Monterosso nel XV secolo


Storia del Medioevo e del Rinascimento
Dal 24 giugno al 6 novembre 2022
A cura di Davide Tansini
“Monterosso nel XV secolo”. A cura di Davide Tansini

Non sempre le decisioni e gli interessi dei governi coincidono con quelli delle comunità soggette alla loro autorità.

Lo sperimentano i levantesi nel biennio 1464-1465, quando vedono nominato Galeotto Spinola alla podesteria del luogo.

Gli abitanti non contestano la scelta dell’incaricato, bensì il modo con cui è stata fatta: calata dall’alto, mentre spetta al consiglio comunitario eleggere il podestà.

Nel decennio precedente l’ufficio è stato attribuito al conte Gian Filippo Fieschi in base a un accordo con il doge di Genova Pietro Fregoso.

Benché titolare, il nobile fliscano esercita le mansioni tramite un vicario da lui stesso individuato.

Tale pratica è però temporanea. Decade entro il 1457, in seguito ai numerosi mutamenti politici in seno alla Superba, che portano le varie fazioni ora a prevalere, ora a soccombere.

Cessato il controllo fliscano, la Repubblica conferma i precedenti privilegi della comunità levantese.

Nel 1464, tuttavia, un nuovo rivolgimento porta Francesco Sforza alla signoria di Genova. Com’è logico, per governare le terre liguri il duca si serve dei membri deIle fazioni che lo hanno sostenuto nella conquista della Superba.

La famiglia Spinola è fra questo gruppo e, in effetti, nello stesso anno Francesco approva l’elezione alla podesteria levantese di Pietro Spinola.

Il personaggio sembra però non avere particolare interesse per l’incarico: fra agosto e novembre neppure si presenta a Levanto, dove le sue mansioni sono richieste con urgenza.

Francesco Sforza lo richiama ai suoi doveri più volte finché, spazientito, lo solleva dall’incarico e lo rimpiazza.

La nomina degli ufficiali (specie i podestà, che detengono posizioni prestigiose e rimunerative) è un affare delicato: è spesso frutto di raccomandazioni, clientelismi, favori di scambio, nepotismi, equilibri da mantenere (oppure da svellere).

Così, la scelta della corte sforzesca circa il nuovo incaricato ricade su un altro membro di casa Spinola: Galeotto, appunto.

La cosa è tutt’altro che gradita alla comunità levantese, che si sente usurpata delle proprie prerogative. Tanto più che Galeotto entra in servizio perché già designato da Francesco Sforza come successore di Pietro per il 1465-1466.

Gli abitanti inviano una supplica al fratello del duca, il governatore di Genova Corrado da Fogliano, che a sua volta la indirizza a Milano.

Nella risposta del 16 marzo 1465 il sovrano ammette di essere a conoscenza dei privilegi locali ma le nomine sono già state fatte e non può modificare nulla senza «carico»: cioè, senza averne un danno (è tutt’altro che rara, in questi casi, la vendita dell’ufficio per denaro).

Quanto ai levantesi, «bixogna che habiano patientia per el tempo concesso al dicto Galeoto»: è l’unica soluzione che il duca suggerisce, ventilando l’ipostesi di compensarli in altro modo.

Le promesse del duca sono molto vaghe e a complicare la situazione contribuisce anche Pietro Spinola, che rientra in scena reclamando il proprio incarico proprio perché eletto dalla comunità.

Anche Galeotto vuole quanto gli spetta ed entra in contrasto con gli abitanti, che non riconoscono la sua nomina. Ne nasce una controversa giudiziale che si trascina fino a 1466, risolta con un arbitrato.

A Galeotto è riconosciuto il suo incarico secondo la durata originaria stabilita da Francesco Sforza, mentre la comunità è tenuta a versargli un corrispettivo monetario e un vaso d’argento per un valore complessivo di duecento lire (oggi sarebbero nel complesso varie decine di migliaia di euro).

A Francesco Sforza si attribuisce comunemente una certa lungimiranza. Un po’ di pazienza, a volte, serve a risolvere le questioni meglio che in un tribunale.

© Davide Tansini: tutti i diritti riservati – Pubblicato il 24 giugno 2022 – Aggiornato al 10 luglio 2022