Pontremoli e il dominio degli Sforza (1441-1500)


Storia del Medioevo e del Rinascimento
Dal 26 novembre 2021 al 27 marzo 2022
A cura di Davide Tansini
“Pontremoli e il dominio degli Sforza (1441-1500)”. A cura di Davide Tansini

Gli elenchi di battaglie, campagne militari, invasioni, conquiste e riconquiste sono scanditi da date che, nella nitidezza delle loro cifre, paiono sempre definiti, offrendo la tentazione di distinguere con dualistica precisione il tempo della guerra da quello della pace.

Più ci si addentra nei meandri delle carte e delle testimonianze documentali, più si comprende che la realtà storica è ben diversa.

Soprattutto, in un’area frammentata e travagliata come la Lunigiana del XV secolo, dove si fronteggiano e si scontrano quotidianamente gli interessi di signori de iure e signorotti de facto, consorterie feudali, repubbliche e ducati.

Il 1485, per esempio, è considerato un anno piuttosto tranquillo per le terre lunensi e i loro dintorni.

Certamente, nella zona tra Emilia occidentale, alta Toscana e Liguria gli eventi bellici sono meno intensi rispetto a quelli del triennio precedente.

Il periodo compreso fra il 1482 e il 1484 assiste a diversi conflitti: le repubbliche di Firenze e di Genova si scontrano per il controllo di Sarzana; il Ducato di Milano abbatte le signorie feudali dei Rossi nel Parmense; quest’ultima vicenda è sua volta una delle cause che portano alla guerra del sale, intrapresa dalla Serenissima e dagli stati pontifici contro il Ducato di Ferrara, Modena e Reggio e, di nuovo, la Repubblica Fiorentina.

Nel 1485 sono ormai avanzate le trattative tra gli stati di Firenze e di Genova per stipulare un accordi di pace, destinato a ratificare il possesso di Sarzana alla Signoria gigliata dopo la sconfitta della Superba.

La situazione lunigianese, però, è tutt’altro che quietata e alla fine di luglio i due schieramenti si combattono ancora attorno alle mura sarzanesi.

I comandanti fiorentini hanno l’ordine di attaccare battaglia solo se sicuri di poter ricavare importanti vantaggi ma debbono comunque stare all’erta.

Nel mese di agosto è infatti sventato un complotto ordito da parte genovese per impadronirsi di Bagnone, località presidiata dal marchese di Fosdinovo Gabriele Malaspina.

Quest’ultimo è sì un accomandato e il più importante supporto militare della Repubblica toscana nella Lunigiana, ma ha motivi di attrito con il medesimo stato fiorentino.

Infatti, sempre in agosto le milizie di due connestabili fiorentini impediscono ai soldati marchionali di acciuffare i responsabili di un fallito sequestro ai danni di un ricco abitante di Fosdinovo.

Il capitano di Sarzanello è incaricato di risolvere l’incidente ma poco dopo Gabriele protesta nuovamente con lui perché l’ufficiale ha catturato e sottoposto a tortura un suo uomo, inviato nelle vicinanze di Sarzana per spiare gli avversari.

Anche i comandi della Signoria gigliata, d’altro canto, intraprendono attività d’intelligence.

Intavolano una trattativa con alcuni cospiratori di Villa (nel passato feudo dei Fregoso signori di Sarzana e ora sotto controllo genovese) che intendono consegnare la località allo stato fiorentino. Il negoziato, però, non porta ad alcun risultato.

La complessità della situazione è testimoniata anche dalle preoccupazioni che serpeggiano fra molte persone.

Gli abitanti di Castelnuovo Magra (già dominio fregosiano come Villa e posto a meno di cinque chilometri sia da Sarzana sia da Fosdinovo) temono che il negoziato di pace assegni la loro terra alla Repubblica di Genova: rischierebbero di trovarsi su una linea di confine, pericolosamente esposti a eventuali attacchi e rappresaglie.

Hanno paura anche i soldati del presidio di Sarzanello: di una possibile pestilenza, tanto che all’inizio dell’autunno disertano in gran numero abbandonando la roccaforte.

Proprio la presenza di nutriti contingenti militari è un elemento di insicurezza per tutta la zona.

In gennaio si verificano alcune razzie ai danni dei sudditi sforzeschi. Alberto Bruscoli, commissario di Pontremoli, protesta con Gabriele Malaspina: nell’azione, compiuta dai provvisionati fiorentini, è coinvolta anche la compagnia comandata dal figlio del feudatario, Galeotto.

Il mese seguente tocca però a Gabriele subire un’incursione nelle proprie terre. Del fatto il marchese di Fosdinovo incolpa quello di Lusuolo, accomandato del duca milanese. Stavolta, l’ufficiale sforzesco interviene come mediatore per sedare la lite tra i due Malaspina.

La pace, quella diplomatica tra le repubbliche di Firenze e di Genova, è siglata a Roma il 16 gennaio 1486, concludendo quest’«anno piuttosto tranquillo».

© Davide Tansini: tutti i diritti riservati – Pubblicato il 26 novembre 2021 – Aggiornato al 27 dicembre 2021