Monterosso nel XV secolo


Storia del Medioevo e del Rinascimento
Dal 24 giugno al 6 novembre 2022
A cura di Davide Tansini
“Monterosso nel XV secolo”. A cura di Davide Tansini

Nato a Tours nel 1364, Jean (o Jehan, in francese antico) è uno dei figli del maresciallo di Francia Jean I Le Meingre, detto Boucicault (o Boucicaut).

Dal genitore eredita nome, cognome, soprannome e una posizione sociale tale da consentirgli di essere cresciuto con l’erede al trono francese Carlo di Valois (di cui rimane amico per tutta la vita), in onore ai servigi resi dal padre alla Corona transalpina.

Il giovane Jean forma la propria istruzione militare al seguito del duca Luigi II di Borbone e del capitano Bertrand du Guesclin. È documentata la sua partecipazione attiva a un’azione militare nel 1380, durante l’assedio di Montguyon.

Con l’ascesa al trono di Carlo di Valois (divenuto Carlo VI di Francia), entra a far parte della guardia personale del sovrano ed è nominato cavaliere dal duca di Borbone.

Nel 1388 forma con Regnault (o Renaud) de Roye una compagnia di ventura e si avvia a Costantinopoli. Da lì raggiunge la Siria, dove si offre per aiutare e confortare il conte di Eu Filippo d’Artois, caduto prigioniero degli ottomani e detenuto a Damasco in attesa del riscatto per la liberazione.

Tornato in Francia e divenuto fiduciario di Carlo VI, nel 1390 Jean Le Meingre parte con trecento uomini d’arme in appoggio allo stato monastico dei Cavalieri Teutonici, impegnato nell’Europa orientale contro i regni di Russia, Polonia e Lituania.

Il giorno di Natale del 1391 è investito maresciallo di Francia nella natia Tours: la più alta carica militare del regno dopo quella di connestabile.

Due anni più tardi sposa Antonietta di Turenne: la dote della moglie include le ricche contee di Alès e Beaufort.

Carlo VI gli affida nel 1394 un delicato incarico nella città papale di Avignone: incontrare l’antipapa Benedetto XIII (eletto dal clero francese in opposizione all’italiano Bonifacio IX) per indurlo alle dimissioni e cercare così di ricomporre lo Scisma d’Occidente in modo pacifico.

L’azione diplomatica non ha successo. Benedetto XIII (che pure ha promesso di lasciare il soglio pontificio) si oppone fortemente alla volontà del re e, anzi, ordina di arrestare i cardinali a lui contrari. Jean Le Meigre fa allora occupare Avignone e imprigionare lo stesso antipapa.

Nel 1396 accompagna il conte di Nevers Giovanni di Borgogna nella Crociata di Nicopoli, per sostenere insieme a truppe inglesi, valacche e imperiali il Regno d’Ungheria contro l’Impero Ottomano.

Il corpo di spedizione è distrutto nella battaglia attorno alla città bulgara: quasi tutti i combattenti cristiani sono uccisi in combattimento o fatti trucidare per ordine del sultano Bayezid I.

Il duca e il maresciallo cadono prigionieri degli avversari e sono fra i pochi a sopravvivere, in virtù del loro rango e della possibilità di riscatto. Quello di Jean è pagato dal governatore bizantino di Mitilene Francesco Gattilusio (cugino dell’imperatore Manuele II Paleologo e discendente di genovesi).

Al maresciallato di Francia gli succede il signore di Rieux Jean II de Rochefort, nominato nel 1397.

Jean Le Meingre ritorna nella madrepatria, dove comanda una spedizione militare in Guienna. Nel 1399 riparte insieme a Giovanni di Borgogna alla volta dell’Europa orientale per contrastare le truppe del sultano impegnate nell’assedio di Costantinopoli.

L’azione ha successo: gli assalitori ottomani sono costretti a abbandonare la capitale imperiale e a ritirarsi per decine di chilometri nell’entroterra. I suoi meriti nella campagna militare fruttano a Jean Le Meigre il titolo di gran connestabile, concesso da Manuele II.

Dopo la vittoria sulle rive del Bosforo Carlo VI nomina il suo amico e fiduciario governatore di Genova, che nel 1396 si è posta sotto la signoria del re Valois ma che nel 1401 è al centro di una sollevazione antifrancese guidata da Battista Boccanegra, figlio del primo doge Simone.

Jean Le Meingre raggiunge il capoluogo ligure nell’ottobre dello stesso anno e, sbaragliati gli insorti, vi ristabilisce la sovranità di Carlo. Battista Boccanegra è catturato, processato e condannato a morte.

L’azione del governatore verso la Compagna Communis e le terre liguri è energica e risoluta. Impone il disarmo della popolazione genovese (comminando la pena di morte ai portatori di lame), ordina la costruzione di nuove galee, abolisce le confraternite (ritenute possibili covi di sediziosi), rafforza la sorveglianza lungo le strade e nei luoghi dove con maggior frequenza avvengono risse e tumulti.

Jean Le Meingre profonde un grande impegno per riordinare, coordinare e unificare il corpus legislativo della Superba e delle comunità soggette o federate.

