Pontremoli e il dominio degli Sforza (1441-1500)


Storia del Medioevo e del Rinascimento
Dal 26 novembre 2021 al 27 marzo 2022
A cura di Davide Tansini
“Pontremoli e il dominio degli Sforza (1441-1500)”. A cura di Davide Tansini

La calata dell’armata del re di Francia Carlo VIII di Valois in Lunigiana, avvenuta nell’ottobre 1494, è uno fra gli episodi della storia militare in cui le asperità e le fortificazioni di una zona montana non sono efficacemente utilizzate per bloccare od ostacolare la marcia di un invasore.

La spedizione condotta dal sovrano francese verso il Regno di Napoli trova il sostegno del duca di Milano Ludovico il Moro, che consente il libero transito delle milizie transalpine attraverso i territori del suo dominio, incluso il Pontremolese.

La decisione del sovrano lombardo pone il Ducato sul fronte opposto a quello della Repubblica Fiorentina, che si ritrova privata del più importante alleato e isolata nel fronteggiare gli invasori diretti nel Mezzogiorno attraverso la Lunigiana e la Toscana occidentale.

I Medici e il governo fiorentino debbono agire senza l’ausilio delle milizie sforzesche, su cui si appoggiano dagli anni ’30 del Quattrocento.

Ciononostante, la Signoria potrebbe ancora sfruttare a proprio vantaggio la naturale difendibilità dell’alta val di Magra e i numerosi capisaldi che lo stato o i suoi accomandati controllano nella zona: per esempio Bagnone, Bibola, Caprigliola, Castel dell’Aquila, Castiglione del Terziere, Filattiera, Rocca Sigillina e Verrucola.

Tuttavia, quando il 20 ottobre 1494 le avanguardie dell’armata transalpina agli ordini del conte Gilbert de Bourbon-Montpensier valicano il passo della Cisa e raggiungono Pontremoli, trovano i presidi della Lunigiana fiorentina pressoché sguarniti.

In quel periodo lo smarrimento e la confusione attanagliano il governo di Firenze, peraltro angustiata dalla recente scomparsa di Lorenzo il Magnifico e dalle scarse attitudini politiche del suo figlio e successore Piero.

La Signoria decide solo il 21 ottobre di inviare a Pisa due commissari, Pier Filippo Pandolfini e Piero Guicciardini, in previsione del passaggio dell’armata francese.

Il provvedimento è tardivo e nel giro di qualche ora la Lunigiana è in subbuglio: le forze del marchese di Fosdinovo Gabriele Malaspina cercano di salvare il salvabile; quelle dei marchesi di Villafranca provano a impadronirsi di alcune località soggette alla Repubblica; a Genova si prepara l’invasione delle terre fiorentine.

Cassandra della situazione è il capitano di Sarzana Pietro Tornabuoni, che fin dall’agosto precedente lancia allarmi inascoltati sulla precaria situazione in Lunigiana.

In una lettera dell’11 ottobre si lamenta con Piero de’ Medici di non essere stato informato che nel Parmense sono presenti dodicimila soldati francesi pronti a marciare su Sarzana e Pisa (le sue fonti rettificano la cifra in ventimila il giorno successivo).

Il 14 ottobre il capitano avvisa la Signoria circa la non ottimale affidabilità del marchese di Fosdinovo. Ciononostante, invia moglie e figli in quella stessa località per proteggerli dall’imminente assalto e riceve dallo stesso feudatario notizie sull’avanzata degli avversari.

Pietro Tornabuoni scrive ancora un’informativa il 20 ottobre, lo stesso giorno in cui le truppe francesi raggiungono la Lunigiana.

Ormai è troppo tardi per bloccarle ma il capitano di Sarzana vuole comunicare a Firenze che sarebbero bastati sessanta-settanta provvisionati in armi a Rocca Sigillina e altri quaranta-cinquanta a Caprigliola per intralciare il passo all’esercito di Carlo VIII.

In effetti, le milizie francesi sono in gravi difficoltà durante il valico dell’Appennino. I serventi ai numerosi e pesanti pezzi d’artiglieria, trainati principalmente da cavalli (vanto dell’intera armata), riescono a stento a controllarne il trasporto sulle ripide discese che conducono dalla Cisa a Pontremoli.

Un’accurata gestione delle roccheforti lunigianesi, poste in luoghi spesso impervi, avrebbe potuto costringere sulla difensiva gli invasori: li avrebbe trattenuti più a lungo nel Parmense e nel Pontremolese (a danno dei territori ducali) e ne avrebbe rallentato sensibilmente la marcia, consentendo alla Repubblica di guadagnare tempo prezioso.

Tempo che, però, è già scaduto nel momento in cui Pietro Tornabuoni spedisce la missiva.

Il 30 ottobre il re di Francia giunge a Sarzana, dove incontra Piero de’ Medici.

La Lunigiana fiorentina è collassata e, per evitare danni peggiori alla Signoria, il figlio di Lorenzo il Magnifico deve cedere al sovrano francese anche il controllo di Pietrasanta, di Sarzanello e della stessa Sarzana.

© Davide Tansini: tutti i diritti riservati – Pubblicato il 26 novembre 2021 – Aggiornato al 27 dicembre 2021