Monterosso nel XV secolo


Storia del Medioevo e del Rinascimento
Dal 24 giugno al 6 novembre 2022
A cura di Davide Tansini
“Monterosso nel XV secolo”. A cura di Davide Tansini

La scomparsa di Francesco Sforza e l’ascesa al potere di suo figlio Galeazzo Maria porta a un deterioramento dei rapporti tra il casato sforzesco e i Fieschi.

A generare questa rottura concorre un rinfocolarsi delle tensioni nell’area toscana: nel 1466 il successore di Cosimo, Piero de’ Medici, scampa alla congiura di Luca Pitti, supportata dal marchese di Ferrara Borso d’Este e dalla Repubblica di Venezia.

Il complotto è sventato con prontezza dal figlio di Piero, Lorenzo: è il futuro Lorenzo il Magnifico, destinato a diventare l’ago della bilancia della diplomazia italiana ridimensionando il ruolo degli Sforza.

Anche a seguito di questa crisi, il nuovo duca decide di intervenire manu militari nell’area appenninica: intende consolidare la zona fra Lunigiana e Levante ligure; inoltre, vuole perseguire una personale politica di potenza.

Lo supporta in questa decisione l’endemica precarietà della situazione genovese, dove i due principali attori politici, gli ecclesiastici Ibleto Fieschi e Paolo Fregoso, collaborano tra loro senza però riuscire a soffocare i contrasti tra le varie consorterie nobiliari.

A ciò di aggiunge il dinamismo militare dei lignaggi marchionali di Fosdinovo, rappresentati da Giacomo Malaspina e da suo fratello minore Gabriele.

Il primo è filomilanese, mentre il secondo appoggia la Repubblica Fiorentina. Proprio nel 1467 i due arrivano a una spartizione del marchesato: Massa tocca a Giacomo (che nel 1473 vi aggiunge anche la signoria su Carrara); Fosdinovo, invece, spetta a Gabriele.

Fra il 1467 e il 1468 quest’ultimo ha un ruolo determinante nelle trattative per convincere l’ex doge di Genova e signore di Sarzana Ludovico Fregoso a vendere il suo dominio lunigianese alla Signoria toscana, suscitando l’ira del duca di Milano.

Per cercare di prevenire o di contenere un rafforzamento fiorentino nella val di Magra, Galeazzo Maria Sforza avvia nel 1467 una campagna militare destinata a colpire i Fieschi nel cuore dei loro domini appenninici e a stabilire una presenza ducale nell’area prossima a Sarzana e a Carrara.

Borgotaro è conquistata nel 1467, anche se l’assestamento del dominio sforzesco sull’abitato valtarese avviene solo l’anno successivo.

Fra il 1467 e il 1468 sono occupati vari capisaldi fra Lunigiana, Levante ligure, Oltregiogo e alte valli della Trebbia e dell’Aveto: per esempio, quelli di Calice, Carrara, Carrega, Croce (oggi Crocefieschi), Roccatagliata e Torriglia.

Anche i Fregoso sono coinvolti nel conflitto. Prima di riuscire a vendere Sarzana alla Repubblica fiorentina perdono Montedivalli, Villafranca e Podenzana (poi consegnate alla marchesa Teodorina Malaspina di Villafranca), mentre le loro roccheforti di Lerici (ceduta in pegno al signore sarzanese nel 1458) e di Moneta sono occupate nel 1469.

I castelli fliscani di Varese e di Monte Tanano appartengono invece a un ramo familiare ostile a Ibleto e sostenitore degli Sforza. Nel 1472 questo lignaggio si unisce in matrimonio al casato Landi, consegnando le due fortezze ai feudatari emiliani.

Durante la campagna militare lo stesso Ibleto Fieschi è catturato e condotto a Milano, dov’è tenuto in stato di semiprigionia. Riesce poi a fuggire, riparando prima in Francia, poi alla corte del papa Sisto IV.

All’inizio degli anni ’70 nella zona fra estremo Levante ligure e Lunigiana (fra le odierne province di Massa-Carrara e La Spezia) guarnigioni militari comandate da castellani sforzeschi sono insediate ad Arcola, Carrara, Calice, Grondola, La Spezia, Lerici, Levanto, Moneta, Montedivalli, Pontremoli, Porto Venere e Suvero (Ameglia è venduta al Banco di San Giorgio nel 1471).

La presenza militare milanese si fa sentire con pesantezza e questa genera malcontento fra i maggiorenti della Superba, cui il duca richiede grandi sforzi finanziari.

Galeazzo Maria Sforza promuove infatti l’allestimento di una flotta da guerra e di tre arsenali dislocati a Genova, a Savona e alla Spezia. Mentre le strutture delle basi sono edificate, la costruzione delle navi incontra le resistenze delle oligarchie liguri ed è completata solo in piccola parte.

Del malcontento in Liguria approfittano i Fieschi, che stringono alleanze con i cardinali della curia romana ostili agli Sforza.

Nel dicembre 1476 Galeazzo Maria è assassinato a Milano sul sagrato della chiesa di Santo Stefano durante una congiura organizzata da alcuni nobili lombardi.

