Pontremoli e il dominio degli Sforza (1441-1500)


Storia del Medioevo e del Rinascimento
Dal 26 novembre 2021 al 27 marzo 2022
A cura di Davide Tansini
“Pontremoli e il dominio degli Sforza (1441-1500)”. A cura di Davide Tansini

L’ascesa al trono milanese di Galeazzo Maria Sforza, succeduto al padre nel 1466, provoca un sensibile mutamento nella politica dello stato milanese e negli equilibri della Penisola.

Sul fronte interno il sovrano intraprende una serie di azioni volte a caratterizzare in modo visibilmente più forte l’autorità sforzesca sul Ducato.

Galeazzo Maria intende modificare alcuni assetti di potere creatisi dopo la conquista di Milano nel 1450 e accuratamente mantenuti dal padre grazie alla suo tatto diplomatico e alla sua accortezza.

Se Francesco Sforza ricerca (per quanto possibile) la concordia partium, temperando i cambiamenti all’interno della compagine statale milanese (anche per non porsi troppo in urto con le frange del notabilato lombardo meno favorevoli al regime), il figlio propende per una politica più dura e incisiva, talvolta velleitaria rispetto alle reali risorse del dominio sforzesco.

Poco cauto si dimostra anche nel rapporto con gli altri stati: in particolare, con le repubbliche di Firenze e di Venezia.

Quest’ultima, estranea alla Lega Italica che regola dal 1454 i rapporti fra le maggiori signorie della Penisola, tenta di sobillare i fuoriusciti fiorentini scontenti dell’egemonia del casato Medici, capeggiato da Piero di Cosimo e dal quale sta emergendo la figura di suo figlio Lorenzo (in seguito noto come Lorenzo il Magnifico).

Galeazzo Maria fa intervenire le truppe ducali in Emilia, riuscendo a sconfiggere nel 1467 le milizie veneziane che sostengono gli oppositori dei Medici.

Tuttavia, ritira subito dopo il contingente sforzesco per combattere contro il Ducato di Savoia, che minaccia il Monferrato.

L’azione, fortemente criticata dagli alleati, rischia di incrinare l’amicizia tra Milano e Firenze e impedisce alla Repubblica gigliata di consolidare i risultati militari conseguiti attorno alla Toscana.

Fatto, questo, aggravato dal repentino cambiamento di indirizzo politico operato da Galeazzo Maria, che nel 1468 sposa Bona di Savoia, sorella del duca Amedeo IX combattuto pochi mesi prima.

Nello stesso anno muore (forse, fatta avvelenare dal figlio) Bianca Maria Visconti, vedova del primo sovrano sforzesco di Milano e considerata una forte garanzia per il mantenimento dell’assetto costruito con la pace di Lodi e la Lega Italica nel 1454.

Inoltre, nel biennio 1467-1468 Galeazzo Maria intraprende una campagna militare che riduce notevolmente i territori e l’influenza delle signorie fliscana e fregosiana in Lunigiana e nei suoi dintorni.

Ai due casati sono sottratti vari feudi, fra cui Borgotaro, Calice, Carrara, Moneta e Podenzana con Montedivalli.

È in questo contesto che Ludovico Fregoso, signore di Sarzana, vende la città alla Repubblica Fiorentina, suscitando le rimostranze dell’oligarchia genovese.

Tutt’altro che modesto e frugale, il duca è amante del lusso e della ricchezza. Lo dimostra nel marzo 1471 quando si reca personalmente a Firenze per rafforzare l’alleanza tra Medici e Sforza.

Il viaggio che compie è un tripudio di sfarzo. Dopo il valico del passo della Cisa il sovrano fa tappa a Pontremoli, dove giunge con la moglie Bona e i fratelli Filippo Maria, Sforza Maria, Ludovico Maria, Fiordalisa Maria e Ottaviano Maria.

Il corteo ducale è composto da centinaia di persone. Vi sono una cinquantina di staffieri, un centinaio di uomini d’arme e un’altra cinquantina di cavalcature destinate al servizio esclusivo alla duchessa, per un totale di quasi milletrecento fra cavalli e mule, oltre a un migliaio di cani.

Pur destando ammirazione tra i fiorentini, il corteo è visto anche come un’ostentazione della potenza militare degli Sforza e della dipendenza della Signoria toscana da quest’ultima.

A ciò si aggiunge l’entusiasmo del duca verso le manifatture lombarde che, come il padre, incoraggia. Non solo. Riduce i privilegi economici dei feudatari e protegge le produzioni del proprio dominio dalla concorrenza commerciale dei prodotti stranieri: cosa, questa, non molto gradita ai ceti mercantili di Firenze e di Genova.

Al ducato di Galeazzo Maria risalgono operazioni innovative (almeno, nel limite al panorama lombardo): per esempio, l’avvio della gelsibachicoltura e della risicoltura, oppure l’introduzione di una nuova monetazione (il testone argenteo).

La volontà di potenza del sovrano lombardo è dimostrata proprio nell’area lunigianese da un ambizioso progetto: la costituzione di una flotta da guerra appoggiata su tre arsenali da costruire a Genova, a Savona e alla Spezia.

Avviata nel 1472, la struttura spezzina è terminata l’anno successivo. Solo alcune delle quaranta galee previste è completata e la pressoché totale inattività dell’arsenale e della flotta lascia quest’impresa sforzesca incompiuta.

Lo scontento attorno a Galeazzo Maria e alla sua politica culmina nel dicembre 1476, quando il sovrano è ucciso a Milano in una congiura ordita da alcuni membri delle famiglie Lampugnani, Olgiati e Visconti.

© Davide Tansini: tutti i diritti riservati – Pubblicato il 26 novembre 2021 – Aggiornato al 27 dicembre 2021