Monterosso nel XV secolo


Storia del Medioevo e del Rinascimento
Dal 24 giugno al 6 novembre 2022
A cura di Davide Tansini
“Monterosso nel XV secolo”. A cura di Davide Tansini

Gli elenchi di battaglie, campagne militari, invasioni, conquiste e riconquiste sono scanditi da date che, nella nitidezza delle loro cifre, paiono sempre definite, offrendo la tentazione di distinguere con dualistica precisione il tempo della guerra da quello della pace.

Più ci si addentra nei meandri delle carte e delle testimonianze documentali, più si comprende che la realtà storica è ben diversa.

Soprattutto, in un’area frammentata e travagliata come il Levante ligure e la Lunigiana del XV secolo, dove si fronteggiano e si scontrano gli interessi di signorie de iure e signorotti de facto, consorterie feudali, repubbliche e ducati.

Il 1485, per esempio, è considerato un anno piuttosto tranquillo per queste terre e i loro dintorni: in effetti, nella zona tra Emilia occidentale, alta Toscana e Liguria gli eventi bellici sono meno intensi rispetto a quelli del triennio precedente.

Il periodo compreso fra il 1482 e il 1484 assiste a diversi conflitti. Un’azione militare avviata da Ludovico il Moro porta le truppe del Ducato di Milano ad abbattere i potentati dei Rossi di Parma. La Repubblica Fiorentina è impegnata a fronteggiare i signori di Sarzana Ludovico e Agostino Fregoso (cui sottraggono Avenza nel 1483).

Sia la guerra rossiana sia le campagne fiorentine sono a loro volta fra le cause che innescano la guerra del Sale, intrapresa dalla Serenissima e dagli stati pontifici contro lo stato toscano e i ducati estensi di Ferrara, Modena e Reggio.

Inoltre, le repubbliche di Firenze e di Genova si scontrano per il controllo di Pietrasanta e di Sarzana. Nel 1484 quest’ultima città è venduta dai Fregoso alla Casa delle Compere e dei Banchi di San Giorgio.

Nel 1485 sono ormai avanzate le trattative fra gli stati di Firenze e di Genova per stipulare un accordo di pace: alla Signoria gigliata spetterebbe Pietrasanta (conquistata l’anno prima), mentre Sarzana rimarrebbe alla Superba (in gestione al Banco di San Giorgio).

La situazione nella val di Magra è tutt’altro che quietata e alla fine di luglio i due schieramenti si combattono ancora attorno alle mura sarzanesi.

I comandanti fiorentini hanno l’ordine di attaccare battaglia solo se sicuri di poter ricavare importanti vantaggi ma debbono comunque stare all’erta.

Nel mese di agosto è sventato un complotto ordito da parte genovese per impadronirsi di Bagnone, località presidiata dal marchese di Fosdinovo Gabriele II Malaspina.

Quest’ultimo è sì un accomandato e il più importante supporto militare della Repubblica toscana in Lunigiana ma ha motivi di attrito con il medesimo stato fiorentino.

Infatti, sempre in agosto le milizie di due connestabili gigliati impediscono ai soldati marchionali di acciuffare i responsabili di un fallito sequestro ai danni di un ricco abitante di Fosdinovo.

Il capitano fiorentino di Sarzanello è incaricato di risolvere l’incidente ma poco dopo Gabriele protesta nuovamente con lui perché l’ufficiale ha catturato e sottoposto a tortura un suo uomo, inviato nelle vicinanze di Sarzana per spiare gli avversari genovesi.

Anche i comandi della Signoria gigliata, d’altro canto, intraprendono attività d’intelligence.

Intavolano una trattativa con alcuni cospiratori di Villa (nel passato feudo dei Fregoso e ora sotto controllo nominale della Superba), che intendono consegnare la località allo stato fiorentino.

Il negoziato, però, non porta ad alcun esito immediato (solo l’anno successivo la dedizione riesce, suscitando la disapprovazione di Ludovico il Moro).

Questo tentativo si aggiunge ad altri piani che a Firenze si studiano per spostare l’azione militare nel Genovesato.

Già nel dicembre 1484 la Signoria toscana ha progettato di attaccare la roccaforte di Porto Venere mentre nel gennaio successivo il governo della Dominante e lo stesso doge Paolo Fregoso temono un’aggressione vicino all’area di Monterosso, contro Levanto.

La complessità della situazione è testimoniata anche dai timori che serpeggiano fra molte persone.

Gli abitanti di Castelnuovo (già dominio fregosiano come Villa e posta a meno di cinque chilometri sia da Sarzana sia da Fosdinovo) sono preoccupati che il negoziato di pace assegni la loro terra alla Repubblica di Genova: rischierebbero di trovarsi su una linea di confine, pericolosamente esposti a eventuali attacchi e rappresaglie.

Hanno paura anche i soldati del presidio fiorentino di Sarzanello: di una possibile pestilenza, tanto che all’inizio dell’autunno disertano in gran numero abbandonando la roccaforte.

Proprio la presenza di nutriti contingenti militari è un elemento di insicurezza per tutta la zona.

In gennaio si verificano alcune razzie ai danni dei sudditi ducali. Alberto Bruscoli, commissario sforzesco di Pontremoli, protesta con Gabriele Malaspina: nell’azione, compiuta dai provvisionati fiorentini, è coinvolta anche la compagnia comandata dal figlio del feudatario, Galeotto.

Il mese seguente tocca però a Gabriele subire un’incursione nelle proprie terre. Il marchese di Fosdinovo incolpa quello di Lusuolo, accomandato del duca milanese. Stavolta, l’ufficiale del duca si pone come mediatore per sedare la lite tra i due Malaspina.

Alberto interviene nuovamente in aprile per disinnescare una situazione di pericolo potenziale a Godano, distante pochi chilometri dalla frontiera dello stato milanese.

Per evitare che il possesso della località varese riaccenda ostilità mai estinte tra i Fieschi, i Fregoso, i Malaspina e la Superba (magari, con l’intromissione della Repubblica Fiorentina), il commissario fa occupare il locale castello da un suo contingente di armati.

La pace (quella diplomatica) tra le repubbliche di Firenze e di Genova è siglata a Roma il 16 gennaio 1486, a conclusione di quest’«anno piuttosto tranquillo».

© Davide Tansini: tutti i diritti riservati – Pubblicato il 24 giugno 2022 – Aggiornato al 10 luglio 2022