Pontremoli e il dominio degli Sforza (1441-1500)


Storia del Medioevo e del Rinascimento
Dal 26 novembre 2021 al 27 marzo 2022
A cura di Davide Tansini
“Pontremoli e il dominio degli Sforza (1441-1500)”. A cura di Davide Tansini

La scomparsa di Francesco Sforza e l’ascesa al potere di suo figlio Galeazzo Maria porta a un deterioramento dei rapporti tra il casato sforzesco e i Fieschi.

A questa rottura concorrono le ambizioni di potenza del nuovo duca milanese, la sempre più sentita concorrenza con l’astro nascente di Lorenzo il Magnifico (destinato a diventare l’ago della bilancia della diplomazia italiana, ridimensionando il ruolo degli Sforza), l’endemica precarietà della situazione genovese (in cui covano contrasti mai sopiti tra le varie consorterie nobiliari), nonché il dinamismo militare dei lignaggi marchionali di Fosdinovo, rappresentati da Giacomo Malaspina e da suo fratello minore Gabriele.

Filomilanese il primo e sostenitore della Repubblica Fiorentina il secondo, proprio nel 1467 i due arrivano a una spartizione del marchesato: Massa tocca a Giacomo (che nel 1473 vi aggiunge anche la signoria su Carrara) mentre Fosdinovo spetta a Gabriele.

Fra il 1467 e il 1468 quest’ultimo ha un ruolo determinante nel convincere Ludovico Fregoso a vendere Sarzana alla Signoria toscana, suscitando l’ira del duca di Milano.

Per cercare di prevenire o di contenere un rafforzamento fiorentino nella delicata area lunigianese, Galeazzo Maria Sforza avvia una campagna militare destinata a colpire principalmente i Fieschi nei loro domini appenninici e a stabilire una presenza ducale nell’area prossima a Sarzana e a Carrara, compensando il declino del casato Fregoso.

Borgotaro è conquistata nel 1467 (anche se l’assestamento del dominio sforzesco sull’abitato valtarese avviene solo l’anno successivo), insieme a vari castelli fra Lunigiana, Levante ligure, Oltregiogo e alte valli della Trebbia e dell’Aveto: per esempio, quelli di Calice, Carrara e Podenzana. Le roccheforti di Lerici e di Moneta, invece, sono occupate nel 1469.

Il capo stesso della famiglia Fieschi, Ibleto, è condotto a Milano e tenuto per un certo tempo in stato di semiprigionia. Riesce poi a fuggire, riparando prima in Francia e poi alla corte del papa Sisto IV.

L’aumento della presenza militare milanese nella Repubblica di Genova e le consistenti richieste del duca alla Compagna Communis (fra queste, l’allestimento di una flotta da guerra e di tre arsenali dislocati a Genova, a Savona e alla Spezia) favoriscono il malcontento verso la dominazione sforzesca.

Ne approfittano i Fieschi e i cardinali della curia romana ostili agli Sforza. Nel 1477, subito dopo l’omicidio del duca Galeazzo Maria, consentono a Ibleto di compiere un colpo di mano su Genova.

La sommossa antisforzesca, scoppiata nel capoluogo e lungo la Riviera di Levante, in un primo tempo ha successo e le truppe sforzesche si ritirano dalla città; poi, però, i rinforzi giunti dalla Lombardia e appoggiati dalle milizie di Prospero Adorno hanno la meglio, costringendo i Fieschi a lasciare Genova.

Dopo qualche azione di disturbo compiuta nell’Appennino ligure, Ibleto stesso è catturato e condotto nuovamente a Milano.

Nel frattempo il governo ducale rafforza le proprie posizioni in Lunigiana e nei suoi dintorni, aggiungendo al controllo di Godano quello su Bolano.

Non è fruttuosa per Ibleto Fieschi la partecipazione alla congiura ordita nel 1478 da Roberto da Sanseverino contro la duchessa Bona di Savoia e il suo consigliere Cicco Simonetta. Questo complotto, che fallisce, è fomentato dai fratelli di Galeazzo Maria: Ludovico il Moro e Sforza Maria (morto a Varese Ligure l’anno seguente, forse per avvelenamento).

L’occasione per il ritorno a Genova si presenta con la ribellione di Prospero Adorno agli Sforza, che si proclama doge.

Compiendo un abile doppiogioco, Ibleto ottiene la libertà dalla duchessa milanese e la promessa di ottenere la signoria su una località di importanza pari a Borgotaro (o questo stesso feudo), il governatorato di Genova con il controllo personale di una fortezza del capoluogo e l’appoggio sforzesco alla sua nomina a cardinale.

Giunto a Genova, il nobile fliscano si allea però con Prospero Adorno e con le fazioni che lo sostengono. Ottiene così denaro e milizie sufficienti a portare l’azione armata vicino ai territori del Ducato milanese, arrivando a minacciare Borgotaro e Pontremoli.

Con un ulteriore voltafaccia, Ibleto si unisce a Ludovico Fregoso, estromettendo Prospero Adorno dal potere e costringendolo ad allontanarsi da Genova.

Ludovico, già signore di Sarzana fino a undici anni prima, rientra in possesso della città nel 1479, contando sull’appoggio della popolazione locale e sugli strascichi della congiura dei Pazzi (che nel biennio 1478-1479 indebolisce temporaneamente il prestigio dei Medici).

Per un decennio il casato Sforza rimane escluso dal governo della Repubblica di Genova, costringendo sulla difensiva la politica milanese in Lunigiana.

© Davide Tansini: tutti i diritti riservati – Pubblicato il 26 novembre 2021 – Aggiornato al 27 dicembre 2021