Monterosso nel XV secolo


Storia del Medioevo e del Rinascimento
Dal 24 giugno al 6 novembre 2022
A cura di Davide Tansini
“Monterosso nel XV secolo”. A cura di Davide Tansini

Una delle principali fonti per lo studio delle vicende di Monterosso è rappresentata dall’archivio storico conservato presso il palazzo comunale.

Qui sono depositate migliaia di documenti che dai giorni nostri risalgono fino al 1512 (più la copia di un registro datato 1482 ma trascritto nel XVIII secolo).

Fondamentali per conoscere la storia locale dell’Età Moderna e Contemporanea, queste carte costituiscono un’impareggiabile e insostituibile testimonianza dell’evoluzione di Monterosso nel corso del tempo.

I fondi sono formati da documenti di vario tipo: oltre due centinaia di unità che comprendono deliberazioni consiliari, conti, estimi, relazioni, copie di atti, missive e sentenze riguardanti il borgo e i suoi abitanti.

Attraverso le medesime carte si apprende che nell’Età Moderna l’archivio è conservato presso la torre del castello, identificabile con quella che ospita le odierne cappelle Malagamba e Saporiti del cimitero.

Non è inusuale una collocazione simile, che a prima vista parrebbe non perfettamente adeguata per conservare materiali cartacei o pergamenacei piuttosto deperibili.

Ciò accade anche per insediamenti più grandi e con una produzione documentale più consistente. Per esempio, a Chiavari è la torre civica ad aver ospitato fino a qualche anno fa l’archivio della comunità; sino al 1606 la torre del palazzo comunale conserva quello del Comune di Parma; nella Cremona medievale l’archivio cittadino è detenuto nelle intercapedini sopra le volte della cattedrale.

I sottotetti, del resto, sono spesso la collocazione privilegiata (benché non ottimale) per registri, filze e faldoni.

Pur presentando diverse lacune, le serie archivistiche monterossine assumono una certa consistenza verso la metà del Cinquecento.

Quest’andamento non è insolito in Liguria: soltanto nel XVI secolo la Repubblica di Genova cerca di imporre alle comunità del suo dominio direttive per la conservazione dei documenti prodotti in loco (e non sempre con successo).

Così, gli archivi storici comunali di Arcola, Castelnuovo Magra e Varese Ligure hanno estremi cronologici situati nella seconda metà del Cinquecento, mentre quello di Levanto si attesta al 1550.

Invece, i fondi documentali del Comune di Rapallo arrivano all’anno 1499; quelli di Santo Stefano di Magra raggiungono il 1495 (per la parte riguardante l’ex Comune di Ponzano, mentre l’estremo si sposta al 1407 se si considera l’archivio aggregato della famiglia Petriccioli); con Porto Venere si giunge al 1474; quelli di Bolano arrivano al 1433; infine, l’Archivio Storico Comunale di Vezzano Ligure ha un estremo cronologico risalente al 1409.

Più articolata è la situazione riguardante gli archivi delle antiche comunità di Chiavari, La Spezia e di Sarzana, i cui limiti cronologici giungono rispettivamente al 1424, al 1233 e al 1163.

Le carte monterossine informano che un riordino dell’archivio comunale è attuato (con molta lentezza) fra il 1671 e il 1705.

Un bombardamento aereo effettuato nel gennaio 1945, durante il secondo conflitto mondiale, sconvolge e distrugge parzialmente l’archivio (il palazzo del comune è situato vicino al viadotto ferroviario, principale obiettivo dell’attacco).

Quasi tutte le raccolte del XIX e del XX secolo vanno perse e molti altri fondi subiscono danni gravissimi. Nel complesso, sono distrutte più di ottanta unità delle tre centinaia censite nel 1923.

È probabile che in quell’occasione siano scomparse anche carte e pergamene più antiche del 1512: un inventario del 1933 riporta infatti come estremo cronologico il 1313.

Monterosso si aggrega al (purtroppo) lungo elenco di depositi documentali che nel corso dei decenni hanno subito devastazioni e decurtazioni per ragioni fra le più disparate: gli esempi nel centro-nord Italia sono numerosi e variegati.

L’Archivio di Stato di Milano e quello comunale della Spezia sono colpiti da bombardamenti aerei durante il secondo conflitto mondiale, al pari di Monterosso.

Nel 1945 una squadra di facinorosi incendia numerosi pezzi dell’Archivio Storico Comunale di Pizzighettone nel tentativo di eliminare l’attigua biblioteca fascista.

Più antichi sono gli eventi bellici che portano alla distruzione dei depositi di Melegnano, Russi e Pontremoli, dati alle fiamme durante il saccheggio delle tre cittadine: da truppe asburgiche (per il primo caso) e francesi rispettivamente nel 1848, nel 1512 e nel 1495.

Sempre un incendio (stavolta accidentale) provoca la perdita dell’antico archivio di Codogno nel 1772.

Il crollo della torre del palazzo comunale nel 1606 danneggia seriamente quello civico di Parma.

Sistematici saccheggi (probabilmente, a scopo collezionistico) colpiscono l’archivio storico del Comune di Noale nel terzo quarto del XX secolo.

Il bombardamento navale di Genova operato dalla flotta francese nel 1684 scompagina e guasta le serie documentali degli antichi notai, che da allora non sono mai state compiutamente risistemate.

L’Ospedale Maggiore di Milano cede nel 1907 i propri fondi medievali, rinascimentali e moderni (circa trenta tonnellate di pezzi) come carta da macero e come pergamene per tamburelli.

Nel 1766 un’esondazione del torrente Arda distrugge l’archivio della comunità di Fiorenzuola d’Arda. Quello di Aulla, invece, è duramente colpito dall’alluvione dell’ottobre 2011, che ha interessato anche Monterosso al Mare e le Cinque Terre.

Proprio a questo riguardo, occorre segnalare una positiva caratteristica dell’archivio monterossino, i cui fondi sono collocati per precauzione in apposite scansie site a qualche metro dal piano stradale: al di sopra del livello raggiunto dall’acqua e dal fango nel terribile evento accaduto undici anni fa.

© Davide Tansini: tutti i diritti riservati – Pubblicato il 24 giugno 2022 – Aggiornato al 10 luglio 2022