La reggenza passa alla duchessa vedova Bona di Savoia, che governa in nome del figlio minorenne Gian Galeazzo Maria insieme al cancelliere Cicco Simonetta (già braccio destro del suocero e del marito).

Cercando di avvantaggiarsi dalla situazione, Ibleto Fieschi rientra a Genova e progetta una sommossa per scacciare le forze sforzesche dal territorio ligure.

L’ecclesiastico fliscano non trova però l’appoggio del suo principale sostenitore: il papa Sisto IV. Seppure ostile ai Medici e ai loro alleati Sforza, il pontefice è contrario a un colpo di stato nella Dominante, che potrebbe aprire un fronte di guerra esteso al centro-nord Italia.

Così, nel marzo 1477 Ibleto Fieschi intraprende l’azione contro Genova contando solo sulle forze disponibili nell’area ligure.

La sommossa scoppia nel capoluogo e lungo la Riviera di Levante: in un primo tempo ha successo e le truppe sforzesche si ritirano dalla città, lasciando Ibleto a capo di un governo provvisorio.

Poi, però, i partigiani degli Sforza reagiscono fomentando a loro volta insurrezioni (una si verifica a Beverino). Inoltre, Ibleto deve subire anche l’iniziativa del rivale Prospero Adorno.

L’ecclesiastico fliscano cerca di raccogliere forze dagli abitati della Riviera. Nello Spezzino domanda in un primo tempo sessanta uomini armati alla comunità di Levanto e trenta a quella di Framura; in seguito, ne richiede ulteriori dieci dalla podesteria framurese (con Carro e Castello), tre da Monterosso, quattro da Riomaggiore, due da Vernazza e Corniglia, infine uno da Manarola.

L’ex doge Adorno attacca Genova in aprile e, conquistata la città, se ne proclama governatore in nome di Gian Galeazzo Maria Sforza.

Un contingente militare giunto dalla Lombardia e guidato dal condottiero Roberto da Sanseverino costringe Ibleto Fieschi a rifugiarsi al riparo delle roccheforti di famiglia nell’Oltregiogo.

Dopo qualche azione di disturbo compiuta nell’Appennino ligure, il nobile fliscano è catturato e ricondotto a Milano.

Nel frattempo, il governo ducale ha rafforzato le proprie posizioni in Lunigiana e nei suoi dintorni, ottenendo il contro dei castelli di Godano e di Bolano.

Nonostante la condizione di prigioniero, Ibleto Fieschi ha ancora qualche margine di manovra e gli è offerta la possibilità di partecipare a una congiura contro la duchessa Bona di Savoia e Cicco Simonetta, ordita da Roberto da Sanseverino e da tre fratelli del defunto duca: Ottaviano Maria, Sforza Maria e Ludovico Maria (più noto come Ludovico il Moro).

Il complotto fallisce e nella fuga dal capoluogo lombardo trova la morte anche Ottaviano Maria Sforza. Invece, Ludovico il Moro, Sforza Maria e Roberto da Sanseverino riescono a scappare dal ducato.

Una nuova occasione per il capo del casato Fieschi si presenta nel luglio 1478 con la ribellione di Prospero Adorno, che si pone a capo di un governo autonomo per non essere avvicendato nella carica di governatore.

Compiendo un abile doppiogioco, Ibleto convince la duchessa a rilasciarlo in cambio di un suo intervento a Genova.

L’ecclesiastico riottiene la libertà e la promessa di ricevere la signoria su una località di importanza pari a Borgotaro (o questo stesso feudo), il governatorato di Genova (con il controllo personale di una fortezza della città) e l’appoggio sforzesco per la sua canditura a cardinale.

Giunto in Liguria, il nobile fliscano si allea però con Prospero Adorno e con le fazioni che lo sostengono. Trova così denaro e milizie sufficienti a portare l’azione armata vicino ai territori del ducato milanese, arrivando a minacciare Borgotaro e Pontremoli.

Con un ulteriore voltafaccia, Ibleto si unisce all’ex doge Ludovico Fregoso, estromettendo Prospero Adorno dal potere e costringendolo ad allontanarsi da Genova.

Lo stesso Ludovico, già signore di Sarzana fino a undici anni prima, rientra in possesso della città nel dicembre 1479, contando sull’appoggio della popolazione locale, sulla défaillance delle forze ducali e sugli strascichi della congiura fiorentina dei Pazzi.

Il complotto toscano ha portato all’uccisione di un fratello di Lorenzo il Magnifico, Giuliano, e nel biennio 1478-1479 ha indebolito temporaneamente il prestigio dei Medici.

Il casato egemone su Firenze non riesce a impedire la perdita di Sarzana e, per di più, non può contare sul sostegno delle truppe milanesi, anch’esse in grave crisi.

L’anno precedente, infatti, l’esercito ducale ha subito due pesanti sconfitte: a Giornico dalle milizie della Confederazione svizzera e nella val Polcevera dalle forze genovesi guidate da Roberto da Sanseverino.

Per un decennio il casato Sforza rimane escluso dal governo della Superba, costringendo sulla difensiva la politica milanese in Lunigiana.

© Davide Tansini: tutti i diritti riservati – Pubblicato il 24 giugno 2022 – Aggiornato al 10 luglio 2022