Monterosso nel XV secolo


Storia del Medioevo e del Rinascimento
Dal 24 giugno al 6 novembre 2022
A cura di Davide Tansini
“Monterosso nel XV secolo”. A cura di Davide Tansini

Uno dei panorami più celebri di Monterosso è quello di punta Mesco e del suo promontorio, che racchiude le Cinque Terre verso nord.

Digradando dalla cima del monte Focone (486 metri di altitudine), i suoi dorsi e le sue falesie disegnano un profilo ben riconoscibile da tutti e cinque i borghi, tanto caratteristico da divenire uno dei simboli di questo spicchio di Liguria.

Monterosso occupa la parte sud del massiccio. La linea di crinale, risalendo dall’estremità della punta, segna il confine con Levanto in direzione della colla di Gritta.

Anche nel XV secolo la zona del Mesco è geograficamente decentrata, più impervia e meno popolata rispetto ad altre del territorio monterossino.

Lo testimonia il toponimo Fortetum, citato nei Capitula seu statuta approvati nel 1409: appunto, un luogo dalla boscaglia intricata, difficilmente accessibile.

Proprio lo sfruttamento della vegetazione arborea presente sulle pendici del Mesco costituisce un’importante risorsa per l’economia di Monterosso insieme all’abbondante arenaria: pietra da opera ottenibile in loco per semplice raccolta o da rudimentali cave a cielo aperto.

La significatività del luogo è confermata dalla presenza di una chiesa dedicata a Sant’Antonio e da un annesso monastero, tenuto nel XV dai padri Agostiniani.

L’edificio ecclesiale è documentato nella seconda metà del Trecento ma la sua origine potrebbe risalire all’XI, mentre la struttura conventuale sarebbe sorta nel Quattrocento.

Il complesso è abbandonato nel 1610 con il trasferimento dei padri agostiniani a Levanto. In quell’occasione una statua quattrocentesca raffigurante Sant’Antonio Abate è trasferita a Monterosso, dove è tuttora custodita presso l’oratorio Mortis et Orationis.

Il trascorrere dei decenni e la costruzione del vicino semaforo della Regia Marina nel XX secolo (che utilizza il sito come cava) danneggiano irrimediabilmente la struttura, ora allo stato di rudere.

Nel Quattrocento ai padri agostiniani è anche affidata la custodia della vedetta che monitora lo specchio di mare davanti a Monterosso: la guardiola del posto di osservazione sorge proprio sul confine tra Levanto e Monterosso.

Il promontorio del Mesco gode già allora di una certa fama, tanto da essere citato come riferimento nautico in un portolano del 1471, oggi conservato presso l’Archivio di Stato di Firenze.

© Davide Tansini: tutti i diritti riservati – Pubblicato il 24 giugno 2022 – Aggiornato al 10 luglio 2022