Monterosso nel XV secolo


Storia del Medioevo e del Rinascimento
Dal 24 giugno al 6 novembre 2022
A cura di Davide Tansini
“Monterosso nel XV secolo”. A cura di Davide Tansini

I toponimi (cioè, i nomi attribuiti ai luoghi) raccontano la storia e i cambiamenti di un territorio ma, nel corso del tempo, essi stessi tendono a mutare.

Associati a siti più o meno vasti, nascono per identificare i riferimenti nello spazio, necessari alla vita quotidiana.

Col passare del tempo alcuni si perdono, altri si affiancano a quelli preesistenti, altri ancora si modificano nella forma.

Le Cinque Terre di cui Monterosso fa parte sono un toponimo dall’etimologia solo apparentemente banale, rimasto invariato dalle sue prime menzioni (l’attestazione più antica è attribuita per tradizione al cancelliere della Repubblica di Genova Giacomo Bracelli nel primo quarto del XV secolo).

Con il termine terra si indica uno spazio comunitario e amministrativo che nel basso Medioevo non ha il rango di città ma è superiore a quella di un vicus, di un pagus o di un semplice locus (villaggi e località più piccole).

Tale origine accomuna il toponimo spezzino con altri: per esempio, quello romagnolo di Terra del Sole o l’antica zona amministrativa delle Terre Separate del Cremonese nel Ducato di Milano (le odierne cittadine di Castelleone, Fontanella, Pizzighettone e Soncino).

La casistica è molto variegata e fra gli abitati di piccole-medie dimensioni distingue l’oppidum, il castrum, il castellum, il burgum o la villa, da cui derivano molti toponimi odierni: Borghetto di Vara, Castelnuovo Magra, Castiglione Vara o Villafranca in Lunigiana, per limitarsi alla zona vicina a Monterosso.

Nel XV secolo il toponimo monterossino è citato in alcune varianti latine: Mons Ruber, Mons Rubeum, Montis Rubeum o Montisrubeum.

A quella principale si aggiungono altre denominazioni che si riferiscono agli insediamenti minori (Alberetum, Fegina, Merlaria e Martinascha) o a specifiche aree del territorio.

Per esempio, gli idronimi, che indicano i rivi e i torrenti (come il Buranco, il Morione e l’Aquapixola); oppure, i microtoponimi, che identificano coste collinari, insediamenti orticoli, ponti, avvallamenti, zone boschive o loro parti.

Al pari di altre zone liguri, Monterosso ha tuttora mantenuto una considerevole tendenza all’uso dei microtoponimi tradizionali: per esempio Ma Pasu (Malpasso, con il celebre scoglio ai piedi del castello, verso Fegina) o a Maina (Marina, l’antico lido davanti al borgo antico, molto trasformato dagli interventi del XIX e del XX secolo).

Il nome Fegina indica contemporaneamente il rio e l’adiacente quartiere sviluppato principalmente nel Novecento.

Legati all’esigenza di tracciare i confini montani dell’antica comunità sono altri toponimi indicati in latino nei Capitula seu statuta approvati nel 1409: Cornixum, Fontanelle, Fortetum e Gropum.

Situazioni analoghe si incontrano uscendo dal territorio monterossino.

Bonaxola (o Bonazola), Levantum, Pignonum, Rimazorium e Vernacia coincidono con gli odierni centri comunali di Bonassola, Levanto, Pignone, Riomaggiore e Vernazza.

Così come oggi Framura si riferisce a un comune sparso, anche l’antica Framulia corrisponde fra Medioevo e Rinascimento a una podesteria che raggruppa diversi centri abitati.

Sedi di un ufficio podestarile sono anche Corbaria (Corvara), Pulverara (Polverara) e, almeno per un certo tempo, Cornilia (Corniglia) e Manarolia (Manarola).

Notevole importanza militare rivestono anche le roccheforti di Madregnanum (Madrignano) e di Thivenia (Tivegna).

© Davide Tansini: tutti i diritti riservati – Pubblicato il 24 giugno 2022 – Aggiornato al 10 luglio 2022