Monterosso nel XV secolo


Storia del Medioevo e del Rinascimento
Dal 24 giugno al 6 novembre 2022
A cura di Davide Tansini
“Monterosso nel XV secolo”. A cura di Davide Tansini

Al pari di molte altre comunità, nella Monterosso del Quattrocento infrazioni e piccoli reati che prevedono pene pecuniarie sono valutati e sanzionati in loco, anche ricorrendo al podestà locale (che negli ordinamenti tardomedievali comprende tra le sue funzioni quella del giudice di prima istanza).

Per fatti di maggiore gravità l’ufficiale competente è invece il vicario della Spezia, che amministra la giustizia presso un apposito banchum sito nel capoluogo.

Gli atti più antichi di questa magistratura (sopravvissuti fino ai giorni nostri) sono compilati durante la vicaria di Bartolomeo Carrega. Risalgono al biennio 1416-1417: le ultime carte si spingono fino al 15 marzo.

Quel giorno è emessa la sentenza di assoluzione a favore di Pellegrino da Milano detto da Venezia, accusato di aver ucciso a Brugnato nel 1416 il precedente vicario della Spezia, Olderico (o Alderico) Biassa.

Il fatto ha una certa rilevanza, perché a seguito dell’omicidio la Repubblica di Genova ha condotto una violenta rappresaglia in Lunigiana contro il presunto mandante, il marchese Gabriele Malaspina di Villafranca.

Nella medesima sessione del 15 marzo il vicario presiede diversi altri processi, di risonanza decisamente minore.

Per esempio, quello che vede imputati Bernardino da Riccò e Gioacchino da Massa. Nel dicembre 1416 fra i due sono volate parole grosse, che il cancelliere del tribunale registra nell’originale vernacolo lunigianese: «ustiro de merda» («oste di merda!»), «tu’i l’odiano» («tutti lo odiano!»), «lassame sta» («lasciami stare!»), «che te nasce lo vermechum» (letteralmente, «che ti nasca il verme»: sarebbe paragonabile a «ti venga un cancro» o «un accidente»).

Per l’alterco pubblico Bernardino e Gioacchino sono condannati a dieci soldi di multa (ora sarebbero qualche decina di euro).

Sempre una lite verbale è all’origine del giudizio pronunciato contro Francesco detto Malacarne di Riomaggiore. Nel gennaio 1417, i due si sono affrontati perché, a detta di Francesco, il suo conterraneo Nicolino Assati va spargendo la voce che gli debba del denaro. Di nuovo, gli insulti hanno condito l’alterco: «homo da niente», «non so che me ategna che non te fassa villania» («non so che mi trattenga a farti del male!»). La situazione ha rischiato di finire davvero male, perché a un certo punto Francesco ha estratto un coltello minacciando Nicolino.

Francesco è condannato a cinque lire di multa (pari oggi a diverse centinaia di euro).

Ai fatti è passato invece Giovanni, famiglio di Antonio Marruffi. Nel gennaio 1417 ha aggredito Giovannino da Pontremoli «cum lapide in manibus» («con una pietra nelle mani»), percuotendolo alla tibia e al ginocchio «cum effuxione sanguinis» («facendolo sanguinare»).

Giovanni è condannato a una multa di venti soldi (ora corrisponderebbero poche centinaia di euro).

Infine, il vicario presiede il processo contro Bartolomeo Simoni da Corniglio, sospettato di aver compiuto ripetuti furti alla Spezia.

Secondo l’accusa, costui si sarebbe appostato presso la bottega di Beltrame Spezioto e, con destrezza, vi avrebbe sottratto due paia di piccole calzature bianche. Poi si sarebbe recato dal calzolaio Franceschino de Accato e vi avrebbe rubato due secchie da sei soldi (oggi sarebbero poche decine di euro). Infine, sarebbe ritornato nella bottega di Beltrame sottraendo un altro paio di calzature, stavolta rosse: con la refurtiva del primo crimine, il valore della merce è stimato in trentaquattro soldi (ora si aggirerebbe fra i cento e i trecento euro).

Bartolomeo confessa e gli è inflitta una multa di cinquanta lire da pagare entro i tre giorni successivi, pena la fustigazione.

Con tutta probabilità, questa è la punizione che attende il condannato. La somma richiesta corrisponderebbe ora a svariate migliaia di euro: appare difficile che un soggetto come Bartolomeo riesca a recuperarla in così breve tempo.

© Davide Tansini: tutti i diritti riservati – Pubblicato il 24 giugno 2022 – Aggiornato al 10 luglio 2022