Monterosso nel XV secolo


Storia del Medioevo e del Rinascimento
Dal 24 giugno al 6 novembre 2022
A cura di Davide Tansini
“Monterosso nel XV secolo”. A cura di Davide Tansini

Il Ducato di Milano nasce nel 1395 con l’elevazione al rango ducale del dominio di Gian Galeazzo Visconti, vicario imperiale e signore del capoluogo lombardo.

La compagine statale raccoglie i territori allora soggetti alla dominazione del casato visconteo, che dal XIII secolo ha legato le proprie sorti a Milano, facendo propri l’intraprendenza e lo spirito espansionistico dei suoi ceti mercantili e manifatturieri.

La patente di investitura a duca, rilasciata dal re dei Romani Venceslao di Lussemburgo, è concessa dietro il pagamento di 200.000 fiorini d’oro (oggi sarebbero pari a diverse centinaia di milioni di euro).

La cifra è molto consistente, tanto che il suo esborso causa problemi di stabilità monetaria declassando la valuta milanese, considerata fino ad allora molto solida. Non più garantiti dalle riserve auree del signore, i pezzi milanesi di alto valore finiscono per essere accettati con maggiori difficoltà nelle transazioni.

Alla fine del XIV e all’inizio del XV secolo il Ducato di Milano è la maggiore forza militare nel nord Italia e fra i principali attori politici della Penisola, capace di influire a livello europeo.

All’apice della loro estensione, poche settimane prima della morte di Gian Galeazzo nel settembre 1402, i domini di casa Visconti si estendono fra gli attuali territori dell’Emilia, della Liguria, della Lombardia, del Piemonte, del Ticino, della Toscana, del Trentino, dell’Umbria e del Veneto.

Nella zona attorno all’estremo Levante ligure comprendono Avenza, Carrara, Pontremoli e Sarzana.

La scomparsa del primo duca e la successione di suo figlio Giovanni Maria generano un periodo di instabilità durante il quale le città sottoposte ai Visconti si sottraggono all’obbedienza ducale.

Solo con l’ascesa al trono di Filippo Maria, fratello minore di Giovanni Maria, si avvia un processo di riunificazione che, per via militare o diplomatica, porta a ricompattare parte del dominio di Gian Galeazzo.

Le riconquiste operate dal terzo duca si protraggono fino al 1422. Fra i territori aviti il sovrano milanese riesce a ricuperare Bergamo, Bobbio, Borgo San Donnino (oggi Fidenza), Brescia, Como con il Lecchese, Crema, Cremona, Lodi, Parma, Piacenza, Sondrio e la Valtellina, Vercelli e il Ticino (ottiene Alessandria, Novara, Pavia, Tortona e il Varesotto già nel 1412 grazie a un accordo con il condottiero Facino Cane).

Le complesse vicende delle cosiddette guerre di Lombardia fra gli anni ’20 e ’50 del XV secolo portano a sensibili modificazioni nell’assetto territoriale del Ducatus Mediolani.

Brescia è persa nel 1426 e Bergamo è ceduta nel 1428 (entrambe a favore della Repubblica di Venezia). In questo stesso anno Filippo Maria Visconti è costretto a patteggiare con Amedeo VIII di Savoia, assegnandogli il controllo di Vercelli.

Pontremoli è riacquisita nel 1431 ma dieci anni dopo, insieme a Cremona, è assegnata alla figlia del sovrano milanese, Bianca Maria, quale dote per il suo matrimonio con il condottiero Francesco Sforza.

La morte di Filippo Maria Visconti nel 1447 porta a un periodo di disordini come avvenuto quarantacinque anni prima con il decesso di Gian Galeazzo.

La sovranità su Milano è ereditata dall’Aurea Repubblica Ambrosiana ma gran parte delle città già soggette alla casa della Vipera si rendono indipendenti o si consegnano ad altre signorie.

