Monterosso nel XV secolo


Storia del Medioevo e del Rinascimento
Dal 24 giugno al 6 novembre 2022
A cura di Davide Tansini
“Monterosso nel XV secolo”. A cura di Davide Tansini

Galeazzo Maria Sforza nasce a Fermo il 24 gennaio 1444, primogenito dell’unione tra il condottiero Francesco Sforza e la figlia del duca di Milano Bianca Maria Visconti, signora di Cremona e Pontremoli.

Il capitano chiede al suocero il permesso di chiamarlo Filippo Maria, in suo onore. Il sovrano milanese suggerisce invece il nome di Galeazzo Maria, come omaggio al primo dux Mediolani: Gian Galeazzo Visconti, bisnonno del neonato.

Dopo la conquista sforzesca del capoluogo lombardo e la proclamazione di Francesco a nuovo duca nel 1450, il figlio è insignito del titolo di conte di Pavia ed è affidato alla custodia della nonna materna, Agnese del Maino.

Francesco desidera che Galeazzo Maria, primo in linea di successione al trono, abbia un’educazione adatta al suo rango: intesa non soltanto come cultura umanistica ma anche come esperienza negli affari politici.

Dal 1452 il padre lo invia insieme alla moglie Bianca Maria (in cui ripone grande fiducia) a svolgere alcuni incarichi diplomatici.

La preparazione di Galeazzo Maria e la «prudentia» della madre sono favorevoli al duca ma debbono scontrarsi con l’ostilità di alcune cancellerie.

Per esempio, quella genovese: nel 1452, rispondendo al duca circa una proposta di ambasciata guidata dalla moglie e dal primogenito, dalla città della Lanterna fanno sapere seccati che la politica «non è cosa né da femene né da puti».

In seguito, Francesco pone il primogenito sotto l’ala protettrice del suo più fidato consigliere, il calabrese Cicco Simonetta, perché ne curi l’apprendistato politico e diplomatico.

Nel 1465 il sovrano milanese aggrega il figlio alla spedizione militare diretta in Francia, che affianca il re Luigi XI di Valois contro gli insorti della Lega del Bene Pubblico, spalleggiati dal duca di Borgogna Carlo il Temerario.

L’anno successivo, la morte di Francesco Sforza sorprende Galeazzo Maria mentre si trova nel regno francese.

Il rientro attraverso le Alpi è difficoltoso e il duca in pectore rischia di essere catturato da Amedeo IX di Savoia, ostile agli Sforza. Grazie all’intercessione della madre, l’erede di Francesco può rientrare sano e salvo in Lombardia, dove è proclamato quinto dux Mediolani.

Nello stesso anno prende possesso anche di Genova, che il padre ha occupato nel 1464.

Il carattere di Galeazzo Maria non tarda a creargli antipatie e inimicizie. Il padre defunto è stato sì ambizioso e brillante ma anche prudente e calcolatore, talvolta vendicativo però ben conscio degli obiettivi da raggiungere.

Il giovane duca è spregiudicato, intemperante, privo di tatto diplomatico e arrogante, a tratti sadico e brutale. Contrariamente ai genitori, ama lo sfarzo e l’ostentazione della ricchezza, nonché la lussuria (di cui va addirittura fiero).

Dopo le prime azioni da regnante, comincia a mal sopportare la presenza della madre, che Francesco gli ha affiancato nelle sue volontà testamentarie, non fidandosi troppo del figlio.

Bianca Maria Visconti muore nel 1468, forse fatta avvelenare da Galeazzo Maria stesso. Nel medesimo anno il duca sposa Bona di Savoia, sorella di Amedeo IX.

I successivi atti del sovrano sono improntati a una politica che si mette sempre più in urto con gli alleati di Milano (primo fra tutti, lo stato fiorentino guidato dalla famiglia Medici) e riesce sempre meno a controbilanciare l’abilità di Lorenzo il Magnifico, destinato a diventare il regista degli equilibri di potere nella Penisola.

I progetti del duca sono molto ambiziosi ma, talvolta, poco realistici. Per esempio, la volontà di dotare lo stato sforzesco di una flotta da guerra, contando sulla potenza marinara di Genova.

Questo progetto si concretizza solo in parte. Uno dei tre arsenali navali voluti dal sovrano milanese è costruito alla Spezia fra il 1472 e il 1473.

Forte è l’entusiasmo di Galeazzo Maria per le manifatture lombarde. Le protegge contrastando la concorrenza commerciale di prodotti stranieri ma suscita in questo modo il malcontento dei mercanti fiorentini e genovesi.

In Lunigiana sostiene i tentativi del notabilato di Pontremoli di far elevare il luogo al rango di città e di sede vescovile. Il progetto non trovano però compimento immediato, a differenza di quanto è avvenuto a Sarzana.

Pochi anni prima, infatti, Ludovico Fregoso è riuscito a concretizzare la medesima ambizione per la capitale della sua signoria (la tiene fino al 1468), con formali riconoscimenti emanati dal pontefice Paolo II e dall’imperatore Federico III d’Asburgo fra il 1465 e il 1469.

Una parte della curia romana è ostile agli Sforza o, comunque, non vede di buon occhio la creazione di una nuova civitas episcopalis nella già frammentata Lunigiana.

Mentre Francesco Sforza ricerca la concordia partium ed è attento a mantenere gli equilibri politico-sociali interni a Milano e (per quanto possibile) a Genova, Galeazzo Maria è più propenso a scalzare questi assetti.

Cerca di praticare forme di accentramento e contrasta il potere delle grandi consorterie nobiliari: specialmente, quelle incentrate sui territori appenninici, più riottose verso l’autorità sforzesca.

I malumori contro il duca sfociano in una congiura, ordita da alcuni membri delle famiglie lombarde Lampugnani, Olgiati e Visconti.

Galeazzo Maria Sforza è ucciso il 26 dicembre 1476 sul sagrato della chiesa milanese di Santo Stefano (vicina a quelli che oggi sono l’Arcivescovado, piazza Fontana e l’Università Statale).

Temendo rivolte della popolazione e oltraggi contro il corpo del marito, la vedova Bona di Savoia fa comporre il cadavere, celebrare i funerali e inumare il feretro in gran fretta.

La salma del duca è sepolta prima nel Duomo di Milano, poi è traslata in una località rimasta tuttora segreta (in anni recenti è stata avanzata l’ipotesi della sua presenza in una chiesa di Melzo).

© Davide Tansini: tutti i diritti riservati – Pubblicato il 24 giugno 2022 – Aggiornato al 10 luglio 2022