Monterosso nel XV secolo


Storia del Medioevo e del Rinascimento
Dal 24 giugno al 6 novembre 2022
A cura di Davide Tansini
“Monterosso nel XV secolo”. A cura di Davide Tansini

Nomi e cognomi tendono a raccontare diversi aspetti relativi alla storia di un borgo e dei suoi abitanti: possono descrivere situazioni geografiche, invasioni e migrazioni, antiche professioni, mode e persino attitudini personali.

La stessa cosa vale per Monterosso durante il tardo Medioevo e il Rinascimento, anche se si deve registrare una certa carenza delle fonti che impedisce di compiere indagini sistematiche riguardanti il XV secolo.

Comunque, i documenti d’archivio forniscono alcune indicazioni sul modo in cui si chiamavano i monterossini del Quattrocento. A cominciare dai Capitula seu statuta approvati nel 1409.

Il gruppo di «boni viri» (cioè, la commissione) che lavora alla risistemazione degli statuti (come richiesto dall’allora governatore francese di Genova Jean II Le Meingre) è indicato chiaramente nell’introduzione dell’opera.

Sono Gandus Benedicti (Gando Benedetti), Antonio Simonis (Antonio Simoni), Iohannes Salvini (Giovanni Salvini), Antonius Conradini (Antonio Corradini), Ventura Andreoli, Antonius Risardi notarius (il notaio Antonio Rizzardi, con tutta probabilità operante a Monterosso) e Bonnome Guadagni.

Quasi tutti i cognomi (qui trascritti in forma italiana moderna) sono in realtà dei patronimici: cioè, indicano il nome del padre. Per esempio Gandus Benedicti è Gando figlio di Benedetto.

Tale funzione cognominale è di uso comune nell’area ligure e toscana durante il XV secolo. Peraltro, è all’origine di moltissimi cognomi italiani ed europei.

Il patronimico è ancor oggi riconoscibile in molte lingue (per esempio, nei suffissi -son in inglese e -sen in danese) o addirittura istituzionalizzato (con -vič e -ovna/ova in russo, oppure -son e -dóttir in islandese).

La stessa origine vale probabilmente per un altro individuo menzionato nei Capitula: Lodixius Rolandus o Rolandi (Lodisio Rolandi o di Rolando), che fra XIV e XV secolo è il proprietario o l’abitatore di una casa prospiciente il mare sita sulle pendici del colle di San Cristoforo, fra l’attuale viadotto ferroviario e la zona del porto.

La famiglia de Francho (Franchi) possiede una domus vicino a uno dei ponti situati nella parte nord del borgo, mentre sul canale monterossino si affaccia un’altra casa, appartenente agli eredi di Ioannellus Bentii (Giovannello Benci o di Bencio).

Castagnatus Dominici Rizardi (Castagnato o Castagnasso di Domenico Rizzardi) e Iohannes Manxiamarchi (Giovanni Mangiamarchi) sono gli estensori di una supplica a indirizzata all’ammiraglio Gian Filippo Fieschi, databile all’autunno 1458.

Lo stesso documento cita anche Conradus Contardinus (Corrado Contardini), Iohannes Pascalius (Giovanni Pascali) e Bracium Bartolotum (Braccio Bartolotti).

Iohannes e Ioseph Ferri (Giovanni e Giuseppe Ferri) e Ianonus filii Thomasini (Giannone di Tommasino), tutti e tre de Monterubeo, hanno delle proprietà terriere nell’area di Martinasca fra gli anni ’70 e ’80 del XV secolo.

Nato sicuramente nel Quattrocento è Luca de Risardi de Monterubeo (Luca Rizzardi), vicerettore della chiesa di San Pietro a Legnaro nel 1516.

Fra questi cognomi il più antico conosciuto appare Gando. È documentato a Monterosso fin dal 1225: prima come semplice nome, poi come patronimico e, infine, nella forma cognominale.

Ancor oggi si conserva insieme a Benvenuto e Saporiti (menzionati dal Trecento), oltre ai già citati Mangiamarchi e Rolando.

© Davide Tansini: tutti i diritti riservati – Pubblicato il 24 giugno 2022 – Aggiornato al 10 luglio 2022