Monterosso nel XV secolo


Storia del Medioevo e del Rinascimento
Dal 24 giugno al 6 novembre 2022
A cura di Davide Tansini
“Monterosso nel XV secolo”. A cura di Davide Tansini

Nel 1483 l’arcivescovo genovese Paolo Fregoso destituisce il nipote Battista dalla carica di doge ed è elevato lui stesso al trono dogale per la terza volta.

Durante il suo governo tenta di pacificare le fazioni cittadine affrontatesi nelle lotte degli anni precedenti. Inoltre, cerca di aiutare gli individui vittime di fallimenti e di sequestri, anche con la fondazione del Monte di Pietà di Genova.

Per contrastare ribelli e fuorusciti collabora con Ibleto Fieschi, rientrato in città e riconciliatosi con il prelato fregosiano.

Il doge emana inoltre leggi suntuarie per contenere il lusso fra i ceti più ricchi, che da Firenze gli valgono il plauso del frate Girolamo Savonarola.

Nello stesso 1483 offre sostegno ai signori di Sarzana Ludovico e Agostino Fregoso, minacciati dal conflitto avviato dalla Repubblica Fiorentina per recuperare la roccaforte lunigianese (Avenza è conquistata in quell’anno).

Impossibilitati a fronteggiare le forze toscane, nell’aprile 1484 i due Fregoso vendono la città alla Casa delle Compere e dei Banchi di San Giorgio, siglando dopo sessantatré anni la fine del dominio fregosiano sulla bassa Lunigiana.

Come reazione, lo stato gigliato fa occupare il centro di Pietrasanta, da anni sotto il controllo della Superba.

Per fermare l’escalation militare si ricorre alla mediazione del pontefice Innocenzo VIII, che nel gennaio 1486 fa sottoscrivere ai due contendenti un lodo basato sulla conferma di Sarzana e di Pietrasanta ai rispettivi occupanti.

Nonostante il trattato, l’esercito genovese attacca la fortezza fiorentina di Sarzanello nel marzo 1487. L’assalto fallisce e le forze della Superba riparano a Sarzana per sostenere la risposta avversaria, approvata dal papa e appoggiata dalle truppe del marchese Gabriele II Malaspina di Fosdinovo.

Il capoluogo della bassa Lunigiana è posto sotto assedio fino al giugno 1487, quando cade in mano alla Signoria gigliata.

Le settimane seguenti vedono alternarsi i contrattacchi genovesi e le manovre toscane per consolidare le posizioni acquisite. Le operazioni militari coinvolgono quasi l’intera val di Magra, toccando i feudi dei Malaspina e arrivando a lambire il territorio ducale di Pontremoli.

La guerra di Sarzana e le minacce al territorio del proprio stato inducono Ludovico il Moro a intervenire direttamente nell’area ligure, anche per impedire un eccessivo rafforzamento del prestigio fiorentino e di Lorenzo de’ Medici.

In particolare, vuole evitare un tracollo del regime genovese: con la sconfitta della Superba nella guerra di Sarzana, il doge Paolo Fregoso ha visto ridurre drasticamente il consenso al suo governo da parte dei populares (tradizionali sostenitori dei cappellazzi).

Anche per ridare alla Superba il controllo di Sarzana, il duca di Milano promuove il ritorno di Genova sotto la signoria del proprio casato, un decennio dopo le rivolte del 1477-1478.

Il 12 luglio 1487 il doge uscente annuncia l’«aderenza» al dominio sforzesco. Come governatore è scelto il medesimo Paolo Fregoso, per garantire un passaggio di consegne meno traumatico possibile.

In effetti, l’atto suscita l’ostilità di Ibleto Fieschi. Insieme al casato Adorno e all’ex doge Battista Fregoso si pone a capo di coloro che si oppongono alla dedizione.

Gli insorti accusano l’arcivescovo di strumentalizzare la difficile situazione politica di Genova per tornaconto personale e dei suoi partenti più stretti.

Ludovico il Moro ha infatti concesso a Paolo Fregoso il vicariato della Spezia, per suo figlio Alessandro il vescovato di Ventimiglia e per un altro figlio, Fregosino, la mano di Chiara Sforza, nipote dello stesso Ludovico.

Nell’agosto 1488 le forze di Paolo e Fregosino Fregoso sono assalite dai partigiani avversari per le strade di Genova e sono costrette a riparare nelle fortezze cittadine in attesa dei soccorsi.

L’intervento dell’esercito ducale fra il settembre e l’ottobre 1488 pone fine alle sommosse e sancisce l’acquisizione della Superba al dominio sforzesco per la seconda volta.

L’arcivescovo Paolo e suo figlio Fregosino lasciano la città con una pensione annua rispettivamente di 6.000 e 1.000 monete d’oro (pari oggi a diverse centinaia di migliaia di euro). Il loro congiunto Battista è esiliato, mentre Agostino Adorno (la cui consorteria ha cambiato schieramento) è nominato nuovo governatore.

Compiendo un’abile manovra, anche Ibleto Fieschi passa dalla parte dei nuovi dominatori e, con il sostegno di Ludovico il Moro, può recarsi a Roma per ottenere la creazione a cardinale.

© Davide Tansini: tutti i diritti riservati – Pubblicato il 24 giugno 2022 – Aggiornato al 10 luglio 2022