Pontremoli e il dominio degli Sforza (1441-1500)


Storia del Medioevo e del Rinascimento
Dal 26 novembre 2021 al 27 marzo 2022
A cura di Davide Tansini
“Pontremoli e il dominio degli Sforza (1441-1500)”. A cura di Davide Tansini

Fra tardo Medioevo e Rinascimento il castagno (Castanea sativa) ha un’importanza fondamentale nell’economia di un abitato come Pontremoli.

Quest’aspetto accomuna il centro lunigianese a tutte quelle comunità che traggono sostentamento (e salvezza, in caso di carestia) proprio dalle risorse che quest’essenza arborea può offrire.

La raccolta dei frutti è l’attività più evidente e nota ancor’oggi, cui sono da aggiungere l’abbattimento dei fusti (durevoli e resistenti all’umidità, pregiati come legno strutturale), l’apicoltura praticata grazie ai fiori e, nel passato, la produzione dei tannini (indispensabili alla concia delle pelli), oltre a un marginale impiego per usi erboristici.

Crescendo su terreni anche scoscesi e non particolarmente adatti alla colture dei cereali, delle viti e degli ortaggi, il castagneto permette di rendere produttivi siti di difficile gestione come i rilievi collinari.

In aggiunta, la propensione pollonifera dell’essenza (che crea facilmente ceppaie in caso di taglio a raso) permette di praticare il ceduo mantenendo consolidate rive e coste, contrastando i dissesti idrogeologici.

Il tutto senza onerose opere di sistemazione, quali muri di contenimento, canalizzazioni, sistemi di drenaggio o livellamenti che altri tipi di coltivazioni invece richiedono.

Tali qualità non mancano di essere apprezzate dall’antica comunità pontremolese, che contraccambia con un’elevata attenzione (quasi simbiotica) al castagno.

Il numero delle piante o la semplice presenza di un solo fusto qualifica un terreno, determinandone il valore. Così, sono molte decine gli atti notarili rogati nel XV secolo che menzionano l’essenza.

Le compravendite e gli affitti dell’epoca descrivono accuratamente gli appezzamenti in base a queste caratteristiche: se la terra è «castaneata» (cioè, con porzioni di castagneto); se vi si trova una precisa quantità di piante; se una ceppaia funge da confine con un altro lotto (quindi, condivisa con altri proprietari); se è stato effettuato un taglio ma la pianta mantiene un «piede» che in futuro può dare frutto.

© Davide Tansini: tutti i diritti riservati – Pubblicato il 26 novembre 2021 – Aggiornato al 27 dicembre 2021