Risale al suo governatorato la raccolta, la trascrizione, la modifica o la conferma degli statuti di varie località liguri: oltre a Genova (1403-1406) compaiono Savona (probabilmente nel 1404), Porto Maurizio (ora parte di Imperia, 1405), Nicola (1406), Corvara (1407), La Spezia (1407), Castelnuovo (oggi Castelnuovo Magra, 1408), Quiliano (1408) e Sarzanello (1408).

La stessa cosa avviene per Monterosso. La versione più antica dei Capitula seu statuta pervenuta fino a oggi è approvata nel marzo 1409 e in apertura menziona espressamente l’«illustrissimus princeps et dominus dominus Iohannis Lemengre, gubernator Genuensium pro christianissimo et domino domino nostro Francorum rege».

Durante il suo mandato è fondata anche la Casa delle Compere e dei Banchi di San Giorgio (nota come Banco di San Giorgio), per accorpare e gestire unitariamente tutte le comperae concesse dai privati allo stato dietro garanzia di cespiti quali dazi e gabelle: una forma di debito pubblico che dopo la guerra di Chioggia ha portato le finanze della Repubblica al dissesto.

Appannaggio dall’élite mercantile di Genova, il Banco di San Giorgio si trasforma in pochi anni nell’alter ego finanziario ed erariale (oltre che politico) della Repubblica, arrivando nel corso del XV secolo a gestire in proprio territori e presidi importanti come la maona di Cipro con Famagosta (ceduta dal re Giovanni II di Lusignano), le colonie della Gazaria, la Corsica, Lerici e Sarzana.

Una spedizione navale che Jean Le Meingre conduce nel 1403 verso gli odierni territori delle Turchia e del Libano porta a una guerra contro la Repubblica di Venezia e a temporanei dissapori del governatore con la corte francese.

Più problematico si rivela invece per l’ex maresciallo gestire la situazione di Pisa, che dal 1402 al 1404 è dominio di Gabriele Maria Visconti, figlio illegittimo del duca di Milano Gian Galeazzo. A causa della sollevazione della città, Gabriele la cede con Livorno al re di Francia, che a sua volta rivende i due centri alla Repubblica di Firenze.

La manovra non è accettata dai Pisani, che si ribellano allo stato gigliato rinfocolando l’instabilità della regione.

Non è gradita neppure ai genovesi, che vedono nell’acquisizione fiorentina di Pisa e del suo porto una minaccia ai commerci della Superba, senza contare che dalla transazione Boucicault incassa a titolo personale 120.000 fiorini d’oro (oggi sarebbero molte decine di milioni di euro).

Il malcontento contro la presenza francese nel nord Italia cresce e si coagula con i conflitti in atto tra gli altri domini: come quello che oppone il duca di Milano Giovanni Maria Visconti (figlio di Gian Galeazzo) a suo fratello Filippo Maria, al condottiero Facino (o Bonifacino) Cane, a diversi fuoriusciti liguri e al marchese del Monferrato Teodoro II Paleologo.

Minacciato dalla coalizione a lui avversa, il sovrano milanese tenta di porsi tramite Boucicault sotto la protezione il re di Francia nell’estate 1409. Il governatore parte così per il capoluogo lombardo con il grosso delle proprie truppe e occupa la città alla fine di agosto.

Approfittando della sua assenza, Genova si ribella e accoglie le truppe monferrine e dei banditi genovesi. Appresa la notizia, Jean Le Meingre lascia Milano e tenta di recuperare il dominio ligure.

Nonostante mantenga il controllo di alcune roccheforti come Falcinello, Lerici, Porto Venere e Sarzanello, Boucicault non ha forze sufficienti per fronteggiare gli avversari. Perciò, si acquartiera nella Valpadana attendendo fino al 1411 che l’arrivo di rinforzi dalla Francia e l’evolversi degli eventi creino le condizioni per riprendere il controllo della Superba.

Pressato dalle continue diserzioni dei propri soldati e dalla mancanza di concreti aiuti dagli alleati e dal proprio sovrano, Boucicault tenta alla fine di assaltare Genova ma le sue truppe sono respinte.

L’ormai ex governatore è costretto a ritornare quello stesso anno in patria, dove è delegato al governo della Guienna e della Linguadoca.

Nel 1415, sotto il comando del connestabile di Francia Carlo I d’Albret, partecipa alla battaglia di Azincourt contro le truppe del re d’Inghilterra Enrico V di Lancaster.

Lo scontro è disastroso per l’armata francese, che finisce quasi completamente distrutta. Come diciannove anni prima a Nicopoli, Boucicault scampa alla strage dei propri connazionali. Preso prigioniero, è tradotto a Londra.

Nella capitale inglese Jean II Le Meingre muore sei anni più tardi. Il corpo dell’ex maresciallo di Francia è traslato nella basilica di San Martino a Tours. Il suo sepolcro rimane visibile fino alla demolizione della chiesa, avvenuta nel 1797.

© Davide Tansini: tutti i diritti riservati – Pubblicato il 24 giugno 2022 – Aggiornato al 10 luglio 2022