Pontremoli e il dominio degli Sforza (1441-1500)


Storia del Medioevo e del Rinascimento
Dal 26 novembre 2021 al 27 marzo 2022
A cura di Davide Tansini
“Pontremoli e il dominio degli Sforza (1441-1500)”. A cura di Davide Tansini

Grande alleato del nobile emiliano Pier Maria Rossi è il condottiero Francesco Sforza.

Nato a San Miniato il 23 luglio 1401 da Lucia Terzani, Francesco è uno dei numerosi figli illegittimi di Giacomo Attendolo.

Trascorre l’infanzia tra Firenze e Ferrara e nel 1412 è inviato dal padre nel Regno di Napoli, dove riceve l’investitura a cavaliere e a conte di Tricarico.

Nel 1418 sposa Polissena Ruffo, che gli porta in dote diverse terre calabresi. La moglie viene a mancare due anni piĆ¹ tardi, poco prima che muoia anche l’unica figlia della coppia: forse, entrambe sono fatte avvelenare da uno zio.

Seguendo il padre, Francesco si pone al servizio di papa Martino V e fino al 1424 combatte nell’Italia centro-meridionale. Qui i fronti di guerra si creano e si modificano con i repentini mutamenti di alleanze che coinvolgono il pontefice romano, il casato d’Aragona e quello d’Anjou.

Abile a destreggiarsi sul campo di battaglia e a cogliere le occasioni, il giovane capitano entra in contatto con la corte di Milano. Nel 1424, poco dopo la morte del padre, è presentato al duca Filippo Maria Visconti da un amico e collega, il condottiero Guido Torelli.

L’anno seguente entra al servizio visconteo: è il periodo in cui il sovrano milanese sta ultimando la riconquista di numerosi territori già soggetti a suo padre Gian Galeazzo, primo duca lombardo: una compagine molto vasta (estesa dal Piemonte al Veneto, dal Ticino e dal Trentino all’Umbria e alla Toscana) ma rapidamente disgregatasi alla morte di Gian Galeazzo stesso.

Al momento dell’ingaggio di Francesco i domini di Filippo Maria hanno raggiunto la loro massima estensione: buona parte della Lombardia, Ticino, Piemonte orientale, Emilia settentrionale, parte della Romagna, oltre alla Repubblica di Genova.

Dal 1423 lo stato milanese è impegnato in una serie di guerre contro molti avversari (primi fra tutti, le repubbliche di Venezia e di Firenze) e Filippo Maria impiega i servigi del condottiero sforzesco su più fronti.

Nel 1426 partecipa alla difesa di Brescia contro l’assedio condotto dalle truppe veneziane e l’anno seguente è fra i pochi capitani viscontei che riescono a evitare la cattura durante la battaglia di Maclodio, dove l’esercito della Serenissima agli ordini dell’ex comandante visconteo Francesco Bussone (detto Conte Carmagnola) debella quasi completamente l’armata ducale.

Poco dopo Filippo Maria ordina alla compagnia di Francesco di reprimere una rivolta a Genova. La missione fallisce e il condottiero è relegato dal duca a Mortara, lasciandolo senza stipendio per quasi due anni.

Con la guerra di Lucca Francesco trasferisce le proprie truppe nell’Italia centrale, combattendo prima contro gli alleati della Repubblica fiorentina, poi contro il pontefice Eugenio IV.

La convivenza tra il capitano e il duca non è facile: il primo è ambizioso, sicuro di sé e brillante mentre il secondo è cupo, lunatico e sospettoso.

Dagli anni ’30 sorgono contrasti che sfociano in aperte opposizioni e voltafaccia. Entrambi i contendenti tentano di avvantaggiarsi del fatto che il sovrano non abbia successori: l’unica figlia Bianca Maria, avuta nel 1425 dalla nobildonna Agnese del Maino, è illegittima e, comunque, non può aspirare al trono.

L’ambizione di Francesco diventa il Ducato stesso; invece, Filippo Maria cerca di influenzare e manovrare il condottiero ricorrendo a ripetute promesse, allusioni e ripensamenti sul matrimonio della figlia.

Nel gioco diplomatico e militare che i due intraprendono Pontremoli è destinata a diventare un punto di grande importanza.

© Davide Tansini: tutti i diritti riservati – Pubblicato il 26 novembre 2021 – Aggiornato al 27 dicembre 2021