Monterosso nel XV secolo


Storia del Medioevo e del Rinascimento
Dal 24 giugno al 6 novembre 2022
A cura di Davide Tansini
“Monterosso nel XV secolo”. A cura di Davide Tansini

Fra gli anni ’40 e ’90 del XV secolo, nel periodo che comprende le due dominazioni sforzesche su Genova e su Monterosso, si assiste allo sviluppo di quello che diviene in seguito un potentato soggetto alla dinastia Landi.

Quest’entità feudale estesa tra le alte valli del Taro e del Ceno è variamente conosciuta nella storiografia come Stato o Principato Landi.

Il suo embrione è da ricercare nei feudi che la famiglia emiliana (originaria di Piacenza) detiene nella zona già dall’inizio del XIII secolo.

Questi domini si aggiungono ai luoghi che il casato controlla in altre zone della Valpadana, secondo un’organizzazione bipartita piuttosto diffusa tra il Po e l’Appennino: in pianura le terre più produttive e redditizie (però, poco difendibili); in collina e in montagna i possedimenti più impervi e meno fertili (ma efficienti come capisaldi fortificati e per il controllo delle vie di transito).

Nel corso dei decenni le località che i vari lignaggi dei Landi controllano attorno a Piacenza comprendono Bicchignano (ora frazione di Vigolzone), Caselle di Po (oggi Caselle Landi), Chiavenna (adesso รจ Chiavenna Landi, nel comune di Cortemaggiore), Ferriere, Guardamiglio e Rivalta (ora Rivalta Trebbia, frazione di Gazzola).

Fra il quinto e l’ottavo decennio del Quattrocento il conte Manfredo II Landi controlla alcuni siti nell’odierno territorio di Varese Ligure, nell’alta val di Vara: Grecino, la stessa Varese e il castello di Monte Tanano (questi ultimi due portati in dote dalla moglie Antonia Maria Fieschi).

È nel XIV secolo che i riconoscimenti ufficiali dell’autorità landiana si fanno più consistenti. Dapprima con l’investitura di Bardi, Borgotaro e Compiano, effettuata dall’imperatore Enrico VII di Lussemburgo nel 1312; poi, con la concessione di varie autonomie da parte di Gian Galeazzo Visconti nel 1381.

Le alte valli del Ceno e del Taro divengono gli acrocori della compagine feudale dei Landi, che nel Quattrocento deve misurarsi (con alterne fortune) contro i Fieschi, i Pallavicino, i Visconti e i Piccinino.

Dopo un periodo poco propizio fra gli anni ’20 e ’40 del XV secolo, il conte Manfredo II riesce a recuperare posizioni, forte dell’alleanza con gli Sforza e della prossimità con il più importante possedimento appenninico del casato ducale: Pontremoli.

L’occasione cruciale per la dinastia landiana si presenta dopo due avvenimenti datati 1547: il definitivo ridimensionamento del potere fliscano a seguito della fallita congiura contro l’ammiraglio Andrea Doria e la partecipazione dei Landi al complotto che porta all’omicidio del duca di Piacenza e Parma Pier Luigi Farnese.

Agostino Landi, già marchese di Bardi e marito della signora di Compiano Giulia Landi, è insignito di Borgotaro come feudo imperiale e del titolo principesco nel 1551.

Di fatto, questo privilegio trasforma le alte valli del Ceno e del Taro in uno stato pressoché autonomo, dotato finanche di una propria zecca.

Il principato sopravvive per più di un secolo. Nel 1682 il feudo è venduto al duca di Parma e Piacenza Ranuccio II Farnese e incorporato fra i possedimenti farnesiani dell’Emilia.

© Davide Tansini: tutti i diritti riservati – Pubblicato il 24 giugno 2022 – Aggiornato al 10 luglio 2022