Monterosso nel XV secolo


Storia del Medioevo e del Rinascimento
Dal 24 giugno al 6 novembre 2022
A cura di Davide Tansini
“Monterosso nel XV secolo”. A cura di Davide Tansini

I Malaspina sono il casato nobiliare che fra basso Medioevo e Rinascimento ha maggiormente legato i propri destini a quelli della Lunigiana, tanto da identificare (almeno in parte) le vicende familiari con quelle della stessa politica locale.

Noti dall’XI secolo, condividono la propria origine dalla stirpe altomedievale degli Obertenghi con altre dinastie italiane: gli Este, i Pallavicino, i Lupi di Soragna, i Cavalcabò di Cremona e i Fieschi di Lavagna.

Al pari di queste, i Malaspina cominciano la scalata al potere ingrandendo i propri possedimenti all’interno della Marca Obertenga, estesa tra il sud-est del Piemonte, l’Oltrepò pavese, l’Emilia nordoccidentale e il Levante ligure (compresa Monterosso).

Nel 1164 Alberto II (o Adalberto II) riceve dall’imperatore Federico Barbarossa la nomina a vassallo e la conferma dei propri feudi: questi comprendono l’Oltregiogo, le valli della Bormida, della Staffora, della Trebbia e dell’Aveto, il Tigullio, la Riviera spezzina, la Lunigiana e la Garfagnana.

Lo sviluppo dei comuni padani e l’ampliamento delle loro influenze sui rilievi appenninici (specie quelli di Tortona, Pavia, Piacenza e Parma), i conflitti con la Repubblica di Genova e le rivalità con le altre casate feudali riducono nel corso degli anni la dimensione territoriale e il potere dei domini malaspiniani.

Nel 1220 avviene la più celebre divisione dei lignaggi Malaspina. Due discendenti di Alberto, Corrado e Obizzino, si spartiscono le terre avite originando due rami distinti con altrettante giurisdizioni, i cui limiti sono riferiti alle sponde del fiume Magra: Corrado diventa capostipite dello Spino Secco (sponda ovest) e Opizzino dello Spino Fiorito (riva est).

Corrado (detto il Vecchio o l’Antico) alleva nella sua casa Corradino di Svevia, figlio illegittimo dell’imperatore Federico II. Inoltre, è padre di Moroello, amico e ospite di Dante Alighieri durante l’esilio del Sommo Poeta: a lui è riferito il celebre epiteto dantesco «vapor di Val di Magra».

Le successive vicende dei Malaspina portano a un inesorabile frazionamento dei loro possedimenti. Il casato non pratica il maggiorascato o il fedecommesso: istituti grazie ai quali altre dinastie riescono ad assegnare il grosso dei patrimoni ereditari ai figli maggiori.

Generazione dopo generazione, i beni feudali e allodiali divengono condomini sempre più compartecipati o ulteriormente suddivisi con la nascita di rami collaterali, imperniati su realtà geografiche via via più limitate e polverizzate nelle loro facoltà economiche e politiche.

Avvezzi a un particolarismo feudale dai toni spesso esasperati, i Malaspina del tardo Medioevo fanno largo ricorso all’endogamia familiare (unione tra consanguinei) e sfruttano in modo talvolta implacabile la capacità riproduttiva delle donne del casato, per aumentare le possibilità di stringere gli accordi matrimoniali ritenuti necessari alla prosecuzione e al prestigio della stirpe.

Anche per sopravvivere alla contrazione dei loro domini, i Malaspina stringono patti, alleanze e accomandigie con le entità statali più influenti: in primo luogo, con la Repubblica di Firenze.

All’inizio del XV secolo la casa dello Spino estende il proprio controllo anche su località della val di Vara quali Beverone, Brugnato, Calice, Madrignano, Rocchetta, Stadomelli e Suvero ma ne è cacciata da un’azione militare condotta nel 1416 dai Fregoso per conto della Repubblica di Genova.

Alla metà del Quattrocento i principali lignaggi malaspiniani della Lunigiana sono quelli di Fosdinovo, Lusuolo, Mulazzo, Podenzana, Verrucola (o Fivizzano) e Villafranca, ancora dotati di una certa autonomia. Pressoché dipendenti dallo stato fiorentino sono quelli di Bagnone, Castiglione del Terziere e Filattiera.

Gabriele II Malaspina, condottiero e marchese di Fosdinovo, è uno degli ultimi esponenti del casato che riesca non solo a garantire l’integrità dei feudi aviti, ma anche a farsi strada nello scacchiere politico italiano.

Alleato della Repubblica di Firenze, è abile a non lasciar fagocitare i propri territori dall’espansionismo dello stato gigliato.

Anche praticando il fedecommesso e un indirizzo matrimoniale esogamico (al contrario dei suoi antenati), riesce a stabilizzare per sé e per i propri discendenti il possesso di Fosdinovo, su cui il governo fiorentino ha forti mire.

Può così essere annoverato fra i titolari di quelle signorie che fra XV e XVI secolo sono in grado di far sentire il proprio peso nelle vicende politiche, non solo della Lunigiana.

A parte i casi di Fosdinovo, Carrara e Massa (ottenuta dalla Repubblica di Firenze e poi elevata a principato), nel corso dell’Età Moderna i membri del casato Malaspina controllano realtà geografiche contenute (oggi paragonabili alle dimensioni di un piccolo comune) che, spesso, godono della qualifica di feudi imperiali.

Non mediati da altri rapporti di vassallaggio e dipendenti in linea diretta dall’autorità dell’imperatore (che dal 1452 al 1806 è sempre un membro di casa Asburgo), questi appannaggi rendono i territori loro annessi staterelli pressoché autonomi, dalle prerogative del tutto sovradimensionate rispetto alla loro consistenza politica.

© Davide Tansini: tutti i diritti riservati – Pubblicato il 24 giugno 2022 – Aggiornato al 10 luglio 2022