Pontremoli e il dominio degli Sforza (1441-1500)


Storia del Medioevo e del Rinascimento
Dal 26 novembre 2021 al 27 marzo 2022
A cura di Davide Tansini
“Pontremoli e il dominio degli Sforza (1441-1500)”. A cura di Davide Tansini

I Malaspina sono il casato nobiliare che fra basso Medioevo e Rinascimento ha maggiormente legato i propri destini a quelli della val di Magra, tanto da identificare (almeno in parte) le vicende familiari con quelle della stessa politica lunigianese.

Noti dall’XI secolo, condividono la propria origine dalla stirpe altomedievale degli Obertenghi con altre dinastie italiane: gli Este, i Pallavicino, i Lupi di Soragna, i Cavalcabò di Cremona e i Fieschi di Lavagna.

Proprio come queste ultime, cominciano a ingrandire i propri possedimenti all’interno della Marca Obertenga, estesa tra il sud-est del Piemonte, l’Oltrepò pavese, il Levante ligure e l’Emilia nordoccidentale. Arrivano anche a detenere il possesso di Pontremoli.

Nel 1164 Alberto II (o Adalberto II) riceve dall’imperatore Federico Barbarossa la nomina a vassallo e la conferma dei propri feudi: questi si estendono fra Oltregiogo, valli della Bormida, della Staffora, della Trebbia e dell’Aveto, Tigullio, Riviera spezzina, Lunigiana e Garfagnana.

Lo sviluppo dei comuni padani e l’estensione delle loro influenze sui rilievi appenninici (specie quelli di Tortona, Pavia, Piacenza e Parma), i conflitti con la Repubblica di Genova e le rivalità con le altre casate feudali riducono nel corso degli anni la dimensione territoriale e il potere dei domini malaspiniani.

Nel 1220 avviene la più celebre divisione dei lignaggi Malaspina. Due discendenti di Alberto, Corrado e Obizzino, si spartiscono le terre avite dando vita a due rami distinti con altrettante giurisdizioni, i cui limiti sono riferiti alle sponde del fiume Magra: Corrado diventa capostipite dello Spino Secco (sponda ovest) e Opizzino dello Spino Fiorito (riva est).

Corrado (detto il Vecchio o l’Antico) alleva nella sua casa Corradino di Svevia, figlio illegittimo dell’imperatore Federico II. Inoltre, è padre di Moroello, amico e ospite di Dante Alighieri durante l’esilio del Sommo Poeta: a lui è riferito il celebre passo dantesco «vapor di Val di Magra».

Le successive vicende dei Malaspina portano a un inesorabile frazionamento dei loro possedimenti: il casato non pratica il maggiorascato o il fedecommesso, istituti grazie ai quali altre dinastie riescono ad assegnare i patrimoni ereditari ai figli primogeniti o maggiori in linea di successione.

Generazione dopo generazione i beni feudali e allodiali divengono condomini sempre più compartecipati o ulteriormente suddivisi con la nascita di rami collaterali, imperniati su realtà geografiche via via più limitate e polverizzate nelle loro facoltà economiche e politiche.

Avvezzi a un particolarismo feudale dai toni spesso esasperati, i Malaspina del tardo Medioevo fanno largo ricorso all’endogamia familiare (unione tra consanguinei) e sfruttano in modo talvolta implacabile la capacità riproduttiva delle donne del casato, per aumentare le possibilità di stringere gli accordi matrimoniali ritenuti necessari alla prosecuzione e al prestigio della stirpe.

Anche per sopravvivere socialmente e politicamente alla contrazione dei loro domini, i Malaspina stringono patti, alleanze e accomandigie con le entità statali più influenti: in primo luogo, con la Repubblica di Firenze.

Alla metà del XV secolo i principali lignaggi malaspiniani della Lunigiana sono quelli di Fosdinovo, Lusuolo, Mulazzo, Podenzana, Verrucola (o Fivizzano) e Villafranca, ancora dotati di una certa autonomia. Pressoché dipendenti dallo stato fiorentino sono quelli di Bagnone, Castiglione del Terziere e Filattiera.

Gabriele Malaspina, condottiero e marchese di Fosdinovo, è uno degli ultimi esponenti del casato che riesca non solo a garantire l’integrità dei feudi aviti, ma anche a farsi strada nello scacchiere politico.

Alleato della Repubblica di Firenze, è abile a non lasciar fagocitare i propri territori dall’espansionismo dello stato gigliato. Anche praticando il fedecommesso e un indirizzo matrimoniale esogamico (al contrario dei suoi antenati), riesce a stabilizzare per sé e per i propri discendenti il possesso di Fosdinovo, su cui il governo fiorentino ha forti mire.

Può così essere annoverato fra i titolari di quelle signorie che fra XV e XVI secolo sono in grado di far sentire il proprio peso nelle vicende politiche, non solo a livello regionale.

A parte i casi di Fosdinovo, Carrara e Massa (ottenuta dalla Repubblica di Firenze e poi elevata a principato), nel corso dell’Età Moderna i membri del casato Malaspina controllano realtà geografiche contenute (oggi paragonabili alle dimensioni di un piccolo comune) che, spesso, godono della qualifica di feudi imperiali.

Non mediati da altri rapporti di vassallaggio e dipendenti in linea diretta dall’autorità dell’imperatore (che dal 1452 al 1806 è sempre un membro di casa Asburgo), questi appannaggi rendono i territori loro annessi staterelli de facto quasi autonomi, dalle prerogative del tutto sovradimensionate rispetto alla loro consistenza politica.

© Davide Tansini: tutti i diritti riservati – Pubblicato il 26 novembre 2021 – Aggiornato al 27 dicembre 2021