o dai governi visconteo e sforzesco, come invece avviene per i capisaldi della Spezia, di Levanto e di Porto Venere.

Gli elementi architettonici indicano che gli ultimi interventi per migliorare la funzionalità difensiva del castello siano stati eseguiti entro il Settecento.

La struttura è utilizzata in seguito come cimitero, occupando gli spazi racchiusi nella prima e nella seconda cinta. La progressiva espansione delle aree destinate alle sepolture ha notevolmente alterato l’aspetto del fortilizio e obliterato l’organizzazione degli spazi e delle volumetrie interne.

© Davide Tansini: tutti i diritti riservati – Pubblicato il 24 giugno 2022 – Aggiornato al 10 luglio 2022