L’intricato scenario politico e militare generatosi da questi eventi vede affrontarsi con mutevoli schieramenti la Repubblica di Venezia, gli stati sabaudi, il marchesato di Mantova e Francesco Sforza.

Proprio quest’ultimo conquista Milano nel 1450 e, dopo aver sostenuto ulteriori conflitti nella Valpadana, è riconosciuto duca di Milano con la pace di Lodi del 1454.

Pur riaggregando Cremona e Pontremoli, il dominio di cui il condottiero si è impadronito è incorso in un’altra significativa decurtazione nel 1449, con la dedizione di Crema alla Serenissima.

Il sistema politico inaugurato nel 1454 con il trattato di Lodi e la Lega Italica consente di mantenere l’assetto territoriale dello stato milanese sostanzialmente inalterato sino alla fine del Quattrocento.

Al suo interno sono inclusi comprensori (specie nell’area appenninica) che godono di larghe autonomie o di importanti prerogative feudali. Sono variamente conosciuti sotto le denominazioni di Stato Rossi, Stato Pallavicino, Principato di Pavia, Stato Vermesco e Stato Borromeo.

Nel 1464 Francesco Sforza acquisisce la signoria su Genova ma i domini della Superba non sono aggregati al ducato di Milano, conservando peculiarità amministrative e politiche ben distinte da quelle lombarde. Tale assetto è mantenuto anche con il successore Galeazzo Maria, asceso al trono nel 1466.

Dopo l’omicidio di quest’ultimo nel 1476, le sollevazioni del 1477-1478 e la conseguente cacciata degli Sforza, il Genovesato ritorna sotto l’autorità della dinastia ducale nel 1487-1488 con Ludovico il Moro (che fino al 1494 governa in nome del nipote Gian Galeazzo Maria). Anche in questo caso, non c’è alcuna fusione tra lo stato ligure e quello padano.

Per consuetudine, ogni sovrano milanese del XV secolo nei documenti ufficiali utilizza non solo il titolo di Mediolani dux (e, quando in carica, di Ianuae dominus) ma anche quelli relativi ai singoli domini territoriali che compongono il Ducato: secondo i casi, Cremonae dominus (signore di Cremona), Papiae comes (conte di Pavia), Parmae dominus (signore di Parma), Angleriae comes (conte di Angera) e diversi altri.

Fra il 1478 e il 1480 il territorio ducale subisce un’ulteriore decurtazione con la cessione della val Leventina al cantone svizzero di Uri.

Sullo scorcio del Quattrocento il regime sforzesco è travolto dall’azione congiunta del Regno di Francia e della Repubblica di Venezia. La guerra, conclusasi nel 1500, porta alla caduta di Ludovico il Moro e alla proclamazione del re di Francia Luigi XII di Valois-Orléans a duca di Milano e a signore di Genova.

Per la sua partecipazione alla campagna francese, la Serenissima occupa il Cremonese e la Geradadda, tenuti fino al 1509.

Tre anni più tardi i cantoni elvetici si impadroniscono del Ticino e nel 1521 Parma, Piacenza e Borgo San Donnino sono incamerati negli stati della Chiesa.

Queste vicende delineano la fisionomia che il Ducato di Milano assume per tutto il resto del XVI secolo, ormai concentrata negli odierni territori della Lombardia occidentale e del Piemonte orientale.

La morte dell’ultimo sovrano sforzesco Francesco II, avvenuta nel 1535, porta lo stato milanese a ritornare per devoluzione fra le disponibilità dell’imperatore, che all’epoca è Carlo V d’Asburgo.

Il sovrano assegna il Ducato di Milano al figlio Filippo, che nel 1556 è proclamato re di Spagna.

Dagli anni ’30 del Cinquecento fino all’abolizione del titolo ducale nel 1796 lo stato milanese resta uno dei principali riferimenti in Italia della Corona asburgica: il ramo iberico fino al 1700, quello austriaco dal 1706.

© Davide Tansini: tutti i diritti riservati – Pubblicato il 24 giugno 2022 – Aggiornato al 10 luglio 2022