Pontremoli e il dominio degli Sforza (1441-1500)


Storia del Medioevo e del Rinascimento
Dal 26 novembre 2021 al 27 marzo 2022
A cura di Davide Tansini
“Pontremoli e il dominio degli Sforza (1441-1500)”. A cura di Davide Tansini

Nata a Settimo Pavese il 31 marzo 1425, Bianca Maria Visconti è la figlia del duca di Milano Filippo Maria e della sua amante Agnese del Maino.

Unica discendente superstite del sovrano lombardo (sua sorella Caterina Maria, maggiore di un anno, muore in culla), nel 1430 è legittimata dall’imperatore Sigismondo del Lussemburgo.

Dietro il pagamento di milleduecento ducati (oggi sarebbero qualche centinaio di migliaia di euro) il padre ottiene di assegnarle il cognome visconteo e di permetterle l’accesso all’eredità dei beni personali.

Sulla bambina Filippo Maria Visconti imposta una parte consistente della propria politica fra gli anni ’20 e ’30 del XV secolo.

Bianca Maria diviene l’oggetto delle trattative non solo per il suo destino di sposa e di madre (che, insieme all’inserimento nel mondo degli ordini religiosi, è pressoché obbligato per le fanciulle nobili dell’epoca) ma anche degli equilibri politici della Penisola.

Il duca di Milano non ha eredi legittimi e non gode di buona salute. Ciò apre una questione circa la successione al trono: problema notevole se si considera il peso militare ed economico del Ducato milanese.

Numerosi sono i pretendenti alla mano della bambina, che cresce insieme alla madre nel castello di Abbiategrasso. Fra loro figurano Leonello d’Este (figlio illegittimo del marchese di Ferrara Niccolò III), il condottiero Niccolò Piccinino e Francesco Sforza.

È quest’ultimo a spuntarla, giocando con il duca di Milano una partita diplomatica e militare che dura per tutti gli anni ’30 del Quattrocento, fatta di promesse, ripensamenti, cavilli, voltafaccia, tradimenti e riappacificazioni.

Fidanzata al condottiero fin dal 1432, Bianca Maria Visconti si unisce in matrimonio a Francesco nella chiesa di San Sigismondo a Cremona nell’ottobre 1441. Oltre a un buon piazzamento per la successione al trono milanese, la sposa sedicenne porta in dote al marito i territori di Cremona e di Pontremoli.

Pur restando sempre memore e fiera del proprio lignaggio, Bianca Maria aderisce completamente alla causa del consorte, supportandolo in modo molto attivo.

Il carattere della «Cremone et Pontremuli domina» è dolce, gentile e premuroso ma anche sicuro, volitivo e determinato.

Questi aspetti emergono anche dalla sua corrispondenza. Il principale consigliere di Francesco Sforza, Cicco Simonetta, preferisce ricorrere alla penna della propria signora (o a facsimili redatti nel suo stile) per trattare questioni delicate che richiedano empatia e gentilezza.

Bianca Maria è capace di gestire questioni politiche e amministrative in piena autonomia. Il marito ne è consapevole e apprezza la sua «prudentia», affidandole incarichi molto importanti.

Diventa madre poco meno che diciannovenne, con la nascita di Galeazzo Maria: primogenito della coppia ma preceduto da una decina di altri fratelli che il condottiero ha avuto da altri due matrimoni e da varie amanti.

Bianca Maria mette al mondo nove bambini: fra loro Ippolita Maria (poi moglie di Fernando d’Aragona), Sforza Maria (conosciuto con il titolo di duca di Bari e morto probabilmente avvelenato a Varese Ligure), Ludovico Maria (detto il Moro, futuro duca di Milano come il fratello maggiore Galeazzo Maria) e Ascanio Maria (in seguito cardinale).

Dopo la conquista di Milano da parte del marito la duchessa accoglie con sincero affetto presso la sua corte i figli illegittimi del marito, accudendoli come propri.

Non mancano anche dissapori riguardo alle decisioni del consorte. Per esempio, nel 1447 si oppone duramente alla scelta del condottiero di accettare il capitanato generale della Repubblica Ambrosiana, che Bianca Maria considera usurpatrice dei diritti su Milano rivendicati dalla casa Visconti e dal marito. Oppure, contro la propensione del consorte ad agire con durezza contro i ribelli al suo dominio nel 1452.

Più complicati sono invece i rapporti con il primogenito Galeazzo Maria, salito al trono di Milano dopo la morte del padre Francesco nel marzo 1466.

Il duca dispone che alla sua morte sia la vedova a scegliere il suo successore e a governare unitamente a lui, non fidandosi troppo delle capacità e del temperamento del figlio.

È infatti la condotta avventata e impulsiva di Galeazzo Maria a creare i maggiori dissidi con la madre.

La cosa diventa di pubblico dominio e preoccupa i principali alleati del Ducato di Milano, impensieriti che i nemici degli Sforza ne approfittino per avviare azioni lesive dell’equilibro di potere costruito nel 1454 con la pace di Lodi e la Lega Italica.

Bianca Maria medita di ritirarsi, in caso di aperta rottura con il figlio, a Cremona: città che con Pontremoli le spetta come dote.

La duchessa madre non ha modo di attuare questo progetto. Nel capoluogo cremonese muore il 23 ottobre 1468, forse fatta avvelenare dallo stesso Galeazzo Maria.

© Davide Tansini: tutti i diritti riservati – Pubblicato il 26 novembre 2021 – Aggiornato al 27 dicembre 2021