Monterosso nel XV secolo


Storia del Medioevo e del Rinascimento
Dal 24 giugno al 6 novembre 2022
A cura di Davide Tansini
“Monterosso nel XV secolo”. A cura di Davide Tansini

Le vicende del biennio 1494-1495 hanno un enorme impatto sulla politica italiana, destinato a sconvolgere le sorti della Penisola e il destino personale di Ludovico il Moro.

Dopo il suo sostegno alla spedizione di Carlo VIII nel Mezzogiorno e il successivo voltafaccia a favore della Serenissima, il duca di Milano e signore di Genova vede svanire l’alleanza ormai sessantennale tra il proprio casato e la Repubblica Fiorentina, nonché l’appoggio del Regno di Napoli.

Pur avendo contrastato l’esercito francese nel 1495, Ludovico consegue risultati molto modesti rispetto ai progetti dell’estate 1494.

Il Banco di San Giorgio è riuscito a ottenere il controllo del Sarzanese (Castelnuovo, Nicola e Ortonovo già nel dicembre 1494, Sarzana e Sarzanello tra il febbraio e il marzo 1496) ma Pietrasanta, dopo cinquantanove anni, torna alla Repubblica di Lucca nel medesimo 1496.

Ormai slegato dall’egemonia dei Medici e ostile al Ducato di Milano come nella prima metà del XV secolo, lo stato fiorentino è entrato in guerra aperta contro Gabriele II Malaspina di Fosdinovo, cui ha sottratto Fivizzano.

La contesa si trascina sino alla fine del secolo e rinfocola l’instabilità della regione, coinvolgendo nel conflitto contro Gabriele anche il marchese di Lusuolo Giacomo Ambrogio Malaspina, accomandato del duca di Milano.

Pure nel Genovesato la situazione non è favorevole al dux Mediolani: la spedizione francese del 1494-1495 ha infatti rinvigorito le tensioni fra e dentro i casati liguri.

In quell’occasione il cardinale Ibleto Fieschi, l’ex doge Paolo Fregoso e il cardinale Giuliano della Rovere (futuro papa Giulio II) si sono schierati con il re transalpino per indurlo a conquistare Genova scacciando gli Sforza.

Il progetto non è andato a buon fine e le forze dei cospiratori, sbarcate nel Tigullio, sono state sconfitte a Rapallo e a Chiavari nel 1495.

Il tentativo dei congiurati ha aperto una frattura in seno alla stessa consorteria fliscana: Gian Luigi Fieschi, fratello di Ibleto, e Filippino, capitano del castello di Porta Giovia a Milano (l’odierno Castello Sforzesco) sono rimasti fedeli a Ludovico il Moro.

D’altra parte, con l’iniziale sostegno alla spedizione Valois, il duca milanese si è attirato le antipatie della popolazione genovese.

Le conquiste francesi del 1494 hanno infatti spinto Pisa a ribellarsi contro il dominio fiorentino, aprendo le porte al re Carlo VIII.

La ritirata del sovrano dalla Penisola e l’abbandono della guarnigione francese nel 1496 ha però sottratto alla città della Torre Pendente il suo principale alleato contro la rivale Firenze.

Per evitare di essere riconquistata dalla Signoria gigliata, Pisa ha preferito cercare il sostegno della Repubblica di Venezia.

L’alleanza, culminata nell’estate 1499 in una vera e propria dedizione, si conclude nello stesso anno ma, nel frattempo, fornisce alla tradizionale rivale della Superba una base terrestre e navale molto prossima alla Liguria, con gravi danni per i commerci genovesi.

Per di più, durante la spedizione di Carlo in Italia il papa Alessandro VI ha allacciato importanti rapporti con la Corona di Francia.

Il pontefice intende procurare a suo figlio Cesare Borgia un dominio personale nell’Italia centrale: a spese della signoria di Imola e Forlì, retta da Caterina Sforza, nipote di Ludovico il Moro.

La congiuntura cruciale per le sorti del casato milanese si presenta dopo la morte di Carlo VIII, avvenuta nel 1498. La successione porta sul trono di Francia il duca d’Orléans, che assume il nome di Luigi XII.

Acerrimo nemico della casa di Borgogna e di quella d’Asburgo (coalizzata con gli Sforza), il nuovo sovrano rivendica diritti sul Ducato di Milano per via di antiche parentele della propria dinastia con i Visconti e dichiara Ludovico il Moro usurpatore.

Firmato un accordo a Blois con la Repubblica di Venezia per l’invasione congiunta e la spartizione del dominio padano, nell’agosto 1499 il re francese conduce una campagna militare contro il casato sforzesco.

Privo di alleati e travolto dagli invasori, nel settembre successivo Ludovico il Moro è costretto a lasciare la Lombardia e si rifugia a Innsbruck. Il sovrano transalpino è proclamato duca e la Serenissima occupa il Cremonese e la Geradadda.

Le truppe alleate di Luigi XII e di Cesare Borgia occupano pure Imola e Forlì, nonostante la valorosa resistenza offerta da Caterina Sforza.

Contando sul supporto dei suoi più ferventi partigiani e sull’appoggio del re di Germania Massimiliano d’Asburgo (marito della nipote Bianca Maria Sforza), il sovrano spodestato tenta la riscossa tornando in patria nell’inverno 1500 alla testa di mercenari forniti dai cantoni svizzeri.

Ludovico coglie inizialmente una serie di vittorie e può sottrarre agli avversari la stessa Milano, di cui è riacclamato duca.

All’inizio della primavera, però, la fortuna gli volge le spalle. Costretto a abbandonare il capoluogo lombardo, si rifugia a Novara, dove è bloccato dall’armata transalpina.

Il 10 aprile 1500, travestito da mercenario, l’ex duca tenta di fuggire durante l’evacuazione della città concessa dal re di Francia alle truppe elvetiche.

Tradito da un soldato del canton Uri e consegnato alle milizie assedianti, Ludovico è tradotto prigioniero in Francia e detenuto nel castello di Loches fino alla morte, avvenuta nel 1508.

Nel frattempo, anche a Genova il regime è cambiato. Nel settembre 1499, con le prime sconfitte sforzesche, l’oligarchia cittadina ha deciso di sottomettersi a re Luigi, la cui autorità fra l’ottobre e il novembre del medesimo anno è stata rappresenta dal milanese Francesco Barbavara.

Il 3 novembre è giunto il nuovo governatore, Filippo di Kleve-Ravenstein (o di Clèves), che regge l’ufficio genovese fino al 1506.

Apertosi sotto le insegne dei Valois, il Quattrocento genovese si chiude con un’altra signoria francese.

© Davide Tansini: tutti i diritti riservati – Pubblicato il 24 giugno 2022 – Aggiornato al 10 luglio 2022