Monterosso nel XV secolo


Storia del Medioevo e del Rinascimento
Dal 24 giugno al 6 novembre 2022
A cura di Davide Tansini
“Monterosso nel XV secolo”. A cura di Davide Tansini

Nel 1488 le truppe di Ludovico il Moro restaurano la signoria sforzesca su Genova, minacciata dalla sconfitta subita nel conflitto di Sarzana e dal riacutizzarsi delle lotte intestine.

La politica del duca di Bari è molto ambiziosa e si rivolge alla Romagna per insediarvi zone d’influenza.

Fra il 1488 e il 1499 su Imola e Forlì signoreggia una nipote di Ludovico, Caterina Sforza (più tardi nota come la Tigre di Forlì), figlia illegittima di suo fratello Galeazzo Maria e moglie di Girolamo Riario, già cospiratore contro i Medici nella congiura dei Pazzi.

Proprio le scelte matrimoniali dell’egemone di Milano consolidano ulteriormente il prestigio del ducato lombardo (anche fuori dalla Penisola) e cercano di contrastare l’influenza di altre potenze italiane: in primo luogo, della Repubblica veneziana (ostile a Milano e agli Sforza) e di quella fiorentina (alleata dello stato lombardo).

Nel 1491 Ludovico il Moro convola a nozze con Beatrice d’Este, figlia del duca di Ferrara, Modena e Reggio Ercole I.

Lo stesso anno fa sposare il nipote (e duca de iure) Gian Galeazzo Maria con Isabella d’Aragona, nipote del re di Napoli Ferdinando I d’Aragona e cugina di Beatrice.

Nel 1494 sua nipote Bianca Maria Sforza, sorella di Gian Galeazzo Maria, si unisce in matrimonio con Massimiliano d’Asburgo, re di Germania (e imperatore dal 1508).

Dopo aver avuto tre figli dalla moglie Isabella (Francesco Maria detto il Duchetto, Ippolita Maria e Bona Maria), il duca di Milano muore nell’ottobre stesso anno. Su Ludovico il Moro si addensano i sospetti di aver provocato ad arte la morte del nipote.

In effetti, la politica da lui adottata fra gli anni ’80 e ’90 del XV secolo è improntata a un marcato opportunismo e a un’intensa ricerca di prestigio.

Il decesso di Gian Galeazzo Maria segue quello di Lorenzo de’ Medici, avvenuto nel 1492. La scomparsa del capofamiglia mediceo e la successione del figlio Piero (detto il Fatuo, politicamente meno abile del padre a reggere la criptosignoria fiorentina) segnano un momentaneo declino dell’influenza gigliata in Italia e, per converso, un rinnovato slancio della diplomazia milanese.

Ludovico fa leva sulla crisi successoria e sul bisogno di stabilità della politica italiana per estromettere il pronipote Francesco dal trono e farsi proclamare duca di Milano, coronando così la propria ambizione.

L’atto ha l’appoggio di Massimiliano d’Asburgo, che riconosce la legittimità della successione. Il re dei Romani intende infatti servirsi della forza politico-militare degli Sforza per contrastare il Regno di Francia, che minaccia i territori della Borgogna sotto controllo asburgico.

Fino 1494 Massimiliano ha infatti amministrato lo stato borgognone per conto del figlio Filippo (detto il Bello). Questi è nato dal suo matrimonio con Maria, figlia del duca Carlo il Temerario, grande rivale del re Luigi XI di Valois.

Uguale riconoscimento per il dux Mediolani giunge dalla corte aragonese di Alfonso II di Trastámara, succeduto sul trono di Napoli al padre Ferdinando I nel gennaio dello stesso 1494 e desideroso di contrastare le rivendicazioni francesi sul Mezzogiorno italiano.

Anche il pontefice Alessandro VI (al secolo Rodrigo Borgia) fornisce il suo appoggio. Nel 1492 il cardinale Ascanio Maria Sforza, fratello minore di Ludovico, ha sostenuto il prelato spagnolo nel conseguire la cattedra di San Pietro.

Divenuto papa, il pontefice ha compensato l’aiuto fornito dal casato sforzesco nominando Ascanio Maria vicecancelliere della curia apostolica e fornendo un tacito assenso alle mire del Moro sul trono milanese.

Il nuovo duca, però, intende spingersi ben oltre l’equilibrio di forze della politica italiana.

Con un coup de théâtre che sconvolge l’intera Penisola, nello stesso 1494 offre il suo appoggio al re di Francia Carlo VIII di Valois per tentare la conquista del Meridione, che le dinastie francesi e spagnole si contendono fin dalla guerra del Vespro nel XIII secolo.

Pur legato al sovrano di Napoli (sua moglie Beatrice è nipote del re Alfonso II, mentre la vedova di Gian Galeazzo Maria ed ex duchessa di Milano ne è la secondogenita), Ludovico promuove la spedizione, convinto di potersene servire per aumentare la propria influenza.

Soprattutto, intende ridimensionare la potenza dello stato aragonese e della Repubblica Fiorentina, consacrandosi definitivamente come ago della bilancia dello scacchiere italiano.

Nel settembre 1494 Carlo scende in Italia conducendo un’armata di circa 30.000 uomini, inclusi circa 5.000 mercenari svizzeri. Il duca di Milano lascia libero passo all’esercito transalpino attraverso i territori sforzeschi a sud del Po.

L’arrivo dell’armée in Lunigiana alla fine di ottobre ha un impatto devastante per Firenze. I luoghi che lo stato gigliato controlla nella val di Magra sono lasciati alle razzie e agli attacchi degli invasori.

Privo del tradizionale supporto militare fornito dagli Sforza e abbandonato dai suoi sostenitori (come il marchese di Fosdinovo Gabriele Malaspina), il regime mediceo è impreparato a fronteggiare la situazione e collassa.

Tutti i capisaldi lunensi ottenuti dalla repubblica toscana a partire dall’inizio del XV secolo vanno persi.

Filattiera e Treschietto sono conquistate; Bagnone e Fivizzano sono messe a sacco per aver opposto resistenza (Fivizzano si consegna più tardi al marchese Gabriele); Albiano, Caprigliola, Nicola e Ortonovo si arrendono senza combattere; Falcinello effettua una spontanea dedizione al marchese di Fosdinovo ma è comunque occupata dai soldati transalpini; la rocca di Castelnuovo è posta sotto assedio.

La popolazione di Pisa si ribella, caccia le autorità fiorentine e cerca l’aiuto di re Carlo contro i Medici.

Per evitare una sorte peggiore al resto dello stato Piero il Fatuo incontra il sovrano francese a Sarzana e gli cede il controllo della città insieme a Sarzanello, a Pietrasanta e alla rocca di Castelnuovo.

Quest’atteggiamento giudicato troppo arrendevole provoca una rivolta nel capoluogo toscano: il popolo insorge contro il governo e bandisce Piero, anche grazie al sostegno di fra’ Girolamo Savonarola, da tempo oppositore della criptosignoria medicea.

L’evolversi degli eventi sconvolge i piani di Ludovico il Moro, che tra l’ottobre e il novembre raggiunge la Lunigiana accompagnando l’armata francese.

Il sovrano conta sulla resistenza delle piazzeforti toscane per impedire l’arrivo delle milizie transalpine nel Mezzogiorno. Progetta di intervenire al momento opportuno per sottrarre Sarzana e Pietrasanta alla Repubblica Fiorentina e riportarle sotto il controllo della Casa delle Compere e dei Banchi di San Giorgio (quindi, nella sua area d’influenza).

Il piano sforzesco va però a monte e il duca riesce solo a impedire che il marchese di Fosdinovo Gabriele Malaspina completi l’acquisto di Castelnuovo, Ortonovo e Nicola dalla Corona francese: dà il suo assenso affinché il Banco di San Giorgio ricompri le tre località dal feudatario malaspiniano nel mese di dicembre.

Inoltre, Ludovico è costretto a offrire al re Valois 200.000 ducati (oggi sarebbero molte decine di milioni di euro) perché l’armée non sverni nei territori ducali, causando così gravi danni.

Dopo essere entrato a Firenze in novembre, Carlo VIII raggiunge Roma nel mese successivo. Il suo esercito conquista Napoli nel febbraio 1495 ma il dominio francese sul capoluogo campano è di breve durata, tanto che in poche settimane la spedizione è costretta a tornare oltralpe.

Cercando di destreggiarsi nel complesso scenario venutosi a creare, il duca di Milano aderisce alla lega che la Repubblica di Venezia forma insieme agli Aragona, agli stati pontifici, al Marchesato di Mantova e alle forze genovesi contro il sovrano Valois.

Rientrando dal sud Italia, l’armata è condotta dal nobile milanese Gian Giacomo Trivulzio, ostile a Ludovico il Moro. L’esercito transita di nuovo per la Lunigiana ma, stavolta, le sue azioni aggressive si indirizzano anche verso la Riviera di Levante e hanno un forte impatto per i territori sforzeschi.

Pontremoli è saccheggiata e data alle fiamme, mentre i comandanti del castello di San Giorgio e della Bastia della Spezia consegnano le loro fortezze a re Carlo, passando al seguito di Gian Giacomo Trivulzio. Anche Porto Venere è occupata dall’esercito transalpino.

La spedizione raggiunge poi Fornovo di Taro. La battaglia combattuta il 7 luglio presso quella località impedisce che l’armée dilaghi nella Valpadana ma non può evitare che conquisti Novara (poi ripresa dagli sforzeschi entro poche settimane).

L’esito incerto dello scontro valtarese e la cattura di tutte le forze navali francesi operanti nel mar Ligure, avvenuto tra Rapallo e Sestri Levante nella primavera dello stesso anno, accelera il ritorno del sovrano Valois in Francia.

© Davide Tansini: tutti i diritti riservati – Pubblicato il 24 giugno 2022 – Aggiornato al 10 luglio 2022