Monterosso nel XV secolo


Storia del Medioevo e del Rinascimento
Dal 24 giugno al 6 novembre 2022
A cura di Davide Tansini
“Monterosso nel XV secolo”. A cura di Davide Tansini

La cacciata degli Sforza da Genova nel 1478 non risolve l’endemica conflittualità interna alle oligarchie liguri, che negli anni successivi organizzano complotti e rivolte in rapida successione.

Nell’ottobre 1478 gli ex dogi Prospero Adorno e Ludovico Fregoso si pongono a capo di un governo che trova l’appoggio anche dell’ex condottiero sforzesco Roberto da Sanseverino, riparato nella città della Lanterna dopo il fallimento di un complotto contro la duchessa reggente di Milano Bona di Savoia. Lo sostiene anche il casato Fieschi, capeggiato da Gian Luigi Fieschi (Ibleto, invece, è stato imprigionato a seguito della cospirazione ordita da Roberto da Sanseverino).

La tregua non regge e nel novembre successivo si verifica un colpo di stato promosso da una fazione interna ai Fregoso e da Ibleto Fieschi, nel frattempo liberato dalla prigionia milanese e rientrato a Genova.

Pur avendo promesso alla duchessa di Milano il proprio appoggio per riportare la Superba sotto la signoria sforzesca, l’ecclesiastico fliscano spariglia le carte e consente l’elezione di Battista Fregoso come trentesimo doge della Repubblica di Genova.

Prospero Adorno e Ludovico Fregoso (cugino di Battista) sono costretti alla fuga e anche Roberto da Sanseverino è allontanato da Genova. Ibleto Fieschi si unisce alle forze dell’ex generale sforzesco e si reca con lui nell’estremo Levante ligure per cercare di recuperare i feudi di famiglia sottratti dodici anni prima dal duca Galeazzo Maria.

Nel medesimo 1478 le truppe del generale e del prelato riescono a scacciare dalle roccheforti di Varese e di Monte Tanano le truppe dei Landi, alleati degli Sforza.

Stabilita la loro base operativa nella val di Vara, minacciano i presidi milanesi di Borgotaro e di Pontremoli, grazie anche alla collaborazione dei cognati della duchessa: Sforza Maria Sforza e Ludovico il Moro, fuggiti da Milano dopo la fallita congiura del 1478 e giunti in Lunigiana nell’anno successivo.

Sforza Maria muore a Varese nel 1479: probabilmente, fatto avvelenare da Cicco Simonetta, segretario e braccio destro della duchessa Bona di Savoia.

Nel frattempo, la situazione lunigianese si è ulteriormente destabilizzata dopo un complotto contro Lorenzo de’ Medici, ordito nel 1478 dai banchieri fiorentini Jacopo e Francesco de’ Pazzi con il sostegno di vari membri delle famiglie Salviati e Orsini, del pontefice Sisto IV e del re di Napoli Ferdinando d’Aragona.

Lorenzo è sfuggito ai sicari ma suo fratello Giuliano è rimasto ucciso. Pur sventata, la cospirazione ha incrinato temporaneamente il prestigio mediceo e della repubblica gigliata.

Ne approfittano i Fregoso, che undici anni prima hanno venduto Sarzana proprio allo stato toscano e ora desiderano riacquisire il loro ex dominio.

Ludovico Fregoso sobilla una rivolta che scaccia le forze fiorentine dalla città: nel dicembre 1479 lui e suo figlio Agostino rientrano in possesso della signoria lunigianese (cui aggiungono il controllo di Avenza nel 1482).

Anche Ibleto Fieschi riprende l’iniziativa. Affianca Roberto da Sanseverino nell’ordire un colpo di stato per rovesciare il doge Battista Fregoso. Il complotto fallisce ma le forze dei congiurati riescono a riorganizzarsi: occupano Levanto ed entrano in armi nel territorio del ducato milanese, supportando così l’azione di Ludovico il Moro, che conquista Tortona.

Pressata da questi avvenimenti, Bona di Savoia convoca il cognato nel capoluogo lombardo per concordare una pacificazione.

Ludovico (che nello stesso anno ottiene l’appoggio del re di Napoli Ferdinando I di Trastámara e il titolo di duca di Bari) riesce così a rientrare nella corte ducale e si impone come principale consigliere della reggente.

Nel giro di pochi mesi consegue la tutela del nipote Gian Galeazzo Maria, nonché l’assenso della duchessa a esautorare e processare Cicco Simonetta, che finisce decapitato nel 1480.

Ormai padrone del ducato, Ludovico fa confinare Bona e Gian Galeazzo Maria, rispettivamente nei castelli di Abbiategrasso e di Pavia. Al ragazzo è offerto un soggiorno di delizie continue e svaghi spensierati che lo rendono avulso dalla politica, secondo i progetti dello zio.

Approfittando della momentanea debolezza del casato Medici e dell’isolamento politico della Repubblica di Genova, l’egemone di Milano fomenta le lotte intestine della Superba per poter aumentare l’influenza degli Sforza sull’area ligure e farla rientrare sotto la signoria del casato.

Dalla corte lombarda giungono finanziamenti che consentono a Ibleto Fieschi di assaltare Genova più volte fra il 1480 e il 1481.

I suoi tentativi sono puntualmente respinti dalle forze dei Fregoso e dei Torelli (deve anche abbandonare il controllo di Levanto nel 1481), mentre i Rossi di Parma gli contendono alcuni feudi appenninici.

Il dinamismo di Ludovico il Moro si riversa anche contro quest’ultima famiglia, i cui domini sono compresi nel ducato lombardo.

La vittoria sforzesca nel conflitto intrapreso contro questa dinastia fra il 1482 e il 1483 (la cosiddetta guerra dei Rossi) disgrega il potentato parmense.

Assestata la propria supremazia sul fronte interno, a Ludovico tocca affrontare una situazione non facile nel resto dello scacchiere italiano.

Il suo stato subisce le iniziative espansionistiche del canton Vallese, le cui truppe invadono la val d’Ossola ma sono sconfitte e respinte dall’esercito ducale nel 1484.

Nello stesso periodo assiste suo malgrado alla vittoria della Repubblica di Venezia e del pontefice Sisto IV contro i ducati estensi nella guerra di Ferrara (o del Sale), conclusasi sempre nel 1484.

Non può evitare l’inizio di un confronto sempre più serrato con il Regno di Francia retto dai sovrani Valois: fino al 1483 da Luigi XI, quindi da suo figlio Carlo VIII.

I re transalpini accampano diritti non solo su Genova ma anche sullo stesso trono milanese, prevalendosi dell’antica parentela con Valentina Visconti: figlia di Gian Galeazzo, consorte del duca Luigi d’Orléans e loro antenata.

A insidiare ulteriormente il prestigio dello stato sforzesco concorre la capacità politica di Lorenzo il Magnifico. Ripresosi dalla congiura dei Pazzi, il banchiere toscano diviene il riferimento dell’alleanza fiorentino-milanese e, in breve, l’ago della bilancia della politica italiana.

La cosa si riflette anche in Lunigiana, dove la repubblica gigliata può gestire a proprio vantaggio la successione al marchesato malaspiniano di Verrucola e attrarre sempre più nell’orbita di Firenze i signori di Massa e di Fosdinovo.

© Davide Tansini: tutti i diritti riservati – Pubblicato il 24 giugno 2022 – Aggiornato al 10 luglio 2022