Pontremoli e il dominio degli Sforza (1441-1500)


Storia del Medioevo e del Rinascimento
Dal 26 novembre 2021 al 27 marzo 2022
A cura di Davide Tansini
“Pontremoli e il dominio degli Sforza (1441-1500)”. A cura di Davide Tansini

Tutte le trattative diplomatiche, gli accordi più o meno segreti, i documenti cifrati, le relazioni, le missive, le ingiunzioni o le semplici lettere di amicizia, dal primo all’ultimo foglio, debbono trovare chi si incarichi della loro consegna.

La particolare situazione geografica di Pontremoli, situata lungo uno dei più noti itinerari viari d’Europa e in una zona montuosa non sempre accessibile con facilità, rendono la cittadina una tappa pressoché obbligata anche per il trasporto delle comunicazioni scritte.

L’amministrazione sforzesca considera il Pontremolese una zona di massima importanza, tanto da allestirvi una «posta de cavallari»: un servizio di ricezione e trasmissione della corrispondenza tramite messi a cavallo, dedicati esclusivamente alle comunicazioni della cancelleria.

Durante il periodo ducale normalmente vi sono due cavallari, che coprono i tragitti verso Borgo San Donnino (oggi Fidenza) e verso i territori controllati da Firenze, transitando per Pietrasanta.

Le tratte sono di venti/ventiquattro miglia (fra i trenta e i quaranta chilometri) e prevedono una retribuzione maggiorata per ogni miglio che il cavallaro percorre fuori dal percorso assegnato.

Il servizio è però costoso e nel febbraio 1451 Francesco Sforza, a corto di risorse finanziarie, decide di sopprimerlo, affidandosi ai corrieri comunemente in uso.

Questi ultimi sono più a buon mercato ma il loro impiego non sembra soddisfare il governo milanese: nel giugno successivo, dovendo mantenere buone comunicazioni con Firenze, il duca decide di ripristinare la «posta».

Si conosce anche il nome di tre fra gli incaricati che in quel periodo prestano servizio nella zona di Pontremoli: Giovanni Parlotti, Bartolomeo Malsani e un certo Mugnaga (probabilmente, un soprannome derivato dal nome lombardo dell’albicocca, mügnàga). Il loro superiore, responsabile per tutto il Ducato, è il milanese Giorgio Aliprandi.

La lunghezza e la difficoltà dell’itinerario pontremolese spingono l’amministrazione sforzesca ad assegnare un incentivo di otto fiorini mensili (oggi sarebbero qualche migliaio di euro).

Il mestiere di cavallaro, in effetti, non è esente da rischi e difficoltà.

Nell’ottobre 1451 due di loro, uno al servizio di Milano e l’altro di Firenze, sono derubati e bastonati da alcuni banditi della zona. Gli aggressori sono identificati in Domenico Torsoni da Tarasco e Tomeo Pagani da Gravagna.

Contro i due il commissario ducale di Pontremoli proclama una grida nel maggio 1452: con l’esplicita approvazione del duca, che lo incita a catturare i due malviventi e ad infliggere loro una punizione esemplare.

Il provvedimento che pende sui due «ribaldi» è molto duro: messa al bando, condanna a morte e confisca dei loro beni. Inoltre, chiunque può ucciderli con la garanzia dell’impunit√†: chi lo fa o li consegna vivi alla giustizia riceve i loro stessi beni confiscati.

© Davide Tansini: tutti i diritti riservati – Pubblicato il 26 novembre 2021 – Aggiornato al 27 dicembre 2021