Monterosso nel XV secolo


Storia del Medioevo e del Rinascimento
Dal 24 giugno al 6 novembre 2022
A cura di Davide Tansini
“Monterosso nel XV secolo”. A cura di Davide Tansini

Il senso dell’appartenenza e il riconoscimento dei propri membri è un elemento fondamentale per qualsiasi comunità di ogni luogo e tempo.

Che si tratti di tribù, città, corporazioni, clan malavitosi, gilde o famiglie, il meccanismo di fondo che le regola non cambia: c’è l’appartenenza e la non appartenenza, c’è un dentro e un fuori.

Per definizione, chi è estraneo non può godere dei medesimi diritti e privilegi dei membri, al di là delle gerarchie e dei rapporti di forza che inevitabilmente s’instaurano all’interno delle comunità.

Sono parte di tutto ciò anche le communitates medievali e rinascimentali: «piccole patrie» su cui si basa il popolamento del territorio, anche a livello giuridico.

In questi ambiti il concetto di straniero è ben presente e codificato negli statuti che regolano i vari aspetti della vita: nel caso di Monterosso, i Capitula seu statuta approvati nel 1409.

Può essere il mercante che ha interessi in loco, l’immigrato in cerca di lavoro, il miliziano di un presidio, il rifugiato per ragioni politiche o anche la persona di servizio presso qualche famiglia: di norma, al forestiero è riservato un trattamento fiscale svantaggioso e una tutela giuridica sensibilmente inferiore a quella prevista per gli elementi autoctoni (salvo che l’interessato riesca riequilibrare le proprie sorti con la forza del denaro, del rango o del legame con qualche consorteria politica).

In molti casi il forte richiamo sul senso di appartenenza a una comunità (e sui suoi benefici, in primo luogo economici e giuridici) va di pari passo con l’interesse che i feudatari e i signori de iure o de facto (nonché le stesse communitates) hanno nel tenere i propri individui legati al territorio di nascita.

Tranne specifiche situazioni (come la fondazione di colonie), l’emigrazione è scoraggiata il più possibile, perché significa impoverire di risorse umane i propri territori, addirittura con il rischio di arricchire quelli altrui (appartenenti ad avversari o a rivali).

In epoche recenti l’attaccamento a queste «piccole patrie» tende generalmente a rarefarsi, riducendo la bellicosità che fra Medioevo ed Età Moderna porta a vere e proprie guerre tra borghi (accade in Lunigiana nel 1450, quando gli abitanti di Ameglia, Carrara, Castelnuovo, Falcinello, Fosdinovo, Giucano, Lerici, Massa, Nicola e Ortonovo scendono in armi contro quelli di Sarzana).

Monterosso è invece fra i luoghi dove l’appartenenza alla comunità è ancora sentita con fierezza, favorita in questo dalla particolare situazione orografica del territorio.

Decisamente viva e sanguigna è la rappresentazione di questo sentimento fornita dai Capitula del 1409.

Precisamente nella 13ª rubrica, ove si impone il divieto di vendere o cedere terreni, abitazioni e altri immobili ai non monterossini.

Nel preambolo il testo mette in guardia dal concedere questi beni a stranieri «quorum ossa parentium circa menia Montisrubei fundanda et errigenda, non sudaverunt» («le ossa dei cui genitori non sudarono attorno alle mura di Monterosso per fondarle ed erigerle»).

Il testo ricorre a una sineddoche di gusto letterario (le ossa al posto delle persone cui appartengono) per poi virare sul più prosaico sudore.

La curiosa scena di scheletri imperlati che lavorano come muratori e manovali potrebbe ricordare un film di Tim Burton. A parte il celebre regista statunitense, la frase proviene con tutta probabilità dalla rielaborazione di scritti precedenti (forse, statuti di altre comunità), sottoposta a correzioni e modifiche prima di giungere alla forma oggi conservata.

Comunque sia, l’immagine delle ossa e del sudore colpisce l’attenzione: in primo luogo quella degli estensori dei Capitula approvati nel 1409, che decidono di inserirla o di mantenerla.

È forte, rudemente viva e carnale: richiama sia il legame del sangue sia la durezza della fatica e del lavoro, che nel corso dei secoli hanno plasmato Monterosso, il suo territorio e la sua comunità.

© Davide Tansini: tutti i diritti riservati – Pubblicato il 24 giugno 2022 – Aggiornato al 10 luglio 2022