Pontremoli e il dominio degli Sforza (1441-1500)


Storia del Medioevo e del Rinascimento
Dal 26 novembre 2021 al 27 marzo 2022
A cura di Davide Tansini
“Pontremoli e il dominio degli Sforza (1441-1500)”. A cura di Davide Tansini

Fra i castelli presidiati nel XV da guarnigioni fliscane compare il castello di Bosco, situato nell’odierno territorio comunale di Corniglio.

Questa fortificazione sorge nella valle del torrente Parma, lungo la strada che conduce al passo del Cirone: in linea d’aria, circa cinque chilometri a sud-est del capoluogo comunale e circa quindici a nord-est di Pontremoli.

È indicata anche come la «torre di Bosco», a motivo dell’elemento architettonico che fra tardo Medioevo e Rinascimento la contraddistingue: il mastio, che sovrasta le altre strutture difensive.

Probabilmente costruito dalla famiglia Rossi alla fine del XIV secolo, il castello è occupato da Ottobono Terzi nel 1409, quindi conteso tra le consorterie rossiana e terzesca sino alla conquista fliscana nel secondo decennio del Quattrocento: nel 1420, infatti, è sede di una castellania gestita prima da Gian Luigi e poi da Antonio Fieschi.

Fra il 1430 e il 1431, durante la campagna condotta da Niccolò Piccinino contro il casato ligure per contro del duca di Milano Filippo Maria Visconti, è il nobile parmense Pier Maria Rossi a conquistare il caposaldo di Bosco, che il sovrano milanese reclama per sé insediandovi una propria guarnigione.

Nel 1441 il castello è venduto da Filippo Maria allo stesso Pier Maria, che ne detiene il possesso fino al 1482, quando Ibleto Fieschi lo riconquista per il proprio casato durante la guerra dei Rossi.

Il rinnovato dominio fliscano dura sino al 1521: in quell’anno Lazzaro Malaspina e Antonio Santi riescono a recuperare la fortificazione a nome di Filippo Maria Rossi.

Il restauro che il nuovo dominatore fa eseguire non basta a salvare il complesso castellano dal degrado, che alla metà del Cinquecento è già vistosamente avanzato.

Ormai abbandonato, l’edificio prosegue nella sua rovina. Soltanto nel primo decennio del XXI secolo un intervento edilizio provvede a stabilizzare i ruderi della struttura, fra cui spiccano (come nel passato) quelli del mastio quadrangolare.

La scarsa manutenzione degli ultimi anni sta tuttavia portando il sito archeologico al rimboschimento e, nuovamente, al degrado.

© Davide Tansini: tutti i diritti riservati – Pubblicato il 26 novembre 2021 – Aggiornato al 27 dicembre 2021