Monterosso nel XV secolo


Storia del Medioevo e del Rinascimento
Dal 24 giugno al 6 novembre 2022
A cura di Davide Tansini
“Monterosso nel XV secolo”. A cura di Davide Tansini

Il castello di Corvara sorge alla sommità dell’omonimo abitato oggi frazione del comune di Beverino: sul crinale del monte Trezzo, che digrada verso il torrente Riccò fra il canale di Trezzo e il rio Recanevo (in linea d’aria, circa sette chilometri a nord-est di Monterosso).

Menzionato nel 1077, l’abitato di Corvara riveste una notevole importanza nell’insediamento della val di Vara: è una curia (insieme a Ripalta) e diventa in seguito sede di una podesteria.

Già appartenuto agli Este, il borgo è riconosciuto da Federico Barbarossa a Opizzo Malaspina nel 1163, durante le lotte che oppongono l’imperatore alla Lega Lombarda.

Negli anni ’10 del XIII secolo il posto è conteso tra i rami del casato malaspiniano, la Repubblica di Pisa e quella di Genova.

A spuntarla è quest’ultima, che nel 1216 riesce a impadronirsi del castello corvarese.

Nel Duecento l’abitato gode di una notevole floridità economica, tanto che nel 1236 può armare a spese proprie una galea inviata nello stretto di Gibilterra a difendere gli interessi di Genova a Ceuta, posta sotto assedio.

Il luogo passa in seguito sotto il controllo dei signori Da Vezzano, quindi entra stabilmente fra i territori controllati dalla Superba.

La distruzione di Carpena nel 1371 e lo spostamento della relativa podesteria alla Spezia accentrano progressivamente le funzioni amministrative nell’odierno capoluogo, facendo decadere quelle di Corvara.

In particolare, nel 1458 la Repubblica di Genova riorganizza la vicaria spezzina, sottraendo alla giurisdizione corvarese gli abitati nella valle del torrente Riccò.

Anche l’importanza strategica del luogo va diminuendo, benché gli edifici fortificati del borgo rimangano in buone condizioni fino al XVIII secolo.

I resti delle strutture in pietra del castello corvarese sono riconoscibili sul poggio che domina l’abitato, a circa 360 metri di altitudine.

Frammentari e soffocati dalla vegetazione, non consentono una chiara individuazione del loro sviluppo e della loro funzione.

Le tracce più consistenti sono ubicate sul lato occidentale: tratti murari di rozzi blocchi lapidei addossati a un affioramento roccioso e muniti di buche pontaie.

© Davide Tansini: tutti i diritti riservati – Pubblicato il 24 giugno 2022 – Aggiornato al 10 luglio 2022