Monterosso nel XV secolo


Storia del Medioevo e del Rinascimento
Dal 24 giugno al 6 novembre 2022
A cura di Davide Tansini
“Monterosso nel XV secolo”. A cura di Davide Tansini

Situata fra Levanto, Monterosso, Pignone e Carrodano, la sommità del monte Bardellone ospita i ruderi di una struttura fortificata medievale che la tradizione definisce come il castello dei signori di Celasco (o di Zolasco).

Il sito archeologico si trova nell’odierno territorio comunale di Levanto: presso lo spiazzo di Campodonia (chiamato Isolasco), lungo un antico itinerario che risale il crinale sud-est del Bardellone dai dintorni del santuario monterossino di Soviore e che mette in comunicazione le Cinque Terre, la val di Vara e quella di Levanto.

Da un’altra costa del monte si diparte una seconda direttrice viaria: la cosiddetta «via de Puntremolo». Dalla zona del castello scende in direzione nord-est: raggiunge Cassana, Brugnato e Zignago per poi superare lo spartiacque tra le valli del Vara e della Magra attraverso il passo di Calzavitello, terminando a Pontremoli.

La struttura fortilizia di Celasco è documentata nel XII secolo, periodo in cui è soggetta ai signori di Lagneto. Stanziata fra gli odierni territori di Beverino, Framura, Levanto e Monterosso, questa consorteria trae il proprio potere dallo sfruttamento dei diritti sulla zona, soprattutto quelli relativi ai pedaggi sulle vie di comunicazione.

Nella prima metà del Duecento la Repubblica di Genova acquisisce il controllo del castello attraverso la sottomissione dei Da Lagneto, che ricorrono alla Superba per riuscire a contrastare i vari rami del casato Malaspina, allora in espansione nell’area varese e lunigianese.

Al XIII e al XIV secolo risale buona parte delle superstiti murature castellane, che in una prima fase presentano una torre a pianta circolare, attorniata da case e (forse) da un edificio di culto.

In un periodo più recente (probabilmente, dopo l’acquisizione genovese) la struttura è ampliata con la costruzione di un recinto che ingloba la torre, mentre quest’ultima è irrobustita e risagomata con una pianta a ferro di cavallo. Le case, invece, sono abbandonate.

Intenzionato a ridimensionare l’autorità dei feudatari locali, nel 1353 il governo repubblicano accorpa la zona alla podesteria di Levanto, determinando il declino dell’insedimento.

Gli scavi archeologici compiuti nel sito hanno fatto rinvenire reperti non posteriori al XV secolo.

Il castello non è menzionato fra le guarnigioni presidiate durante la signoria di Filippo Maria Visconti fra il 1421 e il 1435.

Nel 1436, tuttavia, è custodito da Paolo e Giovanni. In quell’anno il governo genovese ordina al podestà di Levanto di consegnar loro quattro balestre e due casse di verrettoni.

In seguito, il castello non è più menzionato nei documenti: con tutta probabilità, il suo abbandono è di poco posteriore al 1436.

© Davide Tansini: tutti i diritti riservati – Pubblicato il 24 giugno 2022 – Aggiornato al 10 luglio 2022