Monterosso nel XV secolo


Storia del Medioevo e del Rinascimento
Dal 24 giugno al 6 novembre 2022
A cura di Davide Tansini
“Monterosso nel XV secolo”. A cura di Davide Tansini

I Fieschi sono fra le maggiori famiglie nobiliari della Liguria tardomedievale e rinascimentale.

Discendono dai conti di Lavagna e il centro del loro potere è localizzato nella val Fontanabuona. Da lì, fra XII e XIII secolo, si espandono su varie zone del Levante ligure e la loro influenza raggiunge anche Monterosso e le Cinque Terre.

Gli odierni territori di Calice al Cornoviglio, Cogorno, Crocefieschi, Grondona, Lavagna, Montoggio, Savignone, Torriglia e Varese Ligure sono i riferimenti geografici dei principali rami del casato, il cui potere economico risiede nel commercio (terrestre e marittimo), nella tratta delle lane, nei possedimenti fondiari e nei dazi riscossi lungo le strade dell’Appennino.

Nessun membro di casa Fieschi consegue il dogato di Genova ma la famiglia, di tradizione guelfa, è molto legata alla curia romana.

Fra i suoi esponenti si contano due pontefici (Innocenzo IV e Adriano V), decine di cardinali e di protonotari apostolici, quattro arcivescovi genovesi e quasi tutti i vescovi che per quasi un secolo, fra Trecento e Quattrocento, reggono la cattedra di Vercelli.

Nel XV secolo i feudi della consorteria fliscana, oltre che in Liguria, si estendono nel basso Piemonte, nell’Emilia occidentale, nell’estremo nord della Toscana e nell’Oltrepò pavese, arrivando per un breve periodo anche a Castiglione d’Adda, nel Lodigiano.

Agli inizi del Quattrocento il casato è in grado di armare nelle proprie terre circa 4.000 uomini.

Fra il 1404 e il 1431 i cugini Antonio e Luca Fieschi, seguiti poi dai rispettivi figli Gian Luigi e Antonio, sono a capo di una signoria insediata fra le alte valli della Magra, del Taro e della Parma.

Gestito in condominio fra i due rami familiari, il potentato si estende fra gli odierni territori di Borgo Val di Taro, Corniglio, Pontremoli, Tizzano Val Parma e Zeri: controlla così i principali itinerari appenninici attorno alla via Francigena.

Gian Luigi elegge Pontremoli a sede della propria corte, mantenendo rapporti diplomatici con la Repubblica di Genova, con il Ducato di Milano, con i feudatari Landi, Rossi e Malaspina.

Anche per sorvegliare la signoria fliscana, negli anni ’20 del XV secolo lo stato visconteo presidia con proprie guarnigioni i castelli di Belforte e di Berceto, nell’alta Valtaro.

I domini fliscani si espandono e si contraggono in base alle vicende politiche che coinvolgono l’area ligure e alle fortune personali degli esponenti del casato.

Nel 1454 il figlio di Gian Luigi, Gian Filippo, accetta un arbitrato promosso dal duca milanese Francesco Sforza. Negoziato tramite la Santa Sede, l’accordo intende porre fine a una serie di conflitti che oppongono la famiglia Fieschi ai Fregoso e alla Repubblica di Genova.

A Gian Filippo sono confermati i numerosi feudi tra Alessandria, Genova, La Spezia, Parma e Pavia: Borgotaro, Calice, Grondona, Madrignano, Montoggio, Torriglia, Varese e Varzi. Inoltre, ottiene la nomina a capitano generale della Riviera di Levante, il controllo della podesteria di Levanto e il diritto di scegliere gli ufficiali Monterosso, Portofino, Rapallo e Recco.

Nel 1467 i Fieschi sono travolti da una campagna militare ordinata dal duca di Milano Galeazzo Maria Sforza, che strappa loro i feudi liguri.

Il casato riesce a recuperare terreno fra gli anni ’70 e ’90 del XV secolo, grazie all’azione del protonotario apostolico Ibleto Fieschi e all’appoggio della Corona francese.

Il fallimento di una congiura contro l’ammiraglio Andrea Doria ordita da Gian Luigi Fieschi nel 1547 porta alla confisca delle terre fliscane e all’estromissione della famiglia dal cuore della politica genovese.

© Davide Tansini: tutti i diritti riservati – Pubblicato il 24 giugno 2022 – Aggiornato al 10 luglio 2022