Monterosso nel XV secolo


Storia del Medioevo e del Rinascimento
Dal 24 giugno al 6 novembre 2022
A cura di Davide Tansini
“Monterosso nel XV secolo”. A cura di Davide Tansini

La sollevazione che nel settembre 1409 porta alla cacciata delle forze francesi da Genova è supportata da una coalizione militare che fa capo al marchese del Monferrato Teodoro II Paleologo.

Pur coronata dal successo, la rivolta non restituisce autonomia alla Superba. Anzi, alcune importanti roccheforti del Levante quali Falcinello, Lerici, Porto Venere e Sarzanello rimangono sotto la custodia di guarnigioni francesi.

Intenzionato a sfruttare l’occasione per controllare una storica rivale dei propri domini monferrini (nonché uno dei più importanti scali commerciali del Mediterraneo), Teodoro si fa proclamare capitano della Repubblica.

L’alleanza di cui il marchese fa parte include anche le forze del condottiero Facino (o Bonifacino) Cane, originario di Casale Monferrato.

Quest’ultimo riesce a intromettersi nei contrasti che oppongo il duca milanese Giovanni Maria Visconti al fratello minore Filippo Maria. Giostrando abilmente, arriva a minacciare il sovrano lombardo nella sua stessa Milano e a tenere sotto scacco Filippo Maria a Pavia.

Tutto ciò lo porta a diventare temporaneamente arbitro della politica lombarda. Tale situazione rafforza anche la posizione del marchese Paleologo e lo avvantaggia nel suo dominio su Genova.

I suoi oppositori liguri (appartenenti soprattutto alla fazione cappellazza) trovano terreno poco fertile per le loro azioni: sono spesso in esilio e, comunque, non sono ben visti dalla popolazione a causa del sostegno fornito al precedente governo francese.

I casati della nobiltà feudale, invece, recuperano posizioni. I Fieschi, per esempio, rafforzano i loro domini nel Levante ligure.

Una loro signoria appenninica facente capo a Pontremoli e a Borgotaro si è costituita nel 1405. Destinata a durare fino al 1431, quest’entità territoriale controlla l’alta val di Magra e gran parte dei limitrofi valichi montani.

Ciò ha notevoli ricadute sulla politica della Superba, che nella zona lunigianese deve anche fronteggiare l’espansionismo della Repubblica di Firenze.

Fra il 1404 e il 1406 lo stato toscano ha infatti ricevuto la dedizione di Nicola, Albiano, Caprigliola e Stadano (le ultime tre località sono strategiche per controllare la zona delle Lame fra Aulla e Santo Stefano, insidioso tratto della val di Magra lungo la via Francigena).

Il governo fiorentino fomenta contro Genova l’ostilità dei locali casati Malaspina (soprattutto, quella dei marchesi di Villafranca) e nel 1411 si appropria di Falcinello, Lerici, Porto Venere e Sarzanello, acquistandole dalla Corona francese.

L’abitato di Carpena si allea con la Signoria gigliata. Una spedizione navale condotta dal capitano del Popolo Antonio Doria sbarca a Vernazza e raggiunge via terra l’abitato. Le truppe genovesi soffocano la rivolta con ferocia: 500 insorti sono trucidati sul posto e altri ventidue impiccati sulle navi.

Una sollevazione capeggiata dai fratelli Orlando e Tomaso Fregoso (quest’ultimo, già console della colonia di Pera) scoppia a Genova nello stesso anno ma è repressa dalle milizie del marchese Enrico Del Carretto, alleato di Teodoro II. Orlando è ucciso durante i disordini mentre Tomaso è costretto al confino: prima a Lucca, poi a Chiavari.

La svolta arriva nel maggio del 1412, quando Facino Cane si ammala gravemente. Temendo che la sua scomparsa avvantaggi il duca di Milano Giovanni Maria Visconti, un gruppo di maggiorenti lombardi ostili al sovrano ordisce un complotto per eliminarlo.

L’azione dei congiurati ha successo ma il duca è ucciso lo stesso giorno in cui Facino trova la morte. Privo di eredi maschi e preoccupato per la sorte di sua moglie Beatrice, il condottiero ha disposto che la propria compagnia di ventura e le sue cospicue sostanze (circa 400.000 ducati, pari oggi a svariate centinaia di milioni di euro) siano assegnate a Filippo Maria Visconti, purché questi sposi la vedova di Facino (destinata, quindi, a diventare duchessa di Milano).

D’improvviso, Teodoro vede le forze del proprio principale alleato passare fra le schiere avversarie. La posizione del marchese Paleologo si indebolisce drasticamente anche sul fronte genovese, benché nello stesso anno, sotto la sua egida, la Superba riesca a riprendere Lerici manu militari.

Nel marzo 1413 l’arresto dell’esponente cappellazzo Giorgio Adorno scatena una sommossa che culmina con la cacciata delle forze monferrine e carrettesche da Genova.

Rientrato nel capoluogo ligure, Tomaso Fregoso sostiene la rivolta e il ripristino del governo dogale, cui è preposto lo stesso Giorgio Adorno.

Il ritorno al potere si aggiunge a un altro importante successo che i cappellazzi conseguono sul fronte diplomatico.

Grazie a un trattato stipulato a Lucca nel mese successivo, la Repubblica recupera Falcinello, Porto Venere e Sarzanello, ricomprandole dalla Signoria fiorentina.

Le spese sostenute sono però notevoli e gravano su finanze statali già indebolite. Per di più, l’economia della Superba deve affrontare la concorrenza di potenti rivali (soprattutto la Repubblica di Firenze e il Regno d’Aragona) e la perdita di alcuni importanti mercati.

Fra questi è incluso il ducato milanese che, con la Valpadana centrale e occidentale, è una zona di forte penetrazione commerciale genovese.

Il nuovo sovrano Filippo Maria Visconti è impegnato a ricostituire i domini di famiglia e a far pressione sul re dei Romani Venceslao di Lussemburgo per essere riconosciuto ufficialmente duca di Milano.

Per garantirsi una maggiore stabilità e autonomia, nel 1414 Filippo Maria stipula un’alleanza (pur di breve durata) con la Repubblica di Venezia e favorisce l’instaurazione di rapporti commerciali diretti con le città tedesche del bacino renano.

L’accordo è limitante per le mercature di Genova e le sue ricadute si acuiscono a causa delle riconquiste operate dal sovrano lombardo nei territori limitrofi all’Appennino ligure, già appartenuti al ducato del padre Gian Galeazzo Visconti.

La situazione politica per la Dominante si fa sempre più precaria e nel marzo 1415 Giorgio Adorno è costretto alle dimissioni.

Tomaso Fregoso insieme a Giacomo Giustiniani è fra i due priori che per qualche giorno reggono il governo genovese. Poi, è nominato doge Barnaba Guano, che nel luglio successivo è deposto con il sostegno degli stessi Giorgio Adorno e Tomaso Fregoso. Quest’ultimo è infine eletto alla carica dogale.

© Davide Tansini: tutti i diritti riservati – Pubblicato il 24 giugno 2022 – Aggiornato al 10 luglio 2022