Erminio Tansini, Senza titolo, 2010, olio su tela, 80x100 cm (particolare rielaborato)

Forme sfuggenti

La serie

La serie itinerante «Forme sfuggenti» è un progetto artistico dedicato alle sculture di Erminio Tansini.

La rassegna allestisce sets fotografici che scenarizzano le statue tansiniane in luoghi abitualmente non impiegati per eventi espositivi e culturali.

Grazie alle loro caratteristiche architettoniche e paesistiche, queste locations riescono a esaltare e trasfigurare le sculture stesse.

La macchina fotografica ha il compito di realizzare il prodotto materiale del procedimento: le immagini in cui è fissata l’interazione visiva tra opere d’arte, architetture e paesaggi, che resta perciò fruibile anche dopo il disallestimento dei sets.

La rassegna è diretta da Davide, figlio dell’artista stesso.

L’autore

Nel campo della scultura, il genere cui Erminio Tansini si dedica dalla metà degli Anni Novanta del XX secolo √® l’informalismo.

L’artista crea le proprie statue utilizzando il bronzo o il legno (quest’ultimo, talvolta, con inserti in pietra).

A differenza delle opere pittoriche e delle sculture in bronzo che realizza, per molti anni Erminio Tansini ha considerato la produzione di statue lignee come un fatto intimo e ha evitato di esporle in mostre e altri eventi culturali.

In seguito, proprio con una composizione di quattro opere lignee, l’autore è stato invitato e ha partecipato alla 57a Biennale di Venezia.

Le sculture

Erminio Tansini si dedica alla scultura in legno dall’inizio degli Anni Novanta del XX secolo.

La maggior parte dei materiali lignei che l’artista utilizza proviene dall’Appennino settentrionale (soprattutto Riviera Spezzina, Val Trebbia, Val Taro; in misura minore Val Nure, Lunigiana e Val Tidone).

Il legno non proviene da segherie o depositi, bensì è quello ricuperato sulle spiagge marine e sui greti dei torrenti. Proprio con l’individuazione e il ricupero di questi pezzi inizia la creazione delle sculture.

I materiali appena raccolti si presentano solitamente scavati, corrosi, levigati o sbiancati dagli agenti naturali.

Anche per rispettare ed esaltare quest’inimitabile naturalità del legno Erminio Tansini crea le proprie sculture limitando al minimo la lavorazione meccanica dei pezzi.

Ogni scultura è realizzata generalmente accostando due o più elementi lignei.

Le statue tansiniane presentano linee sinuose, frastagliate o aggrovigliate; corpi lievi o al contrario massicci e imponenti; comunque, sempre impostati su tensioni e dinamismi ben percepibili.

Lo sviluppo apparentemente grezzo e casuale di sagome e masse così ottenute offre numerosi spunti legati alla pareidolia (la capacità di riconoscere forme note in profili apparentemente casuali).

La riconoscibilità di queste sagome è cangiante e si relaziona con il punto di vista e la sensibilità del singolo osservatore.

Le ambientazioni

Durante gli eventi di «Forme sfuggenti» le sculture tansiniane sono scenarizzate in luoghi quali castelli, scogliere, siti archeologici, corsi e specchi d’acqua, radure boschive e paesaggi rupestri.

La ricerca e la scelta delle locations è effettuata sulla base di numerosi elementi: luce, vegetazione, acqua, terreno, altitudine, panorama.

Ogni evento della serie è concepito in base agli elementi architettonici e paesistici del luogo ove è allestito.

Lo scenario entra a far parte delle immagini scattate non come semplice fondale, ma come insostituibile elemento caratterizzante: interagisce visivamente con i soggetti scultorei fino alla reciproca trasfigurazione, creando scene surreali, oniriche e fantastiche.

L’allestimento materiale dei sets è ridotto al minimo indispensabile: per facilitarne l’adattabilità alle situazioni e ridurne l’impatto sull’ambiente circostante.

Recupero e rigenerazione

Il tema del recupero e della rigenerazione è uno degli aspetti peculiari che caratterizzano sia le sculture di Erminio Tansini sia la serie itinerante «Forme sfuggenti».

A cominciare dal legno utilizzato per creare le statue. L’autore non ricava la materia prima dall’abbattimento di alberi vivi o di fusti in piedi: invece, la seleziona fra radici, tronchi, rami e ceppi.

Pezzi apparentemente inutili e irrecuperabili: fluitati naturalmente dai corsi d’acqua, spiaggiati dalle correnti marine o franati dai costoni montani, spesso accatastati in luoghi difficilmente accessibili.

È un recupero dei materiali, ma anche degli ambienti. Spiagge, greti dei torrenti e pendii montani sono riacquisiti allo spazio artistico perché divengono i primi luoghi della creazione: proprio qui, grazie a un meticoloso lavoro di ricerca, l’artista individua gli elementi che ritiene più significativi.

In seguito, Erminio Tansini rigenera i pezzi lignei nei propri laboratori: li lavora per rallentarne il deperimento e li assembla, donando loro una sorta di nuova esistenza artistica.

Nuova esistenza che comprende anche la rigenerazione della loro percezione visiva: unendo i vari elementi, l’autore studia accuratamente il susseguirsi di linee, masse, contorni e chiariscuri per creare scene inafferrabili nella loro mutevolezza.

Proprio come i luoghi da cui provengono i legni, anche le locations della serie «Forme sfuggenti» sono spesso collocate fuori da contesti urbani o, comunque, sono difficilmente accessibili: di conseguenza, poco adatte o utilizzate per manifestazioni tradizionali. I sets fotografici della rassegna le riacquisiscono allo spazio artistico.

La rigenerazione interessa anche la percezione dello spazio. Le fotografie scattate durante ciascun allestimento propongono un punto di vista differente sugli elementi architettonici e paesistici che compongono l’ambiente circostante: nelle immagini ogni cosa è reinterpretata dimensionalmente e prospetticamente fino alla trasfigurazione.

I luoghi

All’Agosto 2019 la rassegna «Forme sfuggenti» ha compiuto 39 tappe in altrettante localit√† dell’Italia, della Svizzera, della Francia e del Principato di Monaco.

Fra i luoghi dove sono stati allestiti i sets fotografici figurano il Parco Ciani di Lugano, il Ponte Gobbo di Bobbio (Piacenza), il Castello Sforzesco di Milano, quello di Brescia, Punta Mesco a Monterosso al Mare (La Spezia), la Spiaggia di Carnolès a Roquebrune-Cap-Martin (Alpi Marittime), quella di Riomaggiore (La Spezia), il Castello Doria di Porto Venere (La Spezia), il Ponte Coperto di Pavia, il Monte Brugiana a Massa, il Castello di San Giorgio alla Spezia, il Palais Princier di Monaco, il Castello di Torrechiara (Langhirano, Parma), la Spiaggia della Grotta del Diavolo a Vernazza (La Spezia), il Castello Brown di Portofino (Genova).

Le esposizioni

Le fotografie scattate sui sets di «Forme sfuggenti» sono state esposte in alcune mostre svoltesi a partire dal Luglio 2018 per le serie «Chimere» e «Forme, materia, colore», entrambe dedicate all’opera artistica di Erminio Tansini.

Nata specificamente per presentare al pubblico le immagini di «Forme sfuggenti», la rassegna «Chimere» si è finora svolta in quattro appuntamenti: Percorsi d’impressioni (Vernazza, Castello Doria, luglio-agosto 2018), Percezioni inattese (Porto Venere, Castello Doria, settembre 2018), Concrete illusioni (Piacenza, Palazzo San Pietro, maggio-giugno 2019) e Mutevoli apparenze (Monterosso al Mare, Palazzo del Comune, luglio 2019).

«Forme, materia, colore» intende proporre l’intera varietà della produzione artistica tansiniana. In questa serie le fotografie di «Forme sfuggenti» hanno trovato spazio nella mostra Miraggi (Levanto, Palazzo del Comune, agosto 2018).

Info

Telefono:
349 2203693

© «In arce»: tutti i diritti riservati – Pubblicato il 28 luglio 2019 – Aggiornato all’8 settembre 2019

Erminio Tansini, Senza titolo, 2010, olio su tela, 80x100 cm (particolare rielaborato)