Monterosso nel XV secolo


Storia del Medioevo e del Rinascimento
Dal 24 giugno al 6 novembre 2022
A cura di Davide Tansini
“Monterosso nel XV secolo”. A cura di Davide Tansini

La Repubblica Fiorentina è una delle principali istituzioni politiche attive durante il XV secolo nell’area compresa fra Lunigiana, Versilia ed estremo Levante ligure.

Indipendente dal 1115, il Comune di Firenze è impegnato per tutto il Trecento a consolidare la propria autorità nel nord-est della Toscana e a contrastare le città rivali di Pisa e di Siena.

Fra il XIV e l’inizio del XV secolo l’espansione della Signoria gigliata si sviluppa progressivamente verso ovest, con la dedizione di Barga (1341), l’acquisto di Prato e la sottomissione di San Gimignano (1351), Volterra (1361), San Miniato al Tedesco (1370), Pistoia (1402) e Pisa (1406). In seguito si aggiunge Livorno, comprata dalla Repubblica di Genova (1418).

I crescenti interessi lungo il litorale tirrenico, gli attriti con Lucca e la rilevanza strategica dell’asse stradale rappresentato dalla via Francigena attira l’attenzione della Repubblica Fiorentina attorno alla val di Magra e al golfo della Spezia fin dall’inizio del Quattrocento.

Protratta nel corso di molti decenni, l’azione della Signoria toscana tende ad acquisire il controllo delle località inizialmente in modo sporadico, sfruttando le occasioni del momento.

Lo stato fiorentino interviene talvolta manu militari; più spesso per via diplomatica, grazie a patti stipulati con i feudatari locali (soprattutto i Malaspina dello Spino Fiorito, stanziati in maggioranza a est del fiume Magra).

Dal 1404 al 1449 lo stato gigliato sottoscrive accordi con i membri dei lignaggi malaspiniani di Verrucola (o Fivizzano), Castiglione del Terziere, Fosdinovo, Olivola, Malgrate, Lusuolo, Villafranca, Bagnone e Treschietto.

Dapprima sono accolti come alleati o accomandati della Repubblica; poi, cedono fette via via più ampie delle loro prerogative; quindi, divengono a tutti gli effetti sudditi della Repubblica, inquadrati come amministratori, comandanti o nobili senza incarichi politici.

La Signoria gigliata riceve la dedizione delle odierne località aullesi di Albiano Magra, Caprigliola e Stadano Bonaparte nel 1404.

Due anni dopo è la volta dell’abitato lunense di Nicola, mentre nel 1418 (contemporaneamente all’acquisto di Livorno) si consegnano al dominio di Firenze Codiponte, Vinca, Casciana e Monzone.

Massa, invece, è tolta allo stato lucchese nel 1437 e nel decennio seguente si sottomette al marchese Giacomo Malaspina: accomandato nelle cui mani la Repubblica pone anche la custodia di Castiglione del Terziere prima del marzo 1448.

Di breve durata è il dominio fiorentino su Lerici e Porto Venere, acquistate dalla Corona francese nel 1411: la prima è riconquistata da Genova l’anno successivo ed entrambe sono rivendute alla Dominante nel 1413.

Alla metà del XV secolo Codiponte è il centro di riferimento dello stato gigliato in Lunigiana, sede di una podesteria retta da un notaio.

Nel frattempo, tra gli organi amministrativi della Signoria si fa largo il casato Medici, che dal 1429 è guidato da Cosimo di Giovanni, detto Cosimo il Vecchio.

L’intraprendente banchiere riesce a manovrare la politica fiorentina fino al 1433 grazie a nomine pilotate, corruzioni, nepotismi e influenze clientelari.

Dall’anno successivo controlla in toto la vita pubblica del capoluogo toscano, pur mantenendo formalmente inalterate le istituzioni repubblicane.

Cosimo de’ Medici consegna ai suoi discendenti (il figlio Piero il Gottoso, il nipote Lorenzo il Magnifico e il pronipote Piero il Fatuo) una criptosignoria che egemonizza il capoluogo toscano fino al 1494.

Nel 1450, grazie all’aiuto militare prestato dal duca di Milano Francesco Sforza tramite suo fratello Alessandro, la Repubblica gigliata riesce a sottrarre Castiglione del Terziere a Giacomo Malaspina e nell’anno successivo vi insedia un proprio castellano. In seguito, Castiglione diviene sede di un capitanato.

Una congiura ordita nel 1471 contro Galeotto Fregoso, signore de facto di Virgoletta e accomandato degli Este, offre il destro al governo fiorentino per far decadere i marchesi Malaspina di Bagnone dalle loro prerogative e incamerare così il loro feudo.

Nel 1478 è la volta di Fivizzano, i cui abitanti si consegnano alla Repubblica dopo la morte dell’ultimo marchese malaspiniano, Spinetta.

Il caso più noto riguarda Sarzana, signoria del casato Fregoso fra gli anni ’20 e ’80 del Quattrocento.

Il capoluogo della bassa Lunigiana è occupato in un primo tempo nel 1468, perso undici anni più tardi e conquistato di nuovo nel 1487 dopo un conflitto combattuto contro la Repubblica di Genova (la cosiddetta guerra di Sarzana).

La città rimane sotto le insegne fiorentine fino al 1494, anno in cui è invasa dalle truppe del re di Francia Carlo VIII di Valois.

In quell’occasione, tentando di opporre resistenza all’esercito francese, la Signoria gigliata subisce un tracollo e tutte le conquiste operate da Firenze nel nord-ovest della Toscana durante il XV secolo vanno perse.

Gli stessi Medici sono rovesciati dal potere ed espulsi da Firenze, sostituiti da un governo influenzato dal frate domenicano Girolamo Savonarola e dai suoi sostenitori (detti frateschi o piagnoni).

In questo periodo, fra il 1498 e il 1512, opera come segretario di una cancelleria fiorentina Niccolò Machiavelli.

La plurisecolare azione intrapresa da Firenze a partire dal XV secolo (dapprima come Repubblica, poi come ducato e granducato sotto l’egida della famiglia Medici), nonché le sue interazioni con la Repubblica di Genova, con il Ducato di Milano e con quello di Parma e Piacenza, sono alla base dell’odierna situazione amministrativa, che vede gran parte della Lunigiana accorpata alla Toscana.

© Davide Tansini: tutti i diritti riservati – Pubblicato il 24 giugno 2022 – Aggiornato al 10 luglio 2022