Pontremoli e il dominio degli Sforza (1441-1500)


Storia del Medioevo e del Rinascimento
Dal 26 novembre 2021 al 27 marzo 2022
A cura di Davide Tansini
“Pontremoli e il dominio degli Sforza (1441-1500)”. A cura di Davide Tansini

Se la Lunigiana è conosciuta come una terra di castelli ancor oggi ben evidenti (almeno, in molti casi), il Pontremolese lo è in modo particolare.

Presenta infatti un’elevata concentrazione di edifici fortificati nel capoluogo (due cerchie murarie e tre impianti castellani, oggi più o meno conservati) mentre nel resto del territorio permane una notevole quantità di fortilizi sopravvissuti allo stato di rudere, i cui resti sono in larga parte ipogei, spesso identificabili con difficoltà.

Come per qualsiasi area geografica, ciò deriva dalle vicende storiche vissute dal territorio. Nel caso specifico, sono quelle legate al comune pontremolese durante il basso Medioevo, fra il XII e il XV secolo.

L’istituzione intende dapprima porsi quale realtà politica dalle piene facoltà, con aspirazioni di autonomia e di influenza nell’ambito regionale; poi, diviene un centro demico, amministrativo ed economico che entità statali più o meno potenti hanno interesse a conquistare, controllare e sostenere perché sito in un’area di grande interesse strategico.

I castelli non sono soltanto edifici destinati alla difesa armata: secondo i casi, possono diventare anche strumenti di protezione, propaganda, dissuasione, rappresentanza e produzione.

Quelli arcaici sono spesso costruiti con tecniche edilizie non particolarmente elaborate e con materiali poco durevoli. Frequentemente, sono eretti dai feudatari locali o sorgono per la difesa dei centri abitati.

Il comune medievale di Pontremoli distrugge o fa decadere molti di questi manufatti: intende estirpare il potere dei signori feudali nell’alta val di Magra; limitare l’influenza delle città limitrofe (prime fra tutte, Parma e Piacenza); contenere gli effetti di eventuali sollevazioni nei villaggi più riottosi.

In seguito, per economicità e opportunità, le casate signorili e i governi statali tendono a concentrare le opere difensive in posizioni numericamente via via più limitate, abbandonando o distruggendo le altre.

Legato strettamente alle vicende pontremolesi, il castello di Zeri risente di questo andamento storico.

La struttura fortificata sorge su un poggio soprastante la località omonima, nella valle del torrente Moriccio. Il suo elemento principale è una torre a base quadrangolare, racchiusa da un circuito di mura. Per la costruzione è utilizzata la locale serpentinite, di colore verdastro.

Documentato dal XIII secolo, il fortilizio si trova nelle vicinanze di un itinerario che unisce l’estremo nord della Lunigiana all’alta Valtaro e, da lì, al Piacentino.

Questo percorso è meno agevole rispetto ai fasci viari della Francigena ma è anche meno soggetto ai controlli e alle dispute fiscali e militari dei comuni concorrenti di Parma e di Pontremoli.

Durante il Trecento è oggetto di contese e occupazioni da parte dei casati Malaspina, Este, Fieschi e Visconti.

Nel 1420 è sede di una castellania soggetta ai signori fliscani di Pontremoli, assegnata in gestione prima ad Antonio e poi a Gian Luigi Fieschi.

Nel 1441, invece, l’atto della consegna delle fortificazioni pontremolesi dall’amministrazione viscontea a quella sforzesca non menziona il fortilizio zerasco.

Successivamente, i duchi di Milano non vi insediano proprie guarnigioni.

Nel XVIII secolo la struttura si presenta ormai come rudere e oggi ne sopravvivono il basamento della torre e tracce a fior di terra del perimetro murario.

© Davide Tansini: tutti i diritti riservati – Pubblicato il 26 novembre 2021 – Aggiornato al 27 dicembre 2021