Pontremoli e il dominio degli Sforza (1441-1500)


Storia del Medioevo e del Rinascimento
Dal 26 novembre 2021 al 27 marzo 2022
A cura di Davide Tansini
“Pontremoli e il dominio degli Sforza (1441-1500)”. A cura di Davide Tansini

La politica adottata da Ludovico il Moro fra gli anni ’80 e ’90 del XV secolo è improntata a un marcato opportunismo e a un’intensa ricerca di prestigio.

La sua stessa proclamazione a duca di Milano, avvenuta nel 1494 estromettendo il pronipote Francesco Maria (e, forse, concorrendo all’omicidio del nipote Gian Galeazzo Maria), è frutto di trattative ad ampio raggio e di occasioni raccolte al momento.

Un appoggio lo fornisce il pontefice Alessandro VI (al secolo Rodrigo Borgia). Nel 1492 il cardinale Ascanio Maria Sforza, fratello di Ludovico, sostiene il prelato spagnolo nel conseguire la cattedra di san Pietro.

Divenuto pontefice, papa Borgia compensa l’aiuto fornito dal casato sforzesco nominando Ascanio Maria vicecancelliere e fornendo un tacito assenso alle mire di suo fratello sul trono milanese.

Nella transizione da egemone de facto a sovrano de iure dello stato lombardo Ludovico il Moro sfrutta anche la quasi contemporanea scomparsa di Lorenzo il Magnifico e la successione di suo figlio Piero (noto anche come Piero il Fatuo), politicamente meno abile del padre nel guidare la criptosignoria medicea su Firenze.

Nel 1494 il re di Francia Carlo VIII di Valois si appoggia al nuovo duca di Milano per tentare la conquista del Regno di Napoli, che le dinastie francesi e spagnole si contendono da molti decenni .

Pur legato al sovrano di Napoli (sua moglie Isabella è nipote del re Ferdinando I d’Aragona), Ludovico promuove la spedizione, convinto di potersene servire per aumentare la propria influenza politica sulla Penisola.

Soprattutto, intende ridimensionare la potenza dello stato napoletano e della Repubblica di Firenze, consacrandosi come ago della bilancia dello scacchiere italiano.

Nel settembre 1494 Carlo scende in Italia conducendo un’armata di circa trentamila uomini, inclusi circa cinquemila mercenari svizzeri. Il duca di Milano lascia libero passo all’esercito transalpino attraverso i territori sforzeschi.

Dopo aver viaggiato nella Valtaro e fatto tappa a Berceto, in ottobre l’esercito regio giunge a Pontremoli: il sovrano vi pernotta il 29 ottobre mentre giorno successivo fa sosta ad Aulla e quindi prosegue per Sarzana.

Nel capoluogo dell’alta val di Magra si verificano alcuni scontri tra la popolazione locale e i soldati elvetici, che lasciano sul terreno morti e feriti.

L’arrivo dell’armata ha un impatto devastante per la Repubblica Fiorentina. I luoghi che lo stato gigliato controlla in Lunigiana sono lasciati alle razzie e agli attacchi degli invasori.

Privo del tradizionale supporto militare fornito dagli Sforza e abbandonato dai suoi sostenitori (come il marchese di Fosdinovo Gabriele Malaspina), il regime mediceo è impreparato a fronteggiare la situazione e collassa.

Tutti i capisaldi lunensi ottenuti a partire dall’inizio del XV secolo vanno persi.

Bagnone e Fivizzano sono messe a sacco per aver opposto resistenza; Albiano e Caprigliola si arrendono senza combattere; Falcinello si consegna spontaneamente al marchese di Fosdinovo ma è comunque occupata dai soldati transalpini; la rocca di Castelnuovo Magra è posta sotto assedio.

La popolazione di Pisa si ribella, caccia le autorità fiorentine e cerca l’aiuto di re Carlo contro i Medici.

Per evitare una sorte peggiore al resto dello stato Piero de’ Medici incontra il sovrano francese a Sarzana e gli cede il controllo della città insieme a Sarzanello e Pietrasanta.

Quest’atteggiamento giudicato troppo arrendevole provoca una sollevazione nel capoluogo toscano, che insorge contro il governo e bandisce Piero, anche grazie al sostegno del frate Girolamo Savonarola, da tempo oppositore della criptosignoria medicea.

L’evolversi degli eventi sconvolge i piani di Ludovico il Moro, che conta sulla resistenza delle piazzeforti toscane per impedire l’arrivo dell’armata transalpina nel Mezzogiorno.

La spedizione di Carlo VIII raggiunge e conquista Napoli nel 1495 ma lo stesso anno è costretta a tornare oltralpe.

Cercando di destreggiarsi nella complessa situazione venutasi a creare, Ludovico il Moro aderisce alla lega che la Repubblica di Venezia forma insieme al Regno napoletano, agli stati pontifici e alle forze genovesi contro il sovrano francese.

Il ritorno dell’armata dal sud Italia passa nuovamente per la Lunigiana ma, stavolta, le loro azioni aggressive delle truppe si indirizzano anche sulla Riviera di Levante e hanno una conseguenza drammatica per Pontremoli.

Alla fine di giugno i presidi sforzeschi evacuano i castelli pontremolesi e la popolazione fugge o cerca rifugio nella fortezza del Piagnaro ormai sgomberata.

Raggiunto dai mercenari svizzeri, forse in cerca anche di vendetta per la rissa dell’anno precedente, l’abitato è saccheggiato e dato alle fiamme. Dal fuoco si salvano soltanto tre edifici.

L’armata francese raggiunge poi Fornovo di Taro. La battaglia combattuta il 7 luglio presso quella località evita il dilagare dell’esercito di Carlo VIII nella Valpadana e accelera il suo ritorno in Francia.

L’impatto di queste vicende sulla politica italiana è enorme ed è destinato a sconvolgere il destino di Ludovico il Moro e del suo stato.

Il duca vede scomparire l’alleanza ormai sessantennale con la Repubblica Fiorentina e perde l’appoggio del Regno di Napoli.

Pur avendo contrastato l’esercito francese nel 1495, Ludovico non è riuscito a risparmiare il Levante ligure dalle violenze: Rapallo, per esempio, è saccheggiata. A causa di questi fatti cresce il malcontento della Superba nei confronti del sovrano sforzesco.

Nel biennio che vede consumarsi la prima guerra d’Italia il pontefice Alessandro VI allaccia importanti rapporti con la corona di Francia, anche in vista di procurare a suo figlio Cesare un dominio personale nell’Italia centrale: tra l’altro, a spese della signoria di Imola e Forlì, retta da Caterina Sforza, nipote di Ludovico il Moro.

La congiuntura cruciale per le sorti del casato milanese si presenta dopo la morte di Carlo VIII, avvenuta nel 1498, e la successione al trono di Francia da parte del duca d’Orléans, che assume il nome di Luigi XII.

Il nuovo sovrano rivendica diritti sul Ducato di Milano per via di antiche parentele della propria dinastia con i Visconti e dichiara gli Sforza usurpatori.

Firmato un accordo a Blois con la Repubblica di Venezia per l’invasione congiunta e la spartizione del dominio lombardo, nell’agosto 1499 il re francese conduce una spedizione militare contro il casato sforzesco.

Privo di alleati e travolto dagli invasori, nel settembre successivo Ludovico il Moro è costretto a lasciare la Lombardia e a rifugiarsi a Innsbruck, mentre il sovrano transalpino è proclamato duca e la Serenissima occupa il Cremonese e la Geradadda.

Le truppe alleate di Luigi XII e di Cesare Borgia occupano pure Imola e Forlì, nonostante la valorosa resistenza offerta da Caterina Sforza.

Anche Pontremoli è raggiunta dai nuovi dominatori, che insediano proprie guarnigioni nei castelli abbandonati dai presidi sforzeschi.

Contando sul supporto dei suoi più ferventi partigiani e sull’appoggio del re di Germania Massimiliano d’Asburgo (marito della nipote Bianca Maria Sforza), il duca spodestato tenta il ritorno in patria nell’inverno 1500 grazie a truppe mercenarie fornite dai cantoni svizzeri.

Ludovico coglie inizialmente una serie di vittorie e può sottrarre agli avversari la stessa Milano, di cui è riacclamato duca.

Il 20 febbraio in una sua missiva alla comunità di Pontremoli comunica di aver assegnato nuovamente la castellania di Grondola a Lazzaro Seratti, già comandante di quel presidio prima dell’invasione francese.

All’inizio della primavera, però, la fortuna volge le spalle a Ludovico. Costretto a abbandonare il capoluogo lombardo, si rifugia a Novara, dove è bloccato dall’armata transalpina.

L’ex duca tenta di fuggire durante l’evacuazione della città concessa dal re di Francia alle truppe elvetiche il 10 aprile 1500, travestito da mercenario.

Tradito da un soldato del canton Uri e consegnato alle milizie avversarie, Ludovico è tradotto in Francia e detenuto nel castello di Loches.

La fine del dominio degli Sforza sulla Pontremoli quattrocentesca è sancita il 26 maggio 1500 con l’assegnazione delle locali castellanie a Lorenzo Reghini (o Righini oppure Enreghini) in nome di Luigi di Valois-Orléans, ora duca di Milano.

© Davide Tansini: tutti i diritti riservati – Pubblicato il 26 novembre 2021 – Aggiornato al 27 dicembre 2021