Monterosso nel XV secolo


Storia del Medioevo e del Rinascimento
Dal 24 giugno al 6 novembre 2022
A cura di Davide Tansini
“Monterosso nel XV secolo”. A cura di Davide Tansini

Gli edifici religiosi sono fra i principali riferimenti per la comunità quattrocentesca di Monterosso.

I momenti principali della vita sociale e individuale dei monterossini (così come lo stesso scorrere del tempo) sono scanditi da solennità e rituali che hanno in chiese, cappelle, eremi e santuari il loro scenario privilegiato.

Ben lontana dall’essere una realtà statica e immutabile, la geografia religiosa di un territorio può cambiare anche profondamente nel corso dei secoli. Così, quella dell’odierna Monterosso è diversa rispetto a come appare nel Quattrocento.

Per esempio, non esiste ancora il convento dei padri Cappuccini con l’annessa chiesa di San Francesco, sorti fra il secondo e il terzo decennio del XVII secolo vicino alla sommità del colle di San Cristoforo sui terreni attigui all’antico castello (cui la medesima struttura conventuale si addossa).

Uguale considerazione vale per l’edificio di Sant’Andrea (o di Santa Maria Nascente), eretta nel Seicento come cappella privata della famiglia Saporiti.

Fra i monumenti più antichi tuttora sopravvissuti figura invece il complesso di Nostra Signora di Soviore, situato alle pendici dell’omonimo monte in posizione dominante sulle vallate monterossine (a circa 470 metri di altitudine).

Citato per la prima volta nel 1244, fa parte di una serie di santuari che coronano le Cinque Terre, in corrispondenza dei vari abitati.

Insieme agli altri, ricopre una grande importanza per gli abitanti del territorio medievale. Funge da collettore nel loro rapporto con l’elemento sacro, spesso mediato da credenze e culti pagani più antichi, che attribuiscono a particolari luoghi (specie se boscosi e difficilmente accessibili) precise valenze per la manifestazione del divino e del soprannaturale.

Nel XV secolo vi è annesso un ospedale, che offre ricovero ai pellegrini. Il santuario si trova infatti lungo un ramo della via dei Monti: l’itinerario che collega La Spezia e le Cinque Terre a Genova transitando presso il crinale sud-ovest della val di Vara.

A questa struttura di accoglienza se ne aggiunge un’altra: l’ospedale di Cornioli, situato presso il borgo sulla sponda sinistra del torrente Morione.

Nel 1474 risulta piuttosto ammalorato ed è aggregato a Soviore, perché questo gode di notevoli entrate economiche (detiene i diritti sui dazi del ponte di San Prospero a Padivarma, sul fiume Vara).

Nel 1488 il pontefice Innocenzo VIII concede all’istituzione soviorese il privilegio dell’indulgenza plenaria, acquistabile dai suoi pellegrini. Inoltre, dal 1974 la Madonna di Soviore è la patrona dell’attuale diocesi della Spezia-Sarzana-Brugnato.

Di ancor più antica menzione è la struttura ecclesiale di San Cristoforo. Citato nel 1231 e ubicato un tempo nell’area castellana a sud-est dell’odierno cimitero, il sito medievale è obliterato dalla costruzione e dall’ampliamento del camposanto nel XIX e nel XX secolo (la posizione della cappella cimiteriale richiama l’esistenza dell’edificio scomparso).

Nel Quattrocento è una pieve: quindi, ha la prelazione sulle altre chiese per la celebrazione dei battesimi, dei funerali e dei matrimoni. Tuttavia, quella di San Giovanni Battista gli contende la funzione di principale riferimento religioso del borgo (il titolo pievano è perĂ² certificato solo nel 1695).

Proprio nel Quattrocento sono documentati lavori eseguiti sull’edificio, svolti entro il 1417.

Scomparse sono anche due cappelle segnalate nel periodo 1470-1471: quella di San Nicolò in Valle (vicino all’oratorio di Santa Croce) e quella della Trinità (posizionata sulle pendici del colle di San Cristoforo presso l’odierna testata del viadotto ferroviario).

Sconsacrato e trasformato ma comunque superstite è il complesso della Maddalena, situato circa un chilometro a nord del borgo vecchio su un promontorio che digrada dalla colla di Gritta.

La chiesa più antica è denominata San Lorenzo in Terriccio (Sanctus Laurentius in Tericio): attestata nel 1244, è inglobata in un cenobio benedettino, dipendente dal monastero di San Gerolamo alla Cervara di Portofino.

Nel 1427 la struttura è oggetto di lavori, mentre nel 1478 l’istituto è riunito alla congregazione di Santa Giustina a Padova, cui resta legato fino alla sua soppressione nel XVIII secolo.

ancor oggi rintracciabili (benché ridotti allo stato di rudere) sono il convento e la chiesa di Sant’Antonio al Mesco, sull’omonimo promontorio al confine tra Levanto e Monterosso.

Il sito è menzionato nella seconda metà del Trecento e nel XV ospita una comunità di Agostiniani. A loro è affidata la custodia del posto di guardia che vigila sulla baia antistante Monterosso (l’edificio della guardiola sorge sulla linea confinaria tra Levanto e Monterosso).

Nel 1610 i padri eremitani abbandonano il luogo trasferendosi a Levanto. In quell’occasione una statua lignea raffigurante Sant’Antonio Abate è traslata a Monterosso nell’oratorio Mortis et Orationis (chiamato dei Neri).

Se quest’ultimo non è ancora esistente nel Quattrocento, lo è invece il suo omologo di Santa Croce (detto dei Bianchi), in costruzione nel 1405 e ultimato nel 1433.

Nel XV secolo i monterossini hanno ben presente nella loro vita quotidiana la chiesa di San Giovanni Battista, che è l’edificio sacro principale del borgo antico (quantomeno per la collocazione centrale).

Nominata come ecclesia de mari (chiesa del mare, vicino al mare), è costruita fra il 1244 e il 1307. In quell’anno è completata la sua caratteristica facciata bicroma in marmo bianco e serpentino scuro, mentre il suo fonte battesimale risale al 1360.

Nel Quattrocento, invece, avviene il sopralzo del suo caratteristico campanile merlato, che nel passato fa parte delle opere difensive del borgo.

© Davide Tansini: tutti i diritti riservati – Pubblicato il 24 giugno 2022 – Aggiornato al 10 luglio 2022