Pontremoli e il dominio degli Sforza (1441-1500)


Storia del Medioevo e del Rinascimento
Dal 26 novembre 2021 al 27 marzo 2022
A cura di Davide Tansini
“Pontremoli e il dominio degli Sforza (1441-1500)”. A cura di Davide Tansini

Uno dei più caratteristici eventi pontremolesi sono i tradizionali falò invernali, con cui le fazioni dei quartieri anticamente detti di «Cazaguerra Supra» e di «Cazaguerra Infra» rivaleggiano nell’omaggio ai rispettivi patroni, San Nicolò e San Geminiano.

La disfida fra il borgo soprano e quello sottano per il fuoco più ardente (e alla reciproca sottrazione delle fascine destinate ad alimentarlo) provengono anche da antiche divisioni interne alla comunità, che nel passato prendono forme molto più gravi e, spesso, cruente.

Non è raro rinvenire nell’arte e della cultura testimonianze delle lotte intestine che nel basso Medioevo affliggono un largo numero di centri abitati, spesso indicate in modo generico come conflitti tra guelfi e ghibellini.

Per esempio, Dante Alighieri è condannato all’esilio perpetuo nel 1302 in seguito a un’azione di forza interna al partito guelfo di Firenze.

Cremona arriva a costruire due broletti (il palazzo Comunale e il palazzo Cittanova), in cui le opposte fazioni dei notabiles e dei populares si riuniscono e deliberano separatamente durante la seconda metà del XIII secolo.

A Pontremoli la penisola esistente tra Magra e Verde, recintata da mura, ha come atavica divisione quella tra la porzione settentrionale (chiamata «Summo Burgo» in alcuni documenti) e meridionale («Ymo Burgo»).

Durante il Trecento e il Quattrocento la zona superiore è comunemente indicata come il quartiere dei partigiani guelfi ed è contrapposta al sito inferiore, in cui si concentrano i sostenitori ghibellini.

Dominati rispettivamente dal castello del Piagnaro (collocato sull’omonima altura) e dal Castelnuovo (o torre di Busticca, presso la sponda sinistra del fiume Magra), i due settori hanno come riferimento urbanistico e sociale due distinte piazze (chiamate di sopra e di sotto), entrambe confinanti con una terza opera difensiva: la rocchetta Cacciaguerra.

Nel tardo Medioevo questo sbarramento murario attraversa da est a ovest l’abitato: le strutture della fortificazione si estendono dalla riva del fiume Magra a quella del torrente Verde e consentono il transito da un quartiere all’altro per mezzo di un solo accesso, sorvegliato da una torre che funge anche da mastio (oggi conosciuto come Campanone).

Tale compartimentazione dello spazio intramurario è voluta dal signore di Lucca Castruccio Castracani degli Antelminelli negli anni ’20 del XIV secolo per rafforzare il controllo su Pontremoli: in particolare, per reprimere eventuali rivolte e arginare l’endemica conflittualità tra le fazioni di Sommoborgo e di Imoborgo, che sfocia talvolta in furiosi assalti armati.

Al pari degli altri castelli pontremolesi, nel XV secolo la rocchetta Cacciaguerra è presidiata da una guarnigione al comando di un castellano.

© Davide Tansini: tutti i diritti riservati – Pubblicato il 26 novembre 2021 – Aggiornato al 27 dicembre 2021