Monterosso nel XV secolo


Storia del Medioevo e del Rinascimento
Dal 24 giugno al 6 novembre 2022
A cura di Davide Tansini
“Monterosso nel XV secolo”. A cura di Davide Tansini

I Capitula seu statuta approvati nel 1409 definiscono lo spazio su cui la Communitas Montis Rubei può esercitare la propria autorità.

Nel corso dei secoli successivi i confini di Monterosso non si modificano in modo radicale e si orientano su quelli dell’odierno territorio comunale, che occupa poco più di dieci chilometri quadrati.

Il tratto costiero corre «a capite Almeschi intra usque ad aquam Aquapixole»: cioè, dal promontorio del Mesco (a ovest, verso Levanto) fino al rio Acquapesola (a sud-est, verrso Vernazza).

L’«ecclesia sancti Antonii de Almesco» (l’odierno eremo di Sant’Antonio al Mesco, oggi diroccato) segna la linea di confine che prosegue «sequendo monumina montium et stratam publicam prope dictas summitates montium et medium miliare» («seguendo le sommità dei monti e la strada pubblica lungo la stessa sommità dei monti e a metà della pietra miliare»).

La «strata publica» è probabilmente un antico itinerario terrestre (oggi in parte abbandonato od obliterato) che collega Genova alla Lunigiana passando per il passo del Bracco e il territorio di Framura: aggira a nord-est la valle di Levanto e a sud-ovest quelle laterali del Vara, sovrasta le Cinque Terre costeggiando il crinale e raggiunge il golfo della Spezia passando per Carpena (sino al 1371 sede di una podesteria e distrutta nel 1411, poco dopo l’approvazione dei Capitula monterossini).

Gran parte dei riferimenti è legata proprio ai «montes»: la linea spartiacque che separa il versante costiero da quello varese.

Per la Monterosso tardomedievale e rinascimentale è un imprescindibile confine identitario: non è solo un orizzonte visivo ma una concreta definizione fra ciò che è dentro e fuori della comunità.

Una notevole eccezione è rappresentata da un lembo di terra «ultra montes» ampio circa tre chilometri quadrati che, pur collocato a nord-est del crinale, ricade nella giurisdizione monterossina.

Questa zona inizia «a monte qui est et iacet supra ecclesiam Sancte Marie de Suiverio» («dal monte che è e si trova sopra la chiesa di Santa Maria di Soviore») e comprende nel XV secolo Martinascha (nella zona del monte Martinasca) e di Alberetum (oggi rintracciabile nell’insediamento sparso di Monte Albereto).

L’area prossima all’odierna località pignonese di Puin è preziosa per la Monterosso quattrocentesca: presenta un clima sensibilmente diverso che permette forme di coltivazione altrimenti impraticabili nella fascia costiera (come la fienicoltura e la silvicoltura legata al cerro e al castagno), aumentando la diversificazione delle risorse disponibili per la comunità.

Basandosi probabilmente su tradizioni e concetti giuridici precedenti, il testo dei Capitula distingue il territorio monterossino dal suo districtus, che comprende anche la iurisdictio di Martinascha e di Alberetum.

Non a caso l’autorità monterossina su questo settore è ribadita con precisione maggiore rispetto ad altre zone: i diritti sui pascoli e sulla raccolta della legna e dei frutti sono motivi alla base di ataviche liti e dispute che periodicamente vedono scontrarsi le comunità limitrofe.

Una causa tra Monterosso e Pignone riguardante proprio la zona di Martinascha e di Alberetum è documentata nella seconda metà del Quattrocento: riaccesa a più riprese, si trascina per quasi 240 anni, fino al XVIII secolo.

© Davide Tansini: tutti i diritti riservati – Pubblicato il 24 giugno 2022 – Aggiornato al 10 luglio 2022