Pontremoli e il dominio degli Sforza (1441-1500)


Storia del Medioevo e del Rinascimento
Dal 26 novembre 2021 al 27 marzo 2022
A cura di Davide Tansini
“Pontremoli e il dominio degli Sforza (1441-1500)”. A cura di Davide Tansini

Tra la seconda metà degli anni ’70 e l’inizio degli anni ’80 del XV secolo il Ducato di Milano subisce una brusca contrazione di influenza politica.

L’omicidio di Galeazzo Maria Sforza nel 1476 innesca o accelera una serie di eventi che la corte della duchessa vedova Bona di Savoia, reggente in nome del figlio minorenne Gian Galeazzo Maria, è a stento in grado di contenere.

Il governo milanese, pur supportato dall’esperienza del consigliere Cicco Simonetta, non riesce a impedire che Genova si distacchi dall’autorità del casato sforzesco, rendendosi nuovamente autonoma dopo una serie di rivolte verificatesi fra il 1477 e il 1478.

Sempre nel 1478 l’esercito ducale va incontro a una disfatta clamorosa nella battaglia di Giornico contro le milizie dei cantoni svizzeri.

A ridurre ulteriormente il prestigio di Milano concorre la contemporanea congiura fiorentina dei Pazzi, che lede temporaneamente la capacità politica dell’alleato Lorenzo il Magnifico.

Nel territorio lunense questi eventi spingono Ludovico Fregoso a riacquisire il dominio su Sarzana, sottraendo la città alla Signoria gigliata.

Inoltre, l’entourage della duchessa e del suo consigliere deve subire un crescente malcontento e il rinnovato dinamismo degli oppositori, anche in seno alla stessa corte ducale.

Ancora nel 1478 è sventato un complotto ordito contro Bona e Cicco, cui partecipano il condottiero Roberto da Sanseverino, il genovese Ibleto Fieschi e due fratelli del defunto duca, Ludovico il Moro e Sforza Maria Sforza.

Il fallimento dell’intrigo e l’espulsione dei congiurati non debellano però il fronte contrario al governo milanese.

Ibleto Fieschi e Roberto da Sanseverino portano la guerra nella val di Vara. Le loro truppe scacciano le milizie del casato Landi da Varese Ligure e dal castello di Monte Tanano, arrivando a minacciare Borgotaro e Pontremoli.

Sforza Maria muore nella stessa Varese Ligure l’anno successivo (forse avvelenato). Rimasto solo alla guida della campagna militare, Ludovico il Moro riprende l’iniziativa e nel 1479 conquista Tortona.

Pressata da questi avvenimenti, Bona di Savoia convoca il cognato a Milano per concordare una pacificazione.

Ludovico (che nello stesso anno ottiene l’appoggio del re di Napoli Ferdinando I di Trastámara e il titolo di duca di Bari) riesce così a reinstallarsi nella corte ducale e si impone come principale consigliere della reggente.

Nel giro di pochi mesi consegue la tutela del nipote Gian Galeazzo Maria e l’assenso della duchessa a esautorare e processare Cicco Simonetta, che finisce sul patibolo nel 1480.

Ormai padrone di Milano, il fratello di Galeazzo Maria fa confinare rispettivamente nei castelli di Abbiategrasso e di Pavia Bona e Gian Galeazzo Maria.

Al ragazzo è offerto un soggiorno di delizie continue e svaghi spensierati che lo rendono completamente avulso dalla politica, secondo i progetti dello zio.

Assestata la propria egemonia sul fronte interno, a Ludovico tocca affrontare una situazione non facile nello scacchiere italiano.

Lo stato di cui è gubernator deve subire l’iniziativa del canton Vallese, le cui truppe invadono la val d’Ossola ma sono sconfitte e respinte dall’esercito ducale nel 1484.

Nello stesso periodo assiste suo malgrado alla vittoria della Repubblica di Venezia e del pontefice Sisto IV (entrambi nemici degli Sforza) contro il dominio estense nella guerra di Ferrara, conclusasi sempre nel 1484.

Non può evitare l’inizio di un confronto sempre più serrato con il Regno di Francia retto prima dai Valois e poi dal ramo Valois-Orléans, il cui sovrano accampa diritti sullo stesso Ducato milanese.

A limitare il prestigio dello stato sforzesco concorre la capacità politica di Lorenzo il Magnifico, cui i gregari dell’alleanza fiorentino-milanese (nonché i suoi avversari) guardano ormai come ago della bilancia della politica italiana.

La cosa si riflette anche in Lunigiana, dove la Signoria può gestire a proprio vantaggio la successione al marchesato malaspiniano di Verrucola e attrarre sempre più nell’orbita di Firenze i feudatari di Massa e di Fosdinovo.

Nel 1487 un fronte di guerra si apre dopo la vendita di Sarzana alla Casa delle Compere e dei Banchi di San Giorgio.

La vertenza tra le repubbliche fiorentina e genovese sul possesso del luogo (acquistato dalla Signoria gigliata nel 1468 e perso dieci anni dopo) degenera in conflitto armato quando le truppe della Superba tentano di assaltare Sarzanello ma sono respinte.

L’esercito della Signoria, supportato dalle milizie del marchese di Fosdinovo Gabriele Malaspina, prende l’iniziativa. I loro eserciti riescono a ottenere il controllo della zona attorno alla foce del fiume Magra e pongono sotto assedio Sarzana, che è conquistata.

L’indirizzo politico scelto da Ludovico il Moro è piuttosto aggressivo: molti governanti della Penisola cominciano a ritenerlo un grave elemento di instabilità nell’equilibrio raggiunto con la pace di Lodi del 1454.

Il dinamismo del gubernator Mediolani si riversa anche contro il casato parmense dei Rossi, i cui domini sono compresi nel Ducato lombardo.

La vittoria sforzesca nella guerra intrapresa contro questa dinastia fra il 1482 e il 1483 disgrega lo stato rossiano.

Le ambizioni di Ludovico il Moro sono molto ampie. Nel 1488 le sue truppe restaurano la signoria sforzesca sulla Repubblica di Genova, minacciata dalla sconfitta subita nel conflitto sarzanese e dal riacutizzarsi delle lotte intestine.

Inoltre, il gubernator attesta zone d’influenza milanese in Romagna. Fra il 1488 e il 1499 su Imola e Forlì signoreggia una nipote di Ludovico, Caterina Sforza, figlia illegittima di suo fratello Galeazzo Maria e moglie di Girolamo Riario.

Proprio la sua politica matrimoniale consolida ulteriormente il prestigio del Ducato sforzesco (anche fuori dalla Penisola) e contrasta in particolare l’influenza della Repubblica veneziana.

Nel 1491 Ludovico il Moro convola a nozze con Beatrice d’Este, figlia del duca di Ferrara, Modena e Reggio Ercole I.

Lo stesso anno fa sposare Gian Galeazzo Maria con Isabella d’Aragona, nipote del re di Napoli Ferdinando I d’Aragona e cugina di Beatrice.

Nel 1494 sua nipote Bianca Maria Sforza, figlia di suo fratello Galeazzo Maria, si unisce in matrimonio con il re di Germania Massimiliano d’Asburgo.

Dopo aver avuto un figlio dalla moglie Beatrice, Gian Galeazzo Maria muore nello stesso anno. Su Ludovico il Moro si addensano i sospetti di aver provocato la morte del nipote, che segue la scomparsa di Lorenzo de’ Medici, avvenuta nel 1492, e un rinnovato slancio della politica milanese.

Il figlio di Francesco Sforza si fa forza della situazione per estromettere il nipote dalla linea successoria e farsi proclamare duca di Milano, coronando così la propria ambizione.

© Davide Tansini: tutti i diritti riservati – Pubblicato il 26 novembre 2021 – Aggiornato al 27 dicembre 2021