Pontremoli e il dominio degli Sforza (1441-1500)


Storia del Medioevo e del Rinascimento
Dal 26 novembre 2021 al 27 marzo 2022
A cura di Davide Tansini
“Pontremoli e il dominio degli Sforza (1441-1500)”. A cura di Davide Tansini

Pontremoli è conosciuta come terra di emigrazione. Il contesto economico dell’alta Lunigiana è spesso problematico: così, generazioni di persone originarie della val di Magra sono accomunate dalla decisione di cercare altrove la propria fortuna o il semplice sostentamento.

Un caso particolare è quello dei pontremolesi che nel Quattrocento si aggregano all’entourage degli Sforza, ponendosi al servizio del casato in disparate mansioni.

Il più noto è Nicodemo Tranchedini (o Trincadini). Nato a Pontremoli negli anni ’10 del XV secolo, è un attivo collaboratore della consorteria sforzesca dal 1428 sin quasi alla morte, avvenuta nel 1481.

Tre generazioni di duchi milanesi si servono della sua opera come ambasciatore, cancelliere, segretario e commissario, incaricato di missioni diplomatiche anche di alto profilo presso i vari stati italiani.

I Seratti sono un altro importante gruppo familiare su cui gli Sforza fanno conto durante il loro dominio, soprattutto per le castellanie.

Imparentati con lo stesso Nicodemo Tranchedini, monopolizzano la gestione del castello di Grondola dal 1450 al 1500 con Andrea, Giovanni Maria (identificato come notaio) e Lazzaro, rispettivamente nonno, padre e nipote.

Durante il proprio servizio a Grondola, fra il 1489 e il 1490 Giovanni Maria svolge anche il servizio di castellano Filattiera in nome dei locali marchesi Malaspina, accomandati della Repubblica di Firenze, dietro un’apposita licenza concessa da Ludovico il Moro.

Forse, è lo stesso Giovanni che ha il comando delle rocche di Castell’Arquato e di Montelungo a Guardasone fra il quinto e il sesto decennio del Quattrocento.

Successore di Giovanni Seratti alla castellania di quest’ultimo fortilizio è un altro membro del casato pontremolese: Leonardo, che negli anni ’60 del Quattrocento governa prima la rocca Grande di Guardasone (a pochi metri da quella di Montelungo), poi il castello di Pellegrino Parmense, infine la fortezza di Lerici fra il 1477 e il 1478.

Lo rimpiazza al vertice del presidio lericino il conterraneo Bartolomeo Nigrisoli, fedele sostenitore degli Sforza. Fra gli anni ’60 e ’90 del XV secolo ricopre l’incarico di castellano anche a Locarno, Stella, Bolano e alla Bastia della Spezia, servendo al pari di Nicodemo Tranchedini tre generazioni di signori sforzeschi.

Pontremolese, imparentato con lo stesso Nicodemo e, con tutta probabilità, membro di casa Seratti è anche il castellano che presta servizio ad Arconate nel 1451.

Porta lo stesso cognome del consigliere ducale tale Antonello, connestabile della porta di San Gaudenzio a Novara fra gli anni ’40 e ’50 del Quattrocento.

Appartiene invece alla consorteria dei Belmesseri attivi a Pontremoli come notai «ser» Matteo, «vir nobilis», castellano di Calice nel 1471.

Anche a Godano gli incaricati del presidio sono pontremolesi. Quando nel 1485 il commissario ducale Alberto Bruscoli fa occupare il castello della val di Vara, vi pone una guarnigione al comando di Francescotto Orsi: «homo de bona fazone, nipote, et alevato cun el quondam Nicodemo Tranchedino».

Quattordici anni più tardi si ritrova un altro Orsi di Pontremoli preposto alla castellania godanese: Lorenzo, che nel 1475 è al comando della rocca di Cariseto insieme al fratello Giannotto. A Godano, invece, il suo incarico è condiviso con il conterraneo Giacomo Villani.

Proprio un membro della famiglia pontremolese Villani, Antonio, è castellano di Suvero nel 1472. Un suo congiunto è il «nobilis doctor» Giuliano, insignito del titolo di capitano di Cotignola nel periodo 1473-1474.

Giovanni Antonio da Pontremoli ricopre la carica di giudici dei malefici e del segno del cavallo a Milano nel 1451, mentre nello stesso anno il suo conterraneo Corradino è incaricato di una missione diplomatica presso Caterina Fregoso.

Un certo Antonio da Pontremoli compare nel 1452 come uomo d’arme ascritto alla squadra del condottiero ducale Antonio Landriani.

Pontremolese è anche il podestà di Bobbio designato per il 1501: di nuovo un Seratti, Giovan Pellegrino. La nomina è decisa nel 1498 ma il suo incarico non può concretizzarsi per la caduta degli Sforza nel biennio 1499-1500.

Più conosciuti sono i fratelli Pietro e Lorenzo Reghini (o Righini oppure Enreghini), anch’essi legati alle vicende che vedono il declino di Ludovico il Moro e la fine del regime sforzesco.

Già comandanti della fortezza corsa di Biguglia fra gli anni ’60 e ’70 del XV secolo, i due pontremolesi ricevono dal duca Ludovico la patente di castellani dell’«Arx Spedie» (il castello di San Giorgio) e dell’arsenale spezzino nel 1495: probabilmente, a Pietro spetta il governo della roccaforte mentre a Lorenzo tocca il servizio arsenalotto.

Destituiti dopo aver proditoriamente consegnato i fortilizi da loro custoditi al re di Francia Carlo VIII di Valois nel giugno 1495, la coppia di fratelli si aggrega al nobile milanese Gian Giacomo Trivulzio, aiutando l’armata francese nel valico dell’Appennino settentrionale.

Il rientro in patria avviene nel 1500, dopo la caduta del regime sforzesco e la proclamazione di Luigi XII, successore del re Carlo, a nuovo duca di Milano.

Il sovrano transalpino ricompensa i servigi prestati dal casato Reghini alla causa dei Valois assegnando a Lorenzo le castellanie di Pontremoli e di Grondola. Il relativo atto notarile è rogato da un altro membro della famiglia, Carlo.

© Davide Tansini: tutti i diritti riservati – Pubblicato il 26 novembre 2021 – Aggiornato al 27 dicembre 2021