Monterosso nel XV secolo


Storia del Medioevo e del Rinascimento
Dal 24 giugno al 6 novembre 2022
A cura di Davide Tansini
“Monterosso nel XV secolo”. A cura di Davide Tansini

I Capitula seu statuta di Monterosso approvati nel 1409 condannano nelle loro ottantré rubriche molti atti e comportamenti considerati lesivi per il bene della communitas locale.

L’intento del testo, però, non si limita alla repressione e alla sanzione (che assicura introiti alla comunità stessa): larga parte delle prescrizioni è invece indirizzata a prevenire danni alle persone e al territorio.

Un’attenzione molto forte è dedicata alla protezione del patrimonio forestale di Monterosso, concentrato soprattutto nelle valli a nord-est del crinale montuoso.

Per preservare il suolo da un eccessivo sfruttamento, i Capitula vietano l’ingresso di mandrie e greggi entro i confini monterossini, il pascolo di animali nei terreni incendiati di recente, il trasporto di fiamme libere, l’attivazione di carbonaie per produrre carbonella, nonché l’abbattimento indiscriminato di alberi e arbusti (i tagli debbono essere eseguiti in quantità e periodi limitati, addirittura dietro esplicita approvazione delle autorità).

Tali impostazioni intendono conservare quanto più possibile la capacità di produrre alimenti e beni destinati al consumo locale: anche in considerazione di conflitti e carestie che possono ostacolare il già difficile approvvigionamento di cereali e altri materiali importati dall’esterno.

Peraltro, ogni venditore o acquirente che si procura cospicue quantità di vettovaglie portandole nel borgo deve permettere ai monterossini di comprare parte delle stesse a prezzi calmierati.

Del resto, non morire di fame è una preoccupazione diffusa in tutte le comunità, così come il desiderio di mantenere la concordia fra i vari membri, cercando di allontanare le occasioni che potrebbero generare attriti e scontri.

Se le antipatie e le invidie fra le persone sono talvolta insanabili, i Capitula si adoperano per evitare che da semplici pensieri e parole i sentimenti di ostilità si traducano in azioni concrete.

A volte sono maleducazioni e piccoli dispetti: per esempio, infilare le mani nelle ceste dei pescatori, oltre a lanciare o sputare semi di frutta nelle proprietà altrui.

All’apparenza, sono molestie quasi innocue. Però, data la tendenza di certi individui a considerarli sgarri mortali o a farne una deliberata e ripetuta provocazione, i Capitula intervengono condannando tali comportamenti.

Inoltre, non è consentito alle persone aggirarsi fuori dai centri abitati senza un valido motivo dal tramonto all’alba.

In particolare, debbono essere notificati e giustificati i movimenti serali e notturni da giugno a settembre: periodo in cui orti e vigneti sono maggiormente floridi e offrono ghiotte occasioni per furti, saccheggi o atti di vandalismo.

Le operazioni legate alla vitivinicoltura sono molto tutelate: costituiscono una risorsa preziosissima per l’economia monterossina, insieme alla fama che il vinum Montisrubei si è conquistato in Europa nel corso dei decenni (è uno dei pochi beni esportabili).

Perciò, è vietato lavare panni e oggetti nei rivi e nei canali del borgo fra metà settembre e metà ottobre (per non intorbidire l’acqua necessaria alle attività legate alla vinificazione), così come stendere il bucato nelle vigne (per non danneggiare i tralci e calpestare eccessivamente il suolo).

Lo stesso buon nome del vinum monterossino deve essere difeso. I Capitula quattrocenteschi limitano drasticamente l’importazione di vino dall’esterno, per ridurre la possibilità di frodi circa la genuinità del prodotto locale.

© Davide Tansini: tutti i diritti riservati – Pubblicato il 24 giugno 2022 – Aggiornato al 10 luglio 2022