Monterosso nel XV secolo


Storia del Medioevo e del Rinascimento
Dal 24 giugno al 6 novembre 2022
A cura di Davide Tansini
“Monterosso nel XV secolo”. A cura di Davide Tansini

Fiumi, rivi e torrenti sono una risorsa fondamentale per un territorio: ne plasmano la morfologia e costituiscono una fonte di risorse preziosa per la comunità che risiede nelle loro vicinanze.

Rappresentano un elemento di grande rilevanza: anche in un ambito come quello di Monterosso, dove la presenza d’acqua più grande e subito percepibile è quella del mare.

Lo stesso borgo antico sorge alla confluenza dei torrenti Buranco e Morione (il loro punto d’incontro non più visibile con immediatezza) e insieme ai loro omologhi Fegina e Molinelli costituiscono il principale reticolo idrico di Monterosso.

Scendendo dal crinale appenninico che separa la zona costiera dalla val di Vara, i torrenti monterossini solcano per varie centinaia di metri un paesaggio collinare a tratti impervio.

L’accentuata acclività dei loro alvei non è data dall’altitudine dei monti circostanti (la cima del Malpertuso, fra Monterosso, Pignone e Vernazza, raggiunge 815 metri) ma dalla loro vicinanza alla costa.

Il loro regime è torrentizio, con portata massima in primavera-estate e minima in estate.

Tali condizioni espongono i corsi d’acqua monterossini a piene improvvise in occasioni di forti precipitazioni.

Eventi meteorologici eccezionalmente intensi possono provocare esondazioni: due dell’ultimo sessantennio, avvenute nel 1966 e nel 2011, hanno interessato il borgo vecchio e l’abitato di Fegina con conseguenze distruttive.

Da qui deriva la necessità di salvaguardare il territorio tramite la cura degli alvei e della vegetazione. Vanno in questo senso anche i regolamenti contenuti nei Capitula seu statuta approvati nel 1409.

Il testo vieta la modifica dei canali e delle polle d’acqua presenti nelle zone più elevate del territorio, interdice i confini della comunità all’ingresso di mandrie e greggi (che possono logorare eccessivamente il suolo), impone il ripristino dei muretti di contenimento eventualmente crollati e impedisce il taglio indiscriminato dei ceppi e dei fusti arborei (anzi, le possibilità di abbattere gli alberi sono molto ridotte).

Curare il buono stato dei rivi e dei torrenti significa proteggere tutte le attività economiche legate alla presenza d’acqua.

Per esempio, l’irrigazione degli orti (indispensabile nei mesi estivi, quando le precipitazioni si riducono al minimo), la concia delle pelli, la macellazione degli animali e la vinificazione.

Un altro importante ambito connesso ai torrenti è quello dei mulini: si servono dei salti d’acqua per trasformare l’energia potenziale in forza motrice grazie a sistemi di ruote, assi e pulegge.

Le attività di macinazione riguardano i cereali, le castagne e le ghiande (di cerro e di leccio). I mugnai della Monterosso quattrocentesca trattengono come compenso la ventiquattresima parte di quanto macinato.

I Capitula si premurano di ribadire che gli operatori non debbono chiedere di più di questa quantità; anzi, all’inizio del loro incarico debbono giurare davanti al podestà o a un altro ufficiale monterossino di rispettare questa norma.

L’insistenza sulla questione è tuttavia un indizio che le frodi nell’ambito molitorio non sono infrequenti.

© Davide Tansini: tutti i diritti riservati – Pubblicato il 24 giugno 2022 – Aggiornato al 10 luglio 2022