Pontremoli e il dominio degli Sforza (1441-1500)


Storia del Medioevo e del Rinascimento
Dal 26 novembre 2021 al 27 marzo 2022
A cura di Davide Tansini
“Pontremoli e il dominio degli Sforza (1441-1500)”. A cura di Davide Tansini

Galeazzo Maria Sforza nasce a Fermo il 24 gennaio 1444, primogenito dell’unione tra il condottiero Francesco e Bianca Maria Visconti, figlia del duca di Milano e signora di Cremona e Pontremoli.

Il capitano chiede al suocero il permesso di chiamarlo Filippo Maria, in suo onore. Il sovrano milanese suggerisce invece il nome di Galeazzo Maria, come omaggio al primo dux Mediolani: Gian Galeazzo Visconti, bisnonno del neonato.

Dopo la conquista sforzesca del capoluogo lombardo e la proclamazione di Francesco a nuovo duca nel 1450, il figlio è insignito del titolo di conte di Pavia e affidato alla custodia della nonna materna, Agnese del Maino.

Francesco desidera che Galeazzo Maria, primo in linea di successione al trono, abbia un’educazione adatta al suo rango: intesa non soltanto come cultura umanistica ma anche come esperienza negli affari politici.

Dal 1452 il padre lo invia insieme alla madre Bianca Maria (in cui ripone grande fiducia) a svolgere alcuni incarichi diplomatici.

La preparazione di Galeazzo Maria e la «prudentia» della genitrice sono favorevoli al duca ma debbono talvolta scontrarsi con l’ostilità di alcune cancellerie.

Per esempio, quella genovese: nel 1452, rispondendo al duca circa una proposta di ambasciata guidata dalla moglie e dal primogenito, dalla Città della Lanterna fanno sapere seccati che la politica «non è cosa né da femene né da puti».

In seguito, per l’apprendistato politico e diplomatico il padre lo pone sotto l’ala protettrice del suo più fidato consigliere, il calabrese Cicco Simonetta.

Nel 1465, poi, Francesco aggrega il figlio alla spedizione militare diretta in Francia che affianca il re Luigi XI di Valois contro gli insorti della Lega del Bene Pubblico, spalleggiati dal duca di Borgogna Carlo il Temerario.

L’anno successivo la morte di Francesco Sforza sorprende Galeazzo Maria mentre si trova nel regno francese.

Il rientro attraverso le Alpi è difficoltoso e il duca in pectore rischia di essere catturato da Amedeo IX di Savoia, ostile agli Sforza. Grazie all’intercessione della madre, l’erede di Francesco può rientrare sano e salvo a Milano, dove è proclamato nuovo sovrano.

Il carattere di Galeazzo Maria non tarda però a creargli antipatie e inimicizie. Il padre defunto è stato sì ambizioso e brillante ma anche prudente e calcolatore, talvolta vendicativo però ben conscio degli obiettivi da raggiungere.

Invece, il giovane duca è spregiudicato, intemperante, privo di tatto diplomatico e arrogante, quasi sadico e brutale. Contrariamente ai genitori, ama lo sfarzo e l’ostentazione della ricchezza, nonché la lussuria (di cui va addirittura fiero).

Dopo le prime azioni da regnante, comincia a mal sopportare la presenza della madre, che Francesco stesso nelle sue volontà testamentarie gli ha affiancato, non fidandosi troppo del figlio.

Bianca Maria Visconti muore nel 1468, forse fatta avvelenare da Galeazzo Maria stesso.

Nello stesso anno Galeazzo Maria Sforza sposa Bona di Savoia, sorella di Amedeo IX.

I successivi atti del duca sono improntati a una politica che sempre più si mette in urto con gli alleati di Milano (primo fra tutti, lo stato fiorentino guidato dalla famiglia Medici) e sempre meno riesce a controbilanciare l’abilità di Lorenzo il Magnifico, destinato a diventare il regista degli equilibri di potere nella Penisola.

I progetti del duca sono molto ambiziosi ma, talvolta, poco realistici. Per esempio, la volontà di dotare lo stato sforzesco di una flotta da guerra, contando sul controllo di Genova.

Questo progetto si concretizza solo in parte. Uno dei tre arsenali navali voluti dal sovrano milanese è costruito alla Spezia fra il 1472 e il 1473.

Forte è l’entusiasmo di Galeazzo Maria per le manifatture lombarde. Le protegge contrastando la concorrenza commerciale di prodotti stranieri ma suscitando in questo modo il malcontento dei mercanti fiorentini e genovesi.

A Pontremoli sostiene i tentativi del notabilato locale di far elevare il luogo al rango di città e di sede vescovile, che non trovano però compimento immediato.

Una parte della curia romana è ostile agli Sforza o, comunque, non vede di buon occhio la creazione di una nuova civitas episcopalis nella già frammentata Lunigiana.

Pochi anni prima, infatti, Ludovico Fregoso riesce a concretizzare la medesima ambizione con Sarzana, di cui è signore fino al 1468, ottenendone i formali riconoscimenti dal pontefice Paolo II e dall’imperatore Federico III d’Asburgo.

Mentre Francesco Sforza ricerca la concordia partium ed è attento a mantenere gli equilibri politici e sociali interni a Milano e alla Lombardia, Galeazzo Maria è più propenso a scalzare questi assetti.

Cerca di praticare forme di accentramento e contrasta il potere delle grandi consorterie nobiliari, specialmente, quelle incentrate sui territori appenninici, più riottose verso l’autorità sforzesca.

I malumori contro il duca sfociano in una congiura, ordita da alcuni membri delle famiglie lombarde Lampugnani, Olgiati e Visconti.

Galeazzo Maria Sforza è ucciso il 26 dicembre 1476 presso la chiesa milanese di Santo Stefano.

Temendo rivolte della popolazione e oltraggi contro il corpo del marito, la vedova Bona di Savoia fa frettolosamente comporre il cadavere, celebrare i funerali e inumare il feretro.

La salma del duca è sepolta prima nel Duomo di Milano, poi è traslata in una località rimasta tuttora segreta.

© Davide Tansini: tutti i diritti riservati – Pubblicato il 26 novembre 2021 – Aggiornato al 27 dicembre